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L'editoriale

Crans-Montana, dall'Italia un'arbitraria prova di forza

Al netto dell’ironia, utile a stemperare molte sterili tensioni diplomatiche che oggi dilagano, l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado non ha ancora fatto rientro nel suo ruolo ufficiale a Berna
Paride Pelli
11.02.2026 06:00

Considerando le tendenze geopolitiche mondiali e la postura aggressiva di non pochi Governi, se la situazione resta così ancora per qualche settimana sarà meglio fortificare militarmente il nostro confine a sud e dislocare le prime truppe dei nostri soldati. Al netto dell’ironia, utile a stemperare molte sterili tensioni diplomatiche che oggi dilagano, l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado non ha ancora fatto rientro nel suo ruolo ufficiale a Berna. Il Governo di Giorgia Meloni continua a trattenerlo a Roma nell’ambito delle tensioni diplomatiche seguite alla tragedia di Crans-Montana. Le ragioni di questa decisione sono in parte comprensibili ma, sia detto con tutto il rispetto, non giustificabili. A breve, produrranno effetti dannosi.

Su CdT.ch abbiamo pubblicato una ricostruzione di tutte le volte (pochissime) che negli ultimi decenni l’Italia ha ritirato da un Paese il suo più alto rappresentante diplomatico: l’omicidio di Giulio Regeni al Cairo (2017), il caso dei marinai italiani sotto accusa in India per la morte di due pescatori (2014), la sanguinosa rappresaglia di Assad in Siria (2012). Riguardo il caso Regeni, l’allora premier italiano Matteo Renzi dichiarò che «il richiamo di un ambasciatore è la forma più alta che un Governo può mettere in atto per esprimere dissenso verso l’operato di un altro Governo». Aggiungendo poi che «il passaggio successivo al richiamo di un ambasciatore è la dichiarazione di guerra». Ovviamente non siamo a questi livelli. Ogni giorno Svizzera e Italia continuano a collaborare in tutti i campi, dall’economico al culturale, come i due buoni vicini che sono sempre stati, e i rapporti reali tra i due Paesi restano proficui. Ci mancherebbe che così non fosse: ne avremmo tutti da perdere.

Anche le indagini sul disastro di Crans-Montana, dopo alcuni nostri deragliamenti iniziali, stanno recuperando velocemente terreno. Nessun inquirente elvetico voleva insabbiare alcunché né favorire assoluzioni preventive. Le responsabilità verranno individuate e i colpevoli puniti. Riguardo la collaborazione con l’Italia nelle indagini, attraverso una squadra investigativa comune, ci sembra che ci sia un’apertura sostanziale da parte elvetica. Non è difficile immaginare che pure la squadra italo-svizzera verrà messa in campo, in un’ottica di empatica e concreta collaborazione dopo la tragedia (41 morti, 23 svizzeri, 6 italiani). Resta il caso dell’ambasciatore Cornado. Esso, ormai, non riguarda più le logiche investigative e giudiziarie da mettere in atto per arrivare a individuare le responsabilità del disastro. È solo un arbitrario strumento di pressione di un Governo sulla magistratura di un altro Paese. È una prova di forza che ricorda le smargiassate di Trump e riguarda, più che altro, il generale e pericoloso decadimento della cultura diplomatica cui stiamo assistendo in questi anni.

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