Cent'anni fa

Le sedute parlamentari e la fiera delle chiacchiere

Le notizie del 30 agosto 1925
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Nicola Bottani
Nicola Bottani
30.08.2025 06:00

La Nota
Il signor Bopp, deputato agrario al Nazionale e giornalista, ha protestato perchè l’Assemblea della Associazione della stampa svizzera ha liquidato i suoi lavori in un paio d’orette, impiegando il resto del tempo a scorrazzare per gli ameni dintorni di Ginevra.

Il signor Bopp dal punto di vista del Consigliere Nazionale ha perfettamente ragione. Una assemblea, un parlamento, un congresso non sono più tali se su una piccola questione di procedura, a furia di dipanare argomenti pro e contro, non si impiegano almeno un paio di sedute in discorsi, repliche, dupliche, in «Permettano gli egregi colleghi ancora due parole», «Non posso lasciar passare le dichiarazioni del’egregio collega senza ecc. ecc.», «Sarò breve (alla larga) nel mio dire». Parlamento deriva da parlare e molti deputati, pigliando alla lettera l’origine etimologica del nome, si credono in diritto non solo ma anche in dovere di parlare a proposito e, più volontieri, a sproposito di tutto e su tutto. Ecco perchè molte volte le sedute parlamentari si riducono in una fiera di chiacchiere e il Parlamento diventa quello che i veneti direbbero la casa de le ciacole. Il signor Bopp ragiona evidentemente così: se noi alle Camere e in modo particolare nei Gran Consigli cantonali non mettiamo agli onori della vita la più piccola legge, una proposta di modificazione dei calamai o quella del cambiamento delle bullette delle poltrone o una mozione contro il maltempo senza perlomeno una dozzina di discorsi di vario chilometraggio, dei quali uno interessante e sensato, due interessanti e poco sensati, tre così così e gli altri nè sensati nè interessanti, pronunciati unicamente per dar aria alla bocca e per far bella figura al cospetto degli elettori i quali leggeranno nel giornale locale il “il vibrante discorso del Xonsigliere X. Y. contro le punture dei tafani”, è inconcepibile che un Parlamento di giornalisti liquidi la gestione di un anno e risolva problemi di natura giuridica e professionale in un paio di orette!

Ragionamento giusto, onde speriamo che nella prossima Assemblea generale della stampa ognuno dei 700 membri dell’Associazione si faccia un dovere di prendere la parola, perchè un Parlamento, un congresso dove si tengono pochi discorsi sono ad un dipresso come un libro di versi in cui c’è troppo spazio bianco.

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