Pensieri dal battellino

Un amore sofferto

Che grigiore questa campagna per le elezioni cantonali
Bruno Costantini
18.02.2023 06:00

Che grigiore questa campagna per le elezioni cantonali. Asia, che dal battellino e dai social continua nella sua igienica attività di deinfluencer del lago, sconsigliando di votare partiti e candidati in una sorta di livragazione virtuale essendo quella reale purtroppo ammessa solo per l’elezione del Consiglio nazionale (niente soddisfa di più del cancellare con vigore i nomi sgraditi, ciò che stimola anche la partecipazione al voto), spera succeda qualcosa nelle prossime settimane per uscire dalla morta gora. La «narrazione», per usare un sostantivo abusato che piace tanto alla mia amica radical-chic, non può però essere molto diversa da quella che è perché, in barba al proclama del co-presidente dei socialisti Fabrizio Sirica Bella Ciao che al congresso del suo partito assicurò che non sarebbe stata una campagna di slogan e frasi fatte, a sinistra come a destra ognuno recita il suo consunto mantra. Anche stavolta le cose gustose si trovano semmai nei dettagli, laddove spesso si annida il diavolo. Nel Paese dei tricicli politici a geometria variabile questa settimana in Gran Consiglio si è imposto quello con in sella Lega, Centro e PS che, con il sostegno di Verdi, Più Donne e comunisti, sono riusciti a far approvare la sperimentazione per il superamento dei livelli nella scuola media. Per l’UDC, che si è opposta all’operazione assieme al PLR, si è trattato di «un pasticcio affrettato e milionario per salvare la faccia del consigliere Bertoli» con la partecipazione «incomprensibile» della Lega. Fateci allora capire a che punto è l’amore tra Lega e UDC, partner nella lista unica per il Governo: prima il candidato democentrista Paolo Pamini parla di «due coglionazzi» nell’Esecutivo, poi il consigliere di Stato leghista Claudio Zali rimette in riga il presidente dell’UDC Piero Marchesi che vuole soffiargli il posto, infine l’UDC accusa la Lega di complicità nel salvataggio del kompagno Bertoli (che è un’onta non da poco da quelle parti, tanto più su un tema importante). Ovviamente sarà colpa dei giornalai che vogliono mettere zizzania tra i promessi sposi; in realtà la zizzania se la mettono da soli coram populo. Nessuno si aspetta che per esempio uno Zali e un Marchesi si mettano a limonare duro come Rosa Chemical e Fedez al Festival di Sanremo, anche se Asia si entusiasmerebbe potendo finalmente postare qualcosa di virale al passo con la dilagante fluidità di genere, ma almeno non dovrebbero creare confusione, e sospetto di presa per i fondelli, su chi rappresenta cosa su quella lista. Già gli slogan elettorali dicono tutto: «Continuità» per la Lega, «Cambiamo ora» per l’UDC. Il verbo cambiare è ricorrente nelle elezioni. Rimane nella storia il motto con cui Marina Masoni entrò in Governo nel 1995: «Dobbiamo cambiare», simbolo anche della rivalsa dell’ala liberale luganese dentro il PLR. Se le suonavano, allora, tra liberali e radicali, perché su un fronte e sull’altro non erano personaggetti da nulla, ma gente tosta con le idee chiare. Al PLR oggi non manca la degenerazione di quel dibattito tra anime in una devastante faida interna tra clan, ma il ritorno ai vecchi fasti è pari alla possibilità che un cammello passi nella cruna di un ago. Per il presidente Spez stellato c’è anche la brutta grana della sezione di Mendrisio, non si parla d’altro nei pontili del basso Ceresio dove consegniamo il Barbera fatto col mulo, tanto che ad Asia è venuto un dubbio: ma sarà poi vero che Cerutti è un pistola? 

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