L'editoriale

Imposizione dei coniugi,
da un’iniquità a un’altra

Qual è il modo migliore per tassare una coppia sposata ed eliminare una volta per tutte la cosiddetta «penalizzazione fiscale del matrimonio»?
Giovanni Galli
11.09.2023 06:00

Qual è il modo migliore per tassare una coppia sposata ed eliminare una volta per tutte la cosiddetta «penalizzazione fiscale del matrimonio»? Tempo addietro il Parlamento ha deciso che i tempi sono maturi per abbandonare l’imposizione congiunta e passare a quella individuale. Vuol dire che in futuro ciascun coniuge dovrebbe compilare separatamente la sua dichiarazione d’imposta ed essere poi tassato di conseguenza. Negli scorsi giorni il Consiglio federale ha stabilito i parametri fondamentali per il cambiamento di sistema. In primavera sarà presentato un messaggio che fungerà da controprogetto all’iniziativa popolare per un’imposizione indipendente dallo stato civile. L’imposizione individuale, prevista a tutti e tre i livelli istituzionali, comprenderà un aumento delle deduzioni per i figli e, giocoforza, anche adeguamenti della tariffa fiscale. L’idea suona bene, ma il piano è pieno di falle, perché si mette in piedi un sistema ultracomplicato che richiederà anni per essere realizzato e che è destinato a creare nuovi problemi. A livello nazionale, il nodo della penalizzazione fiscale è sul tappeto ormai da quarant’anni, da quando il Tribunale federale ha stabilito che a parità di reddito una coppia sposata deve pagare meno imposte di una persona sola e non più di una coppia di conviventi.

Nel frattempo, la differenza è stata colmata a livello cantonale, tramite una serie di correttivi per le coppie sposate. In Ticino è stato introdotto il sistema della doppia tariffa: una scala delle aliquote per le persone sole e una, più favorevole, per i coniugi. Qualcosa è stato fatto anche a livello di imposta federale diretta, ma il maggior carico fiscale è stato solo attenuato. Per tagliare la testa al toro, Berna avrebbe potuto fare come i Cantoni. Invece, ha continuato a tergiversare e a rinviare, finché a furia di insistere si è fatta strada l’idea dell’imposizione individuale. La prima fase della sua concretizzazione si sta già rivelando un calvario: raffica di critiche, 21 cantoni contrari e prospettive di riuscita altamente incerte. I punti dolenti sono essenzialmente due. In primo luogo, i tempi lunghi per il cambiamento e il maggior onere amministrativo per i Cantoni. Oltre a incassare 200 milioni di franchi in meno, questi dovranno sia dire addio ai loro collaudati sistemi tributari (a scapito del federalismo fiscale) sia pagare il conto del potenziamento degli uffici di tassazione per l’aumento esponenziale del numero di pratiche da sbrigare (1,7 milioni in totale). Per il Ticino si stimano un’ottantina di unità di personale in più. Invece di semplificare le cose, le si complica, buttando all’aria tutto quello che funziona. Il secondo problema è che per togliere (giustamente) una discriminazione, se ne crea un’altra. Il nuovo sistema sfavorirà a livello di imposta federale diretta le coppie sposate monoreddito e quelle in cui uno dei due coniugi guadagna poco; perché il coniuge che non lavora o che ha un reddito basso non potrà dedurre integralmente la sua quota per i figli. Morale: la penalizzazione del matrimonio sparirebbe per alcune categorie, mentre in altri casi si ripresenterebbe sotto nuove spoglie, come penalizzazione delle famiglie organizzate secondo il modello tradizionale, in cui (generalmente) il padre lavora e la moglie accudisce i figli. La «NZZ» parla di un maggior onere a carico dei redditi alti, per la sola IFD, di 2 mila franchi in più rispetto ad oggi. Una fattura molto più alta anche rispetto a quanto dovrebbero pagare in futuro le famiglie con il medesimo reddito ma ripartito in modo più equilibrato fra i coniugi. La riforma ha anche uno scopo extra-fiscale: incentivare il coniuge senza reddito a entrare nel mercato del lavoro. Ma lo fa, come detto, discriminando chi sceglie altri modelli di organizzazione familiare. Consoliamoci. Per chi volesse cercare un lavoro, ha ricordato l’altro giorno l’esperto Samuele Vorpe su queste colonne, nessun problema: lo troverà all’Ufficio di tassazione.