L'editoriale

Minori in Rete, la minaccia impone sforzi adulti

I dati presentati dall'organizzazione Protezione dell'infanzia sono allarmanti - Quasi un bambino su due subisce molestie su Internet
Paolo Galli
28.08.2025 06:00

Su Internet, bambini e giovani sono manipolati, molestati e sfruttati, spesso senza che nessuno se ne accorga. Lo dichiara, senza giri di parole, l’organizzazione Protezione dell’infanzia. I toni sono allarmistici, certo, ma lontani da ogni forma di terrorismo. Anche perché sono supportati dai numeri, dalla casistica. Risulta infatti che oltre un giovane su quattro, in Svizzera, è spinto a inviare foto erotiche personali. Uno su due ha ricevuto richieste sessuali indesiderate. E su alcune piattaforme, viene spiegato - e lo abbiamo riportato ieri -, «bastano pochi minuti perché i giovani ricevano fino a 30 messaggi a sfondo sessuale, il più delle volte da adulti con intenti pedocriminali». L’obiettivo della campagna informativa dell’organizzazione è sensibilizzare i genitori, le persone di riferimento e l’intera opinione pubblica, ma anche fornire strategie di protezione concrete. Nella settimana di avvicinamento all’apertura dell’anno scolastico, con il ruolo dello smartphone sempre più in primo piano, oltre che in discussione, riflettere sulla questione è quindi necessario. I rischi principali sono nascosti proprio lì, negli apparecchi portatili. Non soltanto, ma quelli rappresentano comunque la prima frontiera, quella maggiormente esposta. Dove spesso i giovani si isolano, lontani da tutto, dai genitori, dalla società fuori. Non è un caso se Protezione dell’infanzia insiste proprio su questo punto, arrivando a sottolineare che «soltanto insieme possiamo proteggere efficacemente i bambini nello spazio digitale». Il riferimento è alle famiglie, ma anche all’intera struttura, politica e sociale. I bambini non devono essere abbandonati nelle loro esperienze digitali. Perché sono esperienze che nascondono troppe insidie. L’organizzazione statunitense National Center for Missing & Exploited Children ha contato, nel solo 2024, 20 milioni di segnalazioni di violenza sessuale contro bambini e giovani nell’ambiente virtuale. Un ambiente che i giovani credono di saper gestire in maniera indipendente, anche perché ritenuto innocuo, o persino amichevole. Gli autori di questi reati, infatti, agiscono in modo mirato in quegli spazi che i minori ritengono sicuri, familiari, come i giochi online o i social, che però sicuri - alla prova dei fatti - non sono. Qui il punto non è se concedere o meno uno smartphone ai figli, bensì quali regole imporre loro. Se gli smartphone, le piattaforme di videogiochi, fanno parte della loro quotidianità, allora vanno pensate un’educazione e una formazione specifiche che prevedano un accompagnamento costante. E ciò impone che anche i genitori, gli adulti, siano sempre più sul pezzo nel conoscere, studiando, questi luoghi - che sono digitali ma che diventano, per chi li frequenta, spesso reali - e le possibili derive, i possibili rischi ad essi correlati. Non è una forma di controllo, non deve esserlo, ma piuttosto di crescita reciproca. Lo sottolinea la stessa organizzazione Protezione dell’infanzia, consigliando: «Mostrate regolarmente interesse per le attività online dei vostri figli. Parlate apertamente dei rischi in Rete e spiegate che non tutte le persone in Internet sono sincere». È un po’ il vecchio ritornello del «non accettare caramelle da uno sconosciuto!», un’evoluzione di quello schema, che impone uno sforzo aggiuntivo, però, anche da parte degli adulti. Loro stessi, noi stessi, sono e siamo chiamati a un uso responsabile e consapevole delle piattaforme digitali. Siamo noi i primi a doverci imporre determinate regole di comportamento. «Siate un modello di riferimento nell’uso dei media! I minori prendono spunto da voi anche online», sottolineano gli esperti. Stringi stringi, è anche, se non soprattutto, una questione di valori, da coltivare insieme, per poi provare ad affrontare quella selva oscura che è la vita, fuori o dentro Internet.

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