Uccidete, ma non toccate Gesù Cristo

Io che di religione non ne ho mai capito niente, penso che chi critica Israele non ce l’abbia con gli ebrei, ma con le politiche del suo governo. Io che di religione non ne ho mai capito niente, penso che i valori occidentali che i nostri leader dicono di voler difendere a tutti i costi, siano minacciati proprio da certi leader occidentali.
Le condanne più veementi a cui abbiamo assistito in questi infiniti mesi di conflitti sono arrivate perché qualcuno ha osato infangare Gesù Cristo. Donald Trump, nella famosa immagine creata con l’IA, ha dovuto fare un passo indietro. Roba mai vista. Il presidente USA in versione guaritore miracoloso ha fatto infervorare gran parte del suo elettorato conservatore. Senza contare l'indignazione per i suoi attacchi frontali al Papa. L'aver scatenato una guerra che sta mettendo l’economia mondiale in ginocchio pare non avere un effetto tanto dirompente sulla gente. Oggi i leader occidentali si indignano per il soldato israeliano che ha sfasciato a martellate un crocifisso nel villaggio cristiano di Debl, nel Sud del Libano. Insomma, fate la guerra, ma non toccate Gesù Cristo.
Si può parlare di atti blasfemi o meno, ma è innegabile che si tratti di affronti inaccettabili. Come quei corani bruciati negli scorsi mesi nei Paesi nordici, o i numerosi oltraggi antisemiti spuntati come funghi in seguito ai bombardamenti ordinati da Benjamin Netanyahu.
Questi gesti sono stupri al credo delle persone. Mancanze di rispetto che non si possono tollerare. Però ci piacerebbe assistere a prese di posizione altrettanto dure per la gente massacrata a Gaza, in Libano, in Israele, in Iran, in Ucraina o ovunque il sangue abbia preso il posto della diplomazia. Sembra che la guerra non faccia più effetto e che i civili morti impegnino la nostra coscienza per 5 minuti, il tempo di leggere la notizia dell’ennesima strage da qualche parte nel globo, così lontana da noi. Siamo diventati impermeabili all'orrore, mentre il diritto internazionale viene calpestato ogni giorno.
Gli stessi politici che si indignano per la statua di Cristo distrutta, non dicono mezza parola sulla crisi umanitaria in Libano. O usano toni decisamente più morbidi per il dramma dei palestinesi. Non è questione di colore politico o scegliere da che parte stare, ma di umanità. Per questo gli appelli alla pace di papa Leone XIV, che arriva a sfidare Trump, appaiono così giusti. Così potenti. Oggi il ministro italiano Antonio Tajani, tra gli altri, ci ha fatto sapere che Tel Aviv «ha condannato con grande fermezza» quanto fatto dal soldato col martello nel Sud del Libano. Citiamo da X: «Un episodio inaccettabile che auspichiamo non si ripeta mai più. Profanare i simboli del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’Islam non è una manifestazione di forza ma solo di debolezza, contraria a tutti i principi in favore della libertà e del dialogo interreligioso».
Profanare continuamente la vita umana, invece, cos’è? E cancellare per sempre il futuro dei bambini? Io che di religione non ne ho mai capito niente, credo che nessun dio, qualunque nome gli si voglia dare, possa tollerare la guerra che distrugge il pianeta sul quale siamo stati messi.


