«L'ospedale alla Saleggina? Forse in una sola tappa»

Potremmo persino scomodare Italo Calvino e le sue 55 «città invisibili». Aggiungendone una: l’incompiuta. O, ancor meglio, chiamarla semplicemente la «capitale del vedremo», prendendo in prestito il titolo del dibattito promosso stasera dal Gruppo del Corriere del Ticino e moderato dalla collega di TeleTicino Laura Milani. Di fronte a cento persone (fra le quali imprenditori, politici, esponenti del mondo scientifico, associativo e turistico) riunite nell’auditorium della Scuola cantonale di Commercio si è discusso della Bellinzona che verrà. Anzi: di quella che, dopo l’aggregazione del 2017, dovrebbe plasmarsi grazie ai progetti strategici che però fanno maledettamente fatica a veder la luce. Tanti, molti, sono sempre lì, ribaditi a ogni piè sospinto nelle prime pagine dei preventivi che in quasi un decennio sono stati presentati dal Municipio ed approvati - a volte turandosi il naso, altre auspicando un maggior contenimento della spesa, negli ultimi nebulosi tempi fatti di cifre rosse, altre sperando invece nel rafforzamento delle strategie di promovimento economico - dal Legislativo.
Fra ricorsi e sogni nel cassetto
«È delle città come dei sogni: tutto l’immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura. Le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure», affermava l’indimenticato scrittore italiano. In un sondaggio non empirico ma comunque rappresentativo del «polso» della popolazione che avevamo condotto nell’aprile 2022 - quindi a cinque anni esatti dalla nascita della Bellinzona formata da 13 quartieri - il giudizio era stato poco più che sufficiente. Lo rifacessimo oggi, con ogni probabilità, il verdetto non cambierebbe di una virgola. Perché la Turrita fa così fatica a smettere i panni dell’incertezza per indossare quelli della concretezza? Sia chiaro: non è solo «colpa» del Municipio. Tanto è stato fatto, ci mancherebbe altro, per indirizzare la capitale verso l’agognato sviluppo socioeconomico che possa permetterle di trovare l’equilibrio dei conti e, pertanto, quel ruolo di seconda locomotiva (dopo o assieme a Lugano) della «Città Ticino».
I numerosi ricorsi, inoltrati spesso dalle stesse persone, hanno frenato e, in alcuni casi, ancora stanno rallentando, i cantieri più importanti. I moderni quartieri alle Officine FFS (dove avranno sede, tra l’altro, il Parco dell’innovazione ed un dipartimento della SUPSI) e alle Ferriere Cattaneo a Giubiasco sono gli esempi più eclatanti di quello che si vorrebbe ma che non decolla. Per non parlare dei problemi pianificatori del futuro ospedale regionale da almeno 380 milioni di franchi alla Saleggina e del referendum contro il progetto di valorizzazione da oltre 19 milioni della Fortezza.
Attività economiche in crescita
Mario Branda è sindaco dal 2012. Ha «governato» la città prima, durante e dopo l’aggregazione. Va da sé che il suo osservatorio privilegiato, dal balcone di Palazzo Civico che si affaccia sull’angolo destro di piazza Nosetto, è il migliore. «Puntiamo ad offrire una buona qualità di vita e delle occasioni di lavoro ad alto valore aggiunto. La ricerca è uno di questi ambiti: tanti ticinesi che erano a New York o ad Oxford sono rientrati», ha rilevato il timoniere di un polo che, a livello demografico, è in costante crescita. Più di 47 mila abitanti; la quota simbolica dei 50 mila dovrebbe venir raggiunta tra il 2030 ed il 2032. Così come sono aumentate del 13%, nell’ultimo lustro, le attività economiche, oggi pari a 4.264. Lugano, a mo’ d’esempio, ne conta più di quattro volte tante (17.751), ma l’incremento tra il 2024 ed il 2025 è stato solo dell’1% rispetto al 2,5 della Turrita. Alcuni negozi del centro storico, tuttavia, sono costretti ad abbassare la saracinesca. Si sorride e si piange. Una città, quella sopracenerina, al di là di tutto dinamica ed attrattiva, pure dal punto di vista turistico (si sfiorano i 100 mila pernottamenti annui). Sulla carta, dunque, non manca nulla. Forse è giunta l’ora di osare, sperando che la prossima legislatura possa essere quella dell’indispensabile cambio di passo.
Il moderno complesso
L’abbiamo appena citato. Il nosocomio da 240 posti letto ed otto sale operatorie verrà inaugurato nel 2035-2040 per poi essere eventualmente ampliato entro il 2046-2050. Dopo gli approfondimenti tecnici condotti dall’Ente ospedaliero cantonale (EOC) e dai preposti uffici del Dipartimento del territorio - come abbiamo riferito lo scorso 25 marzo - è scaturito che la Saleggina rimane l’opzione migliore, procedendo però alle necessarie modifiche pianificatorie. Ricordiamo, infatti, che i 100 mila metri quadrati sui quali sorgerà il complesso progettato dal compianto architetto Michele Arnaboldi e dal collega Michele Gaggini dovranno essere compensati con una superficie analoga che da edificabile dovrà... restare verde. «Tra 20 anni le attuali strutture ospedaliere non andranno più bene. Il nuovo nosocomio è estremamente importante per la ‘Città Ticino’, così da poter fare medicina altamente specializzata. Tra le dodici possibili ubicazioni individuate, da Biasca a Camorino, la Saleggina resta la più idonea. E dirò di più: si potrebbe pensare di costruire l’ospedale in un’unica fase», ha puntualizzato il direttore generale dell’EOC Glauco Martinetti.
L’economista e granconsigliera Amalia Mirante, dal canto suo, ha posto l’attenzione sul posizionamento della capitale nel panorama cantonale: «Bellinzona non è molto diversa dagli altri poli ticinesi, ma ora deve fare un salto imprenditoriale. Cosa significa? Trasformare la ricerca in risultati concreti sul territorio».
Rafforzare il polo biomedico
Un’entità fondamentale nell’ottica di un Cantone all’avanguardia è il Parco dell’innovazione, piattaforma che consente al mondo accademico e della ricerca e a quello imprenditoriale nonché alle startup di «partorire» idee creative stimolando, in questo modo, la visione di un Ticino al passo coi tempi e che sappia sfruttare le competenze nelle quali eccelle. Tre i centri di competenza: Scienze della vita a Bellinzona, Swiss Drone all’aeroporto di Lodrino e Lifestyle Tech a Lugano. La fase operativa degli ultimi due partirà quest’anno. «La Turrita è figlia della sua storia. Il polo biomedico non la trasformerà in Basilea, ma condivido il fatto che un maggior incentivo all’imprenditorialità le farebbe bene. Per quanto riguarda il Parco non serve focalizzarsi sull’ubicazione, dato che sarà inevitabilmente diffuso, ma sui contenuti», ha sottolineato Mauro Dell’Ambrogio, presidente di Switzerland Innovation Park Ticino. Dal pubblico sono arrivati spunti e suggerimenti interessanti. E l’invito a credere nelle potenzialità di Bellinzona. Nel 2027 verranno festeggiati i dieci anni dal matrimonio allargato. Non ci potrebbe essere occasione migliore per ritagliarsi finalmente, anche nei fatti, quel ruolo da protagonista nel Ticino di domani che la storia le ha sempre riconosciuto.











