Cerca e trova immobili
L'editoriale

Piante stabili con radici forti

Pensare ad una città come ad un «ecosistema creativo» non è affatto scontato
Alan Del Don
18.04.2026 06:00

Pensare ad una città come ad un «ecosistema creativo» non è affatto scontato. E per nulla facile, beninteso, tanto più in un mondo sragionato come quello degli ultimi mesi in cui le condizioni quadro cambiano praticamente ogni giorno in base ai capricci di chi sta nello Studio Ovale. Un concetto, che è poi allo stesso tempo un appello, emerso giovedì sera in occasione del «Forum» del Gruppo del Corriere del Ticino incentrato sulle prospettive di sviluppo di Bellinzona è quello di spingere sullo spirito imprenditoriale. Applicarlo ad un polo significa generare delle opportunità, sostenere l’innovazione, creare spazi di collaborazione. Berlino insegna: il basso costo della vita, i contributi dello Stato e l’ambiente internazionale hanno trasformato la capitale tedesca in un centro privilegiato per le startup e in uno dei più importanti al mondo per quanto riguarda l’intelligenza artificiale. Sì, lo sappiamo. Il paragone può sembrare azzardato. Innanzitutto perché si tratta di due Paesi in parte diversi. Pur avendo in comune la forte cultura del lavoro e competenze all’avanguardia, Svizzera e Germania si differenziano per aspetti cruciali quali la burocrazia e la tassazione nonché per il mercato interno, enorme nel secondo caso, e per la flessibilità del lavoro. Bellinzona già prima dell’aggregazione ha indirizzato le sue attenzioni e gli sforzi anche economici sulle scienze della vita. Un settore che è diventato il fiore all’occhiello e che è in grado di generare un valore aggiunto di 80 milioni. Una scommessa vinta? Certo, ma ora - come ha suggerito l’economista Amalia Mirante - bisogna tradurre il tutto in risultati concreti sul territorio. Vale a dire attirare società, aziende e startup e convincerle a restare, grazie a condizioni favorevoli e servizi all’altezza. Delle oltre 4.260 attività economiche presenti, soltanto cinque fanno attualmente ricerca e sviluppo.

È indispensabile rendere semplice il fare impresa, investire nelle persone (Zurigo ha puntato molto, nell’ultimo decennio, sull’innovazione tecnologica), favorire la sinergia pubblico-privato coinvolgendo altresì il mondo accademico ed assumersi il rischio e la possibilità di fallire. Servono iniziativa, visione e resilienza. E, per una realtà piccola quale è quella di Bellinzona, diversificazione. Il Municipio ne è ben consapevole, tant’è che non ha fatto «all-in» sul polo biomedico, ma vuole giocarsi le proprie carte pure sulla cultura in senso lato (valorizzazione della Fortezza compresa), sulla realizzazione di quartieri che sappiano creare posti di lavoro (come il Parco dell’innovazione alle ex Officine FFS) e attirare nuovi abitanti, così da aumentare il gettito fiscale, e sulla natura.

Mettiamoci il cuore in pace: non arriverà un altro Elon Musk (e forse è meglio così). Ma chiunque può creare valore partendo da un’idea. Va però cambiato il modo di pensare e di agire. Affinché ciò avvenga serve tempo. E non poco, ha puntualizzato il sindaco Mario Branda: «Non è che alle nostre latitudini non ci sia cultura imprenditoriale, sia chiaro, ma se si mira a rafforzarla non possiamo riuscirci in 2-3 anni. È un processo lungo e complesso». Lo stesso discorso vale per le altre città (Locarno, Lugano e Mendrisio) che finiranno prossimamente sotto i riflettori del «Forum» promosso dal Gruppo del Corriere del Ticino. Perché un altro Ticino è possibile. Basta volerlo, passando dalle parole ai fatti.