Il reportage

Nel ventre della montagna il silenzio parla e il buio illumina

Entrare nel Sasso da Pigna vuol dire lasciarsi alle spalle la frenesia del Passo e immergersi nella storia: un viaggio intimo e sorprendente, una riflessione tra parole, ricordi e immagini
Martina Ravioli
21.07.2022 08:00
In ogni locale c’è una candela e un acciarino, vestigia di un tempo che fu. Su quasi ogni roccia scivola una goccia, fonte di vita che sgorga e che nel silenzio sembra cantare. Varcata la soglia si entra in un’altra dimensione e il viaggio può avere inizio. Me lo aveva detto il già Divisionario Francesco Vicari, che in fortezze come il Sasso da Pigna ha trascorso un centinaio di notti dei suoi 2.250 giorni di servizio attivo, quando in maggio ha aperto per me il suo scrigno dei ricordi. Abbiamo parlato per quasi tre ore in un caldissimo pomeriggio di un’assolata primavera luganese. «I ricordi del tempo passato nel cuore della montagna sono tanti, ma le sensazioni più vivide sono due: il buio e il silenzio. La notte, quando tutti dormivano, ero da solo e mettevo ordine nei miei pensieri...