La storia

Nella crisi, c'è chi non si rassegna

Dopo la chiusura della Lati, Adrian Feitknecht si è rimboccato le maniche e ha aperto a Cadenazzo l'unico laboratorio di pasteurizzazione biologico del Ticino - Ecco come gli vanno le cose
© CdT/Chiara Zocchetti
Davide Illarietti
28.06.2026 06:00

Adrian Feitknecht apre il rubinetto della cisterna e riempie un bicchiere di latte appena munto. Il sapore è tutta un'altra cosa. Arriva direttamente dalla stalla dove le mucche si alternano a una mungitrice self service - fuori una dentro l'altra, si fanno sotto quando sentono di avere le mammelle piene - un po' come al drive-in. Poi attraverso un tubo viene pompato all'impianto di pasteurizzazione nuovo di zecca: appena inaugurato, dopo la chiusura della Lati è l'unico esistente in Ticino. Il latte ne esce sotto forma di simpatiche bottiglie con il disegno di una mucca con gli occhiali da sole.

Il latte imbottigliato alla Masseria Ramello. ©CdT/Chiara Zocchetti
Il latte imbottigliato alla Masseria Ramello. ©CdT/Chiara Zocchetti

La scommessa

«È stato un grosso investimento - dice il 37.enne - ma siamo convinti che ne valga la pena»

Feitknecht è il contadino che non ti aspetti, parla cinque lingue e due dialetti (ticinese e Schwytzerdütsch) e come suo padre Ulrico ha una laurea in agronomia. Nella crisi del settore ha visto un'opportunità, e forse per questo - unico di quattro fratelli - ha deciso di portare avanti la storica masseria Ramello di Cadenazzo (nata nel 1798, è gestita dalla sua famiglia dal 1921) in un momento in cui il ricambio generazionale nell'agricoltura ticinese è perennemente in negativo. Per di più ha scelto di specializzarsi nel prodotto più in perdita di tutti: latte, solo latte.

«Sì, latte e basta. Non faccio formaggi. Carne pochissima. Ho deciso di specializzarmi perché ci credo e secondo me ha senso impegnarsi in una cosa fatta bene».

Una scelta obbligata

Alla lontana anche Feitknecht viene dalla Svizzera tedesca (il bisnonno era bernese) come le mucche della trasumanza estiva: ma a differenza di loro è molto legato alla «ticinesità» e ha un piano preciso su cosa fare con il suo latte: mandarne oltre Gottardo il meno possibile.

L'interno del laboratorio di pasteurizzazione. ©CdT/Chiara Zocchetti
L'interno del laboratorio di pasteurizzazione. ©CdT/Chiara Zocchetti

In un certo senso non ha altra scelta. Ha convertito l’abbonamento al biologico nel 2017 ed è praticamente l’unico in Ticino - di 420mila litri di latte bio lavorati dalla Lati fino al 2024, 400mile erano suoi - quindi avrebbe dovuto affrontare da solo il trasporto verso la Svizzera interna. «Il latte biologico non può essere trasportato insieme al latte normale - spiega - la filiera deve rimanere separata».

La difficoltà è diventata, così, un’incentivo a impegnarsi nel progetto a cui in realtà Feitknecht lavorava già da tempo, a prescindere dalla chiusura dell’impianto condiviso. «Ho sondato l’interesse della grande distribuzione in Ticino ad acquistare il mio latte a kilometro zero, e ho trovato una buona risposta. Il problema era come trasformarlo».

Dalla mammella al consumatore

Da qui la decisione di creare il laboratorio di pasteurizzazione, proprio all’interno della grande stalla che circonda la masseria sul piano di Magadino. A pochi metri dalle mucche. Fuori i contadini con gli stivali spalano il letame e le vacche muggiscono, dentro due operatori in camice bianco, guanti e mascherina attivano digitalmente la piccola «catena di montaggio» in un ambiente asettico e sterilizzato (non ci è permesso entrare durante il reportage).

Feitkencht con la moglie Olaya. ©CdT/Chiara Zocchetti
Feitkencht con la moglie Olaya. ©CdT/Chiara Zocchetti

«Il nostro latte in questo modo arriva direttamente nei supermercati ticinesi senza intermediari, due ore dopo essere stato imbottigliato». La freschezza è la stessa che si assaggia al rubinetto della cisterna, e la strada è infinitamente minore rispetto a quella percorsa dal latte inviato oltre Gottardo. «Al momento circa la metà di quello che mungiamo rimane in Ticino» dice Adrian con orgoglio. «Il nostro obiettivo è aumentare la quota il più possibile, siamo assolutamente pronti». Anche altri produttori vorrebbero portare il loro latte all’impianto di Feitknecht - «abbiamo la fila» - ma per ora lui ha gentilmente rifiutato. Preferisce consolidare la clientela ticinese passo passo. Una cosa, fatta bene.

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