Uno stadio che va colmato di ricordi

Non solo semplici partite di calcio. Non solo 90 minuti più recupero di vibrante attesa, prima di un epilogo fatto di applausi o amarezza. Sono i ricordi, ed è la cosa più importante, a riempire uno stadio di calcio. I ricordi di chi va in campo e i ricordi di chi quelle tribune e quegli spalti li ha scelti per lasciarsi un po’ andare. Per emozionarsi. Per divertirsi. Per credere in qualcosa. Per sognare. Ancora e ancora. «Dallo stadio calcistico il tifoso retrocede ad altro stadio: a quello della sua stessa infanzia» recita non a caso Eugenio Montale. Suggerendo, appunto, il profondo legame che unisce un’arena e la memoria. Individuale e collettiva.
Città e cittadini si preparano dunque a un’altra storia. A tracce e immagini differenti, di certo più adeguate al presente e a un futuro che si spera tambureggiante. Il distacco dal passato, dal vecchio Cornaredo, è fresco e però compiuto senza eccessivo rancore. Anzi. L’abbraccio alla AIL Arena, alla nuova casa del Football Club Lugano, si preannuncia forte e partecipato. Eccitato, anche. Forse, per taluni, persino commosso. D’altronde, la protagonista in scena è un’opera tanto complessa, quanto sofferta, figlia di ideali e fallimenti, di perseveranza e interessi contrapposti. Il cammino è stato tortuoso, mai in discesa. È occorsa parecchia fatica. Autorità politiche e fautori del progetto non hanno desistito. Scettici e oppositori, pure, servendosi del setaccio - legittimo e prezioso – del referendum. Sino al sigillo dal significato maggiore e inequivocabile: il sì, convinto e per certi versi liberatorio, della popolazione luganese, pietra miliare sulla quale – dal 28 novembre 2021 – si è deciso di far poggiare le ambizioni sportive di una delle principali realtà comunali della Confederazione. E, di riflesso, quelle del suo club calcistico di riferimento.
Inquilina d’eccezione dell’impianto targato HRS, la società bianconera ha ottenuto un assist atteso da tempo. Un suggerimento arrivato praticamente in zona Cesarini, ma che il destino e l’ultimo colpo di reni di chi per un decennio ha cercato in tutti i modi di non perdere il controllo del manubrio non hanno trasformato solo in una volata vincente. Già, perché l’avvenire infrastrutturale si è innestato su una proprietà per certi versi visionaria, allargando lo spettro delle opportunità e – con misura – delle aspirazioni. Joe Mansueto e il gruppo di persone a cui è stata affidata la gestione del FC Lugano non si sono quindi limitati a esultare per l’avvio del cantiere cittadino del secolo, al secolo il Polo sportivo e degli eventi. Primo tassello del mosaico, la AIL Arena è stata valorizzata con investimenti tutto fuorché irrilevanti e men che meno scontati sul piano finanziario. Un lavoro certosino, che si è appoggiato a un contenitore essenziale per elevare il suo contenuto a un’altezza – qualitativamente parlando – vertiginosa.
Eccolo, insomma, il gioiello bianconero. Ecco la AIL Arena, un diamante che il Lugano, i luganesi e il Ticino tutto potranno infine mostrare con orgoglio. L’entrata in funzione dello stadio più moderno del Paese, però, non basterà da sola per ritenere vinta la scommessa. La sfida più significativa, a ben guardare, va ancora affrontata. Tutto o quasi, in prima battuta, brillerà e incuriosirà. Ma limitarsi ad alcune semplici partite di calcio, per vedere l’effetto che fa, costituirebbe un peccato mortale. Uno stadio, con la sua anima, si nutre di ricordi. Di generazioni di ricordi. E per il Football Club Lugano e i suoi tifosi è giunto il momento di plasmare un’esperienza indimenticabile.


