Il caso

Sei milioni di franchi spariti nel nulla

Il lascito di Hoepli e quel conto corrente «dormiente» a Paradeplatz, così la polemica arriva fino a Zurigo
Davide Illarietti
31.05.2026 06:00

C’è un filo sottile, ma neanche troppo, che lega la «saga» della libreria Hoepli di Milano con un conto corrente intestato allo stesso cognome, in passato attivo presso la sede di Credit Suisse in Paradeplatz a Zurigo, oggi presso UBS allo stesso indirizzo.

Non è un conto di poco conto, si potrebbe dire. Conserva circa 6,5 milioni di franchi, una cifra che, se la storica casa editrice fondata da Ulrico Hoepli nel 1871 a Milano non avesse chiuso i battenti questa settimana - lunedì - a causa di divergenze economiche tra gli eredi del tipografo turgoviese, avrebbe forse potuto cambiarne le sorti. Ma purtroppo o per fortuna non è stato possibile.

Il patrimonio appartenente alla Fondazione Hoepli, creata dallo stesso Ulrico in Svizzera nel 1911, è stato oggetto in passato di interessamenti da parte del ramo italiano della famiglia (Ulrico Hoepli morì senza figli) ma senza risultati. La volontà del fondatore era chiara: il denaro - 100mila franchi d’allora, lievitati nel frattempo - era vincolato e doveva servire a «sostegno alle istituzioni e iniziative di pubblica utilità» e «promuovere le scienze e le arti in Svizzera». Curiosamente, proprio mentre a Milano maturava la crisi della casa editrice, anche a Zurigo si è messa la parola fine a una storia centenaria, non senza strascichi polemici.

«Uno scandalo politico-culturale»

La svolta è arrivata due anni fa quando - come riferito dal Corriere del Ticino a ottobre scorso - la Fondazione Hoepli zurighese è diventata di fatto «dormiente». Ossia ha cessato la sua vita attiva, almeno come persona giuridica. Per l’ex direttore Joseph Jung, professore di storia e autore di monografie su Hoepli senior, si è trattato di «uno scandalo culturale altrettanto grave che la chiusura della libreria milanese, ma su cui in Svizzera non si è fatto alcun rumore».

In realtà, anche prima dello scioglimento l’esistenza della Stiftung zurighese non è che fosse così nota al grande pubblico: e questo nonostante del consiglio d’amministrazione facessero parte per statuto (e per volontà esplicita del fondatore) un rappresentante del governo del Canton Zurigo, del Canton Turgovia e addirittura del Consiglio federale. La stampa nazionale se ne è occupata in tempi recenti solo quando - nel 2019 - venne fuori che la «ministra» dimissionaria Doris Leuthard aveva presieduto la fondazione prima del termine del suo mandato a Berna, contravvenendo al regolamento dell’esecutivo federale. Si giustificò sottolineando che l’attività - minima - non era comunque retribuita.

Il nome scompare

Ma come si è arrivati allo scioglimento? Il professor Jung rivendica l’operato di trent’anni in cui la Stiftung «ha supportato economicamente progetti culturali ed editoriali di piccole dimensioni ma di comprovata serietà in tutta la Svizzera, Ticino compreso» attraverso «il sostegno economico a singole persone e singoli progetti». Secondo l’ex direttore, che ha guidato l’ente dal 1991 al 2021, le prassi di erogazione stabilite da Ulrico Hoepli nel 1911 «sono state profondamente rispettate per oltre un secolo ma la sua volontà è stata infine tristemente tradita» dall’ultimo consiglio d’amministrazione. Riunitosi nel 2024 (sotto la presidenza ancora di Doris Leuthard) quest’ultimo ha decretato il trasferimento dell’importo nel frattempo maturato - «non proprio bruscolini» - a una fondazione collettiva di utilità pubblica con sede a Zurigo.

«Di fatto - lamenta ancora Jung - in questo modo del lascito di Ulrico Hoepli al proprio paese si è persa totalmente traccia, non esiste più un soggetto giuridico che ne porti avanti il nome e lo spirito dell’iniziativa filantropica che l’imprenditore volle affidare alle autorità del suo paese natale».

«Un conflitto di interessi»

Le accuse non cadono nel vuoto. La ex consigliera di Stato Monika Knill-Kradolfer è stata a capo del Dipartimento dell’istruzione e della cultura del canton Turgovia fino al 2024, e proprio in quell’anno votò lo scioglimento della fondazione. Non è casuale la coincidenza temporale con l’acquisizione da parte di UBS di Credit Suisse, presso cui la fondazione aveva allora domicilio. «Dovevamo decidere cosa fare del lascito e del conto su cui era depositato». Secondo Knill-Kradolfer «la gestione negli ultimi anni era stata molto restrittiva, e nonostante il notevole patrimonio solo poche richieste di finanziamento erano state approvate nei decenni precedenti».

In seguito allo scioglimento della Hoepli Stiftung, l’allora consigliera di Stato aveva anche sollevato un presunto «conflitto d’interessi» da parte dell’ex direttore, di cui la fondazione aveva finanziato negli anni diversi progetti editoriali. «A posteriori molte decisioni del consiglio d’amministrazione erano state forse troppo accomodanti. Le riunioni si svolgevano in tempi record e le decisioni venivano prese in anticipo».

Si tratta di opinioni «personali» - già riferite all’epoca in scambi di mail private a margine della chiusura della fondazione - su cui oggi l’ex consigliera di Stato non commenta. All’epoca del suo mandato, in ogni caso, Knill-Kradolfer aveva «esplorato più volte la possibilità di una soluzione legata al territorio turgoviese come il trasferimento della fondazione» sotto il cappello del Cantone. Ma era risultata «una soluzione allora non praticabile» e il consiglio d’amministrazione non aveva avuto altra scelta, a suo dire, che devolvere il lascito a una fondazione collettiva la quale «dovrebbe occuparsi di progetti di più grande portata». Con buona pace del nome Hoepli.

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