La bella LU non farà saltare il banco

Sarà che anche se mi sono guadagnato da vivere quasi solo parlando le mie grandi passioni sono sempre state leggere e scrivere. Sarà che ho sempre amato la carta dei giornali, delle riviste e dei libri e che non ho mai cessato di essere affascinato da tutto ciò che si impagina, si stampa e si sfoglia. Nella mia personalissima gerarchia degli immortali - lo avrete capito, insomma - Johannes Gutenberg e qualche virtuoso monaco amanuense precedono di gran lunga Bill Gates e i suoi compagni di merenda della Silicon Valley. Ecco perché ero in ansiosa attesa di Lu, l’annunciata pubblicazione della città cui avevo già accennato sull’ultima edizione di La Domenica: con curiosità ma senza grandi aspettative, lo ammetto, e soprattutto pronto a criticare senza troppi problemi se fosse stato necessario, fedele all’inossidabile principio secondo cui il giornalismo deve essere un po’ l’esercizio quotidiano dello scetticismo. Per i facili entusiasmi e le lodi a basso costo mi hanno sempre insegnato che ovunque abbondano gli esperti di comunicazione.
In realtà è stata una scoperta più che felice: Lu è semplicemente un gran bel prodotto, di godibilissima lettura ed eccellente fattura. Al punto da renderlo quasi… sospetto per la qualità e la ricercatezza che lo smarcano con forza dalle frequenti cadute di stile cui qualche mente creativa di Palazzo Civico ci ha purtroppo abituati. Tanto meglio così, comunque: la città del provvisorio e del posticcio, dell’eterno monta e smonta, dei gazebi e dei gonfiabili al limite dell’inguardabile - ho letto peraltro con piacere che a Locarno, di fronte alla crescente confusione estetica della piazza, qualche voce si è finalmente levata in favore della creazione del ruolo di art director degli eventi - ha dato alla luce un quaderno di storie e immagini che rendono onore alla sua varietà e al suo fascino. Ma non poteva finire così. Almeno non a Lugano. E allora ecco che nell’emiciclo dove l’approvazione dei sorpassi di spesa di qualsiasi progetto è ormai diventata una pratica costante a qualcuno non deve essere sembrato vero poter andare a fare le pulci proprio a chi senza chiedere nulla di più è riuscito a fare qualcosa di più (Sindaco dixit).
In parole povere, a pochi giorni dal nuovo anno - quello dell’aumento di tre punti del moltiplicatore, dello sforamento dei costi per il riconosciuto, inutilissimo autosilo del centro sportivo del Maglio, dell’esplosione del preventivo del tram treno e del fresco pasticcio del Casinò per intenderci - un gruppo eterogeneo di nostri consiglieri non ha resistito alla tentazione di rifarsi una verginità provando a fare i conti in tasca al servizio che ha realizzato la rivista. Una tipica interpellanza da…un colpo al cerchio e uno alla botte: siete stati bravi, certo, ma in questi tempi di sacrifici era proprio il caso di lanciarsi in un’iniziativa obsoleta e antistorica nel defunto mondo del cartaceo?
Non so che cosa mi ha più infastidito: se l’immancabile spolverata di demagogia di ogni tentativo di tardiva riparazione a difesa di una facile rettitudine di retroguardia - come se loro, i loro predecessori e i loro partiti non fossero stati i principali responsabili della situazione in cui ci troviamo - o la non richiesta lezioncina di modernità ed efficienza, che un giorno potrebbe magari spingerli a mettere in discussione persino l’utilità di una biblioteca. Che tanto i libri non li legge quasi più nessuno…


