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L'opinione

«Non dovevano morire»: la strage di Crans-Montana

Il punto di vista di una giovane sulla tragedia del Constellation: l'ansia, la tristezza, il trauma indelebile (anche) attraverso i video
Camilla Blondi
14.01.2026 06:00

L'avvenimento a Crans Montana è una vera e propria tragedia. Se provo anche solo lontanamente a immedesimarmi nelle famiglie, nei ragazzi ricoverati e sofferenti per i loro corpi sfregiati dalle fiamme, provo una tristezza e un’ansia indescrivibili.

È la notte di Capodanno, tutti stanno festeggiando la fine del 2025 per lasciarsi alle spalle il vecchio anno e sperare in un 2026 migliore. Personalmente, considero Capodanno tra le feste più allegre e gioiose dell'anno. Per molte famiglie e ragazzi, il Capodanno del 2025-26 si è trasformato in un trauma indelebile, per sempre impresso nelle loro menti.

Siamo in Svizzera, a Crans-Montana, un comune di circa dieci mila abitanti, ricco e prestigioso, noto per i locali alla moda e lo stile di vita lussuoso. In un bar, il Constellation è stata organizzata una festa per celebrare la fine dell'anno; nessuno tra le famiglie e i ragazzi si sarebbe mai aspettato quello che, poi, sarebbe effettivamente accaduto. Arriva la mezzanotte, i ragazzi stanno festeggiando, ballando e divertendosi; il locale è composto da un pianterreno e da un seminterrato che può ospitare massimo 150 persone. Lo spazio del locale sotterraneo è piccolo e stretto, il tetto è basso e ricoperto da pannelli insonorizzanti. E c'è solo un’uscita di emergenza.

A un certo punto della serata, tra musica e luci al neon, si nota una minuscola scintilla rosso fuoco, i presenti non si allarmano subito, continuano a ballare e a bere per festeggiare, pensando che siano solamente i bastoni luminosi, nulla di grave e facilmente risolvibile.

La piccola scintilla inaspettatamente comincia a diventare sempre più accesa, si espande in poco tempo per tutto il locale, diventando un vero e proprio incendio che costerà la vita a 40 persone. Persone che non avevano nessuna colpa tranne quella di essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Il 2026 non poteva iniziare peggio di così: una strage di ragazzi innocenti.

Non voglio aggiungere altri dettagli sull'accaduto, anche perché di articoli se ne trovano tanti sul web, non si parla di altro in questo periodo.

Ma prima di esprimere la mia opinione, il mio pensiero va a tutte le famiglie che hanno perso i propri figli in questo incidente: sarebbe potuto non accadere, con maggiore attenzione da parte dei proprietari del locale.

Sono rimasta sorpresa dall’ascoltare in tv tanti adulti che parlano in modo giudicante del comportamento dei ragazzi, perché (a detta loro) «dovevano scappare al primo segnale di fumo». Proviamo ad avere un minimo di empatia e a immedesimarci nella situazione: era Capodanno, molti erano ragazzini o appena maggiorenni. La mente umana percepisce il pericolo solo qualche istante dopo, ma questo istante può farti perdere la vita o rovinartela per sempre. L'unica colpa di questi ragazzi è che si sono affidati (ingenuamente e giustamente) ad adulti senza scrupoli e avidi. I ragazzi non hanno alcuna colpa.

L'unica responsabilità è dei gestori della discoteca, i quali dovevano sapere i rischi delle loro decisioni, ma hanno voluto ignorare il pericolo, solo per racimolare qualche soldo in più.

Sono loro che avranno per sempre sulla coscienza la vita spezzata di questi ragazzi e delle loro famiglie.

Se vai in un locale, in una discoteca, sai che è gestito da adulti; sono gli adulti che devono proteggerci e mostrarci cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma la notte a Crans Montana ci ha insegnato che non sempre è così.

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