Servono portafogli più resilienti

Alcuni eventi stanno modificando la narrativa di mercato. Finora, «l’intelligenza collettiva del mercato» ha interpretato lo shock energetico come un fenomeno di breve periodo, mentre ha considerato il recupero di produttività legato all’adozione dell’AI come il trend dei prossimi dieci anni. Ha acceso i riflettori sulla traiettoria dei debiti pubblici, a partire da quello statunitense, e ha messo in risalto le criticità del deficit di bilancio francese. Ha dimenticato l’oro e ha puntato sulle materie prime legate alla tecnologia e alla difesa, come il rame. Si è preoccupata della variabile politica europea, mentre ha metabolizzato quella americana come un «non evento». Nel medio periodo, queste tendenze dovrebbero trovare conferma. Tuttavia, di fronte ad alcune novità, gli operatori stanno correggendo alcuni eccessi. Sta rientrando la forte spinta al rialzo dell’indice americano dei semiconduttori, il SOX Index. L’indice, che comprende le aziende tecnologiche beneficiarie dei massicci investimenti delle società Big Tech, ha perso il 20% rispetto al massimo di giugno, quando aveva raggiunto quota 14.600. Gli investitori rimangono positivi sulle prospettive del settore tecnologico, ma, dopo i dati diffusi da Samsung a inizio ottobre, hanno iniziato a prendere profitto. Che cosa è accaduto? Samsung, una delle principali società tecnologiche del mercato azionario coreano, è considerata il «canarino nella miniera»: in quanto leader nella produzione di hardware e semiconduttori, è strettamente collegata alla catena del valore delle Big Tech americane. I risultati di bilancio sono stati i migliori nella storia della società coreana: 145 miliardi di dollari di fatturato e 80 miliardi di utile operativo. Eppure, il mercato ha venduto il titolo.
In gergo finanziario, si parla di «price action negativa»: di fronte a dati estremamente positivi, un asset finanziario, anziché essere acquistato, viene venduto. È un classico segnale di stanchezza, del tutto normale dopo mesi di performance positive. Tuttavia, se questo schema si ripeterà nelle prossime sedute, in occasione della pubblicazione dei risultati trimestrali delle Big Tech americane, potrebbe innescarsi una rotazione parziale verso il mercato obbligazionario. Qui si è registrato un nuovo segnale in occasione dell’asta del mercato primario dei Treasury americani del 7 ottobre. Per tutto il mese di settembre, i bond sono rimasti sotto pressione, anche a causa di vendite per miliardi di dollari da parte di investitori istituzionali giapponesi. Poi è arrivato un dato inatteso. Nell’asta dei Treasury americani a dieci anni del 7 ottobre, il bid-to-cover ratio (rapporto di copertura dell’asta) è stato pari a 2,77. In pratica, a fronte di un’offerta di 39 miliardi di dollari, la domanda è stata 2,77 volte superiore e, dato non scontato, l’80% dei titoli è stato sottoscritto da controparti istituzionali, fra cui alcune banche centrali. Da quel momento, la narrativa sul mercato obbligazionario è cambiata e sono iniziati gli acquisti, seppure graduali, anche a causa degli ultimi dati sull’inflazione.
Non si tratta di un’inversione di tendenza: l’azionario rimane l’asset che ha dato finora le maggiori soddisfazioni, mentre l’obbligazionario è stato fra gli asset peggiori del 2026. Tuttavia, i rendimenti dei bond americani ed europei, che si attestano fra il 4% e il 6%, iniziano a far gola e potrebbero spingere gli investitori ad alleggerire le posizioni azionarie. Le novità non sono finite qui. Il mercato sta mettendo nel mirino l’azionario brasiliano e, più in generale, quello dell’America Latina. Il Brasile attira l’attenzione perché si ritiene che possa aprirsi un ciclo di riforme liberali; l’America Latina, invece, interessa anche perché alcuni Paesi, come il Cile, sono esportatori netti di materie prime. Lo shock energetico avvicina quello del 2026 a quello del 2022, ma, seguendo i principali driver di mercato e diversificando gli investimenti con una componente obbligazionaria, anche a tasso variabile, i portafogli potrebbero diventare più resilienti.


