Zone 30 km/h: benedette o maledette, ma redditizie

L’estensione delle zone a 30 km/h in alcuni quartieri di Lugano porterà gli elettori della città alle urne tra meno di due settimane, per effetto di un referendum sostenuto in primis da UDC e Lega. Il dibattito, invero ridondante e sterile, riesce ad appassionare unicamente gli addetti ai lavori, con un botta e risposta che non regala particolari guizzi. Slanci che permetterebbero di guardare oltre quella che appare soltanto come una battaglia tra forze politiche che intendono marcare il territorio come un proprio fortino e altre che ambiscono alla rinascita per conquistare (o riconquistare) poltrone a Palazzo Civico. L’intervento voluto dal Municipio (in realtà da una maggioranza del gremio esecutivo) non mira a un limite di velocità generalizzato, bensì puntualmente applicato in alcuni quartieri residenziali, come Breganzona, Carona, Davesco-Soragno, Barbengo e Pregassona, nonché a due zone a 20 km/h in strade adiacenti il centro e il porto. Con un sì i chilometri di strade a velocità moderata passeranno dagli attuali 71 a 109.
Il fronte del sì edulcora l’indigesta frenata con una serie di slogan, «città più sicura, più vivibile, più fruibile», mentre i contrari replicano: «Tante multe, falsa sicurezza, penalizza chi si muove». Una volta a pigiare sul freno erano ecologisti e associazioni dedite a picconare la libertà degli automobilisti limitando la velocità consentita. Ora, con il dilagare dei pruriti verdi anche nei partiti borghesi, l’irrefrenabile voglia di mettere i bastoni tra le ruote agli automobilisti, è entrata in una nuova e lievitata dimensione. Il voto di Lugano sarà osservato con attenzione anche da altri Comuni per capire se farà scuola, se aprirà una breccia, o se sarà meglio non osare troppo con il rischio di venire smentiti dalla cittadinanza. Ma è anche un test per la stessa Lugano, per capire se sarà realistico immaginare una diffusione del provvedimento o se, risulterà più conveniente battere in ritirata. Inoltre, le zone 30 sono un bel business per chi produce cartelli, vernice bianca o rossa, ma soprattutto per i maledetti paletti che in alcune località spuntano come funghi. Provate ad abbatterne anche uno solo e vi ritroverete costretti ad alzare l’ipoteca per fare fronte al danno.
Sta di fatto che, al solito, le zone 30 piacciono a chi lì ci vive e ne trae direttamente beneficio e sollievo, mentre vengono detestate da chi ci deve transitare per raggiungere il lavoro o il proprio domicilio. D’altronde, va ammesso, che la differenza di tempo di percorrenza a 50 o 30 km/h, sulle brevi distanze è irrisoria. Nessun dramma. Non si tratta di certo di una variabile che può far gridare allo scandalo. D’altronde, in certe fasce orarie, sappiamo molto bene che a Lugano è già un successo riuscire a transitare a passo di lumaca e a non restare bloccati nella morsa del traffico. Siamo poi d’accordo, ed è scientificamente provato, che l’impatto tra auto e tra vetture, ciclisti o persone a 30 o 50 km/h provoca effetti ben diversi. Ma il rischio zero non esiste, come una chimera è pure il concetto di sicurezza massima.
Le zone 30 sono di sicuro una irrefrenabile tentazione per fare cassetta. Chi sbaglia paga e dura lex, sed lex. Va bene, siamo d’accordo. Ma il vizio di considerare i tratti nei quali sei costretto a procedere lentamente alla stregua dei posti privilegiati dove piazzare indiscriminatamente apparecchi radar è realtà che non ha colore politico. Chi amministra e deve fare quadrare i conti sarà sempre incentivato a far capo a quelle che sono vere e proprie trappole per automobilisti. Inutile illudersi che da noi non sarà così. Quelle strade diventeranno un’occasione in più per fare cassetta in maniera facile. Non diteci di no, non ci convincerete.
Comunque siamo curiosi su come finirà tra benedette, maledette, ma sempre redditizie zone 30 km/h. Nella speranza che la politica cittadina sappia una buona volta proporre dibattiti più profondi, lungimiranti ed entusiasmanti per la Lugano di domani, rispetto a un confronto per cambiare qualche cartello stradale che finisce in gazzarra da stadio tra i fronti contrapposti lasciando l’amaro in bocca ai cittadini di una città che merita di più che una battaglia strapaesana come quella che abbiamo oggi sotto i nostri occhi.


