«A Lugano e Locarno facciamo una gran fatica»

Nel suo ufficio al primo piano di Casa Astra, Marco d’Erchie ha il computer aperto su un portale immobiliare, e scorre gli annunci del Luganese assieme a un giovane ospite del dormitorio. «Gran parte del nostro lavoro consiste proprio in questo» spiega l’operatore sociale. «Cercare alloggi che non siano preclusi alle persone in difficoltà».
Il mercato degli affitti in Ticino è spietato, si sa, e il centro di prima accoglienza di Mendrisio ha posti limitati (23 divisi in 11 camere). L’anno scorso sono stati 6.554 i pernottamenti offerti dalla struttura a persone rimaste senza casa, un dato aumentato stabilmente dopo la pandemia di Covid (erano 5.852 nel 2019). Il soggiorno medio è stato di 54 giorni, in aumento anch’esso rispetto all’anno precedente.
«Il periodo di tempo che le persone trascorrono nella nostra struttura dipende sia dalla situazione personale di ciascuno, sia dalle condizioni oggettive del contesto abitativo» prosegue d’Erchie, che a Casa Astra coordina i progetti per l’utenza e si occupa personalmente di contattare i padroni di casa, per fare da intermediario. «Meno alloggi sono disponibili sul mercato, più i nostri ospiti devono aspettare per ricevere una collocazione autonoma e sono costretti a soggiornare presso di noi».
Su un totale di 109 persone entrate uscite dalla struttura l’anno scorso (di cui 89 residenti in Ticino e 51 cittadini svizzeri) poco meno del 40 per cento hanno potuto trovare una sistemazione propria, tramite l’assistenza. Una trentina sono partiti «per destinazione sconosciuta» ossia senza comunicare a Casa Astra quale fosse.
«La diffidenza nei confronti delle persone in assistenza è qualcosa che constatiamo ogni giorno, per fortuna non tutti i proprietari di case e non tutte le agenzie ragionano così» osserva d’Erchie. Oltre alle posizioni soggettive, va detto, a influire sono le condizioni oggettive del mercato immobiliare. «Il Luganese e ancor più il Locarnese sono i distretti in cui riscontriamo decisamente più difficoltà - spiega l’operatore - e sono anche quelli dove le ricerche durano di più. Nel Locarnese in particolare la ricerca è praticamente impossibile». Spesso bisogna scendere a compromessi. «Cerchiamo sempre soluzioni che permettano alle persone di mantenere il proprio centro d’interessi, e di non allontanarsi troppo dagli affetti e dal lavoro quando c’è. Non sono capricci, ma necessità fondamentali per il benessere e il reinserimento sociale delle persone». Sullo schermo del computer gli annunci scorrono, giù giù, verso il Malcantone e la Val Colla. «Spostandosi in periferia le possibilità aumentano». D’Erchie afferra il telefono, digita il numero e si prepara per il discorso: «Pronto, buongiorno, chiamo per l’annuncio...».

