Ventisei Cantoni

Ultima generazione

Come deve comportarsi la giustizia verso gli attivisti di Extinction Rebellion e Ultima generazione che paralizzano in modo pianificato arterie delle grandi città e lanciano salsa di pomodoro contro opere di inestimabile valore artistico?
Moreno Bernasconi
Moreno Bernasconi
15.11.2022 06:00

Come deve comportarsi la giustizia verso gli attivisti di Extinction Rebellion e Ultima generazione che paralizzano in modo pianificato arterie delle grandi città e lanciano salsa di pomodoro contro opere di inestimabile valore artistico? Il dilemma occupa in modo sempre più assillante i tribunali, compresi quelli svizzeri. Il caso del giudice zurighese che ha scagionato manifestanti che hanno paralizzato la città sulla Limmat sta sollevando un putiferio e merita di essere esaminato attentamente. Da alcuni mesi, per richiamare l’attenzione perduta, gli apocalittici dell’Ultima generazione hanno infatti alzato il tiro con azioni concertate eclatanti e fuorilegge che provocano grandi disagi e purtroppo anche incidenti di estrema gravità (in Germania una donna è morta per mancanza di soccorsi poiché le unità di salvataggio non hanno potuto rompere i blocchi stradali degli attivisti). Si capisce la loro frustrazione: la pandemia li ha bloccati con i lockdown e ha spostato l’attenzione pubblica sui manifestanti No Vax; la guerra in Ucraina (e lo spauracchio di restare senza luce e gas) ha tolto ai cambiamenti climatici lo statuto di male assoluto. Le centrali a carbone (con i loro fumi altamente inquinanti) funzionano infatti a pieno regime per ovviare allo spettro di un blackout e l’energia fossile e quella nucleare appaiono in questo momento come mali minori. E quindi, avanti col puré e la salsa di pomodoro scagliati contro gli innocenti oli del povero Van Gogh, che - dopo una vita di dolori e travagli - mai avrebbe immaginato di dover essere oltraggiato anche dopo morto. Ma se siamo l’ultima generazione - gridano i facinorosi militanti di Extinction Rebellion - non c’è Van Gogh che tenga. Se il fine è nobile (la salvezza del pianeta), ogni mezzo è lecito per raggiungerlo. Ma cosa dicono i giudici di fronte a questo assunto antico dagli effetti perversi se applicato da rivoluzionari fanatici? In uno Stato di diritto, se l’intento appare nobile a una maggioranza, la legge può essere aggirata o travisata? La risposta data dal giudice zurighese Roger Harris ha gettato benzina sul fuoco. In sintesi, ecco i fatti. Contro una delle partecipanti alla manifestazione illegale di Extinction Rebellion incollatasi sul selciato a Zurigo con altri attivisti il 5 ottobre 2021, rimossa di forza dalla polizia dopo inefficaci inviti a sgombrare la strada e posta agli arresti per due giorni, la Procura zurighese ha chiesto una condanna per coercizione e il pagamento di una multa di 1.500 franchi. Col suo comportamento la prevenuta avrebbe costretto un numero rilevante di persone a restare bloccato in colonna e/o a fare una deviazione impedendo loro di svolgere la propria attività. Il giudice Harris ha invece non solo decretato l’innocenza dell’attivista, ma chiesto all’erario pubblico di pagarle un risarcimento processuale e 600 franchi per i due giorni di arresto. Le argomentazioni addotte sono clamorose: «In questo procedimento è andato tutto storto. La costrizione non viene documentata a sufficienza e l’ordinanza penale non è accurata, ciò che è tipico per le infrazioni collettive - ha sentenziato il giudice in aula -. Le intimazioni della polizia a sgomberare la carreggiata sono semplici asserzioni. Non si specifica quante persone hanno subito il comportamento della donna e resta totalmente aperta la questione quale traffico, quando e come ha dovuto essere deviato. Chi ha subito costrizione e per quanto tempo? (…). Non sono più disposto a dichiarare colpevoli dimostranti pacifici e ad appoggiare simili operazioni punitive. Soprattutto nel caso di problemi di tale importanza. Una simile occupazione del suolo pubblico deve semplicemente essere accettata. In gioco c’è la libertà di espressione. Solo in caso di violenza occorre intervenire». Se corrisponde al vero quanto riferito da un giornalista di «Republik», dopo aver scagionato la prevenuta il giudice Harris si sarebbe rivolto a lei dicendole: «Non si lasci intimidire, continui così». E guardando ai figli della donna, presenti in sala, avrebbe detto loro: «Potete andar fieri di vostra madre». Non sono avvezzo a questioni di diritto, ma i giudici non devono essere super partes?