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Quelle bolle finanziarie speculative

Le modalità del mercato cambiano - La rotazione delle narrative che creano i grandi trend al rialzo
Francesco Paglianisi
17.06.2026 06:00

Stiamo osservando un fenomeno nuovo nello scenario finanziario: la «rotazione delle narrative». Intere asset class sviluppano trend che si spingono a ritmi serrati verso nuovi massimi per poi spegnersi e lasciare il testimone a nuovi temi. Prima la narrativa sull’insostenibilità dei bond che ha creato il fenomeno del debasement (dal 2025 si ha una strisciante perdita di fiducia nella valuta del dollaro) e che è servita per giustificare il grande balzo dell’oro del 2025, da 2600 a 5600 dollari l’oncia, oltre il 100%, ma che si è spenta nel gennaio 2026 lasciando sul campo a oggi un -28%. Il Bitcoin, sugli scudi fino all’ottobre 2025, massimi a 126mila, poi -50%. E ancora, la narrativa sulla debolezza dell’economia americana d’inizio anno che ha giustificato il riposizionamento sull’Europa e la sua over performance fino a fine febbraio, poi anche questa ridimensionata dallo shock energetico. Ma che cos’è la narrativa e come si sviluppa?

Il premio Nobel per l’economia, Robert Shiller, ha dimostrato che si diffondono nei mercati come i virus biologici: per contagio. La narrativa di mercato è una storia collettiva, una spiegazione semplice ma potente che i grandi investitori raccontano per giustificare i loro investimenti. E ha un senso: i mercati spesso non si muovono sui fatti, ma in base a come i fatti vengono interpretati. La narrativa prende spesso dati ed eventi non collegati fra loro, come l’elezione di Trump e la rivoluzionaria politica fiscale tedesca d’inizio 2025, e li unisce in un racconto logico. L’innesco è un evento che costituisce una discontinuità nello scenario e che disorienta il mercato. Poi la spiegazione del fenomeno attraverso report solitamente di grandi case d’investimento e infine la diffusione mediatica. La narrativa spesso è accompagnata da grandi flussi d’acquisto, diventa sentiment e consenso di mercato. Così il contagio si propaga fino all’ultimo retail. Il risultato è un’onda al rialzo dei prezzi concentrata su un particolare asset che si estende nel tempo fino alla saturazione. Poi il silenzio, la narrativa si spegne, i prezzi scendono.

Il nuovo modus operandi porta ad alcune considerazioni. La prima. Il mercato è liquido, la M2 aggregata (la massa monetaria che rappresenta la liquidità) rimane su livelli elevati e la tendenza del margin debt (debito contratto dagli investitori per comprare strumenti finanziari) mantiene un trend al rialzo, ma non c’è denaro per tutte le asset class; l’obiettivo della narrativa è quindi produrre un rialzo selettivo e concentrato nel tempo. In questo modo l’approccio value, quello di Buffett, potrebbe sembrare superato perché non produce le stesse performance dei portafogli trend follower, quelli che seguono le narrative, ma mentre l’approccio value produce risultati inferiori ma a basso rischio, la strategia che segue la moda del momento espone i portafogli a elevati rischi. Costringe a non diversificare, a distaccarsi dai fondamentali e spesso crea bolle speculative. La differenza rispetto al 2000 è che i crash ora sono diventati selettivi. Ad esempio l’oro. Un aumento dell’inflazione, in un contesto di tensioni geopolitiche, dovrebbe creare le condizioni ideali per acquistare oro in un’ottica di diversificazione e di copertura dei rischi. Invece le posizioni da inizio anno sono in perdita. Quindi che fare. Se si ha un approccio value, occorre andare fino in fondo; se i fondamentali e le prospettive sono buoni, l’indice, il titolo o l’oro si apprezzeranno, magari non a breve ma su un periodo più esteso. Buffet docet. Se invece si vuole seguire la narrativa del momento, si veda il tema dei semiconduttori, occorre tenere conto che esiste il rischio che questa si spenga e che la migliore difesa sia un graduale take profit. Spesso ci sono titoli che si apprezzano in una seduta di oltre il 20%. Può bastare, no? Il mercato non scappa, finita una narrativa ne seguirà una nuova.