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Bussola locarnese

Perdersi nei sogni

La rubrica quotidiana del direttore artistico del Locarno Film Festival
Giona A. Nazzaro
Giona A. Nazzaro
13.08.2026 06:00

Oggi iniziamo a navigare parafrasando il titolo di un bel cortometraggio di Rachel Goodgarts, Dans le rêve, quand on ne dort pas la nuit: come nei sogni, quando non si dorme la notte. Andare al cinema è questo: perdersi nei film, calarsi in un altro mondo. Ad esempio, il mondo del giovane regista ticinese di talento Domenico Singha Pedroli che presenta al Festival il suo corto, Typhoon Mambo.

Oggi, tra sogni ed equilibri fra mondi, vogliamo analizzare e osservare come, a volte, dal reale si trascolori nella fantasia, nel fantastico, e viceversa. Ci troviamo così dalle parti di un atlante magico: Magic Atlas di Sun Xun, film che presentiamo in concorso nei Cineasti del presente. Un film di animazione che a nulla somiglia di quanto visto e conosciuto: incisioni, disegni, grafismi. Un film che si ispira alla tradizione dell’illustrazione cinese per raccontare un presente distopico che sembra prelevato da George Orwell.

E a proposito di presente distopico, come non ricordare un altro cortometraggio magnifico di F. J. Ossang - Pardo d’argento per la miglior regia nel 2017 con 9 Doigts - il quale torna con Tombé des rêves: ancora un riferimento al mondo dei sogni. Qui la magnifica Elvire, insieme ad Alexis Manenti, vive isolata in un maniero che dà su delle scogliere, attorno al quale si aggirano figure misteriose: forse zombie, forse ritornanti, forse fantasmi. È anche questo un film che, dietro le convenzioni del film di genere - in questo caso, il genere della Universal degli anni ’30, di Edgar G. Ulmer, della fotografia di Karl Freund - traccia in realtà un quadro del presente molto inquietante.

Ci spostiamo fuori concorso con un film molto particolare: un film di genere, di vampiri, femminista, Sundown, diretto dalla studiosa Rebekah McKendry, che oltre a dedicarsi allo studio del cinema fantastico è anche regista. Vi ritroviamo Daniel Bernhardt, l’action star elvetica originaria di Berna, che negli USA è diventato una sorta di figura di culto grazie a franchise come Matrix e John Wick, e che attualmente è impegnato in un remake che farà molto parlare. Il film ricorda John Carpenter, è un film d’assedio ed è estremamente divertente, per via dei continui rovesciamenti e colpi di scena.

A proposito di luoghi chiusi e spazi minacciati, parliamo, infine, di Demony - demoni, ma nel senso di Dostoevskij - film ucraino diretto da Natalka Vorozhbyt. Vorozhbyt era già stata a Locarno nell’edizione 75, quando, in seguito all’aggressione russa all’Ucraina, decidemmo di inaugurare il Festival con un suo cortometraggio. Demony, che richiama alla memoria il grande cinema di Kira Muratova e di Aleksej Jur’evič German, è un racconto nel quale in un piccolo villaggio giunge uno straniero: probabilmente russo, probabilmente una spia, probabilmente con un piano. Il suo arrivo, e l’innamoramento di tutta una serie di persone, crea scompiglio. Siamo negli anni ’90, anche se sembra di essere immersi in un racconto di Michail Bulgakov, e le cose si mettono inquietantemente in moto. Vorozhbyt firma un film di maestria assoluta, forse non di immediata e facilissima lettura, ma di una consapevolezza formale davvero straordinaria.