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«Musicisti generati con l'IA? L'industria vuole artisti alla moda e facilmente controllabili»

La presenza di brani, cantanti e gruppi frutto dell'intelligenza artificiale è in costante crescita su social, piattaforme di streaming e classifiche, ma qual è il modello di business che c'è dietro ed è giusto che questi prodotti possano competere con artisti reali? Ne parliamo con il rapper e conduttore radiofonico Maxi B
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Mattia Darni
15.02.2026 06:00

Ha fatto scalpore, nelle ultime settimane, la rivisitazione in chiave afro-soul del brano Papaoutai del cantante belga Stromae. Il motivo? Semplice: si tratta di una canzone creata con l'intelligenza artificiale (IA) che è riuscita a entrate nelle prime dieci posizioni di diverse classifiche di Spotify così come nella top 10 della Schweizer Hitparade, la classifica settimanale ufficiale svizzera. Il brano si è così posizionato davanti a quelli di artisti reali e molto popolari quali Bruno Mars, Harry Styles, Benson Boone e Billie Eilish, solo per citarne alcuni. Ma non finisce qui: anche sui social, il pezzo sta riscontrando parecchio successo.

«L'interesse attorno alla versione afro-soul di Papaoutai non mi scandalizza più di tanto, anche perché di canzoni generate con l'IA ne escono tantissime ogni giorno», esordisce Maxi B, rapper e conduttore radiofonico di Radio3i. «Il successo, più che da imputare all'intelligenza artificiale, va ricondotto alla profondità del testo e allo spessore di Stromae».

Tagliare il ramo su cui si è seduti

Secondo Maxi B, insomma, la viralità della versione afro-soul di Papaoutai non è così stupefacente e inaspettata. A lasciare perplesso il nostro interlocutore sono altre mosse. «Rimasi più sorpreso e allibito quando scoprii che un artista del calibro di Timbaland aveva fondato una società, dal nome Stage Zero, che utilizza in modo attivo l'intelligenza artificiale per fare musica. Con questo progetto ha creato artisti sintetici; penso in particolare a Tata Taktumi, che sta vendendo tantissimo. Ecco, ciò di cui non mi capacito è come qualcuno che ha contribuito a rendere grande un certo tipo di musica, ora imbocchi questa strada andando a tagliare la componente di anima e sensibilità umana, ovvero quegli elementi che lo hanno reso famoso. È come segare il ramo su cui si è seduti».

Importante è anche distinguere l'impiego che si fa dell'IA. «Se questa viene usata come aiuto per migliorare una produzione che si ha in testa mi sta bene. È semplicemente un nuovo strumento come lo sono stati i computer oppure i sintetizzatori negli anni Ottanta. L'intelligenza artificiale deve però essere un supporto, non una scorciatoia. E, soprattutto, non va utilizzata per creare un pezzo da zero», ammonisce il nostro interlocutore.

Strizzare l'occhio all'algoritmo

Quello di Tata Taktumi, l'artista creata da Timbaland con l'intelligenza artificiale, non è un fenomeno isolato: negli ultimi tempi diversi cantanti e gruppi sintetici hanno attirato l'attenzione delle persone, soprattutto sui social e sulle piattaforme di streaming. È il caso, per esempio, della rock band The Velvet Sundown o di Xania Monet, esponente della musica RnB che ha firmato un contratto da tre milioni di dollari. «Sono contrario a questi progetti perché alla gente non si vende più una persona, bensì un computer: lo trovo incomprensibile», racconta Maxi B.

L'attuale proliferazione di artisti sintetici spinge però a interrogarsi sulle finalità di tali strategie economiche. «Sono progetti, e penso in particolare al caso dei Velvet Sundown, creati per piacere agli algoritmi di social e piattaforme di streaming e non per attirare l'interesse delle persone. È musica anonima che non fa male a nessuno», analizza il nostro interlocutore. «Lo scopo ultimo è far guadagnare coloro che si nascondono dietro a questi musicisti fantasma».

Questo modello di business sembra poi offrire un altro vantaggio dal punto di vista finanziario: l'abbattimento dei costi. «Strizzando l'occhio all'algoritmo, questi brani non hanno bisogno di promozione attiva», spiega Maxi B. «Non esistendo poi cantanti in carne e ossa, non è nemmeno necessario spendere soldi per mandarli in giro per il mondo a farsi pubblicità».

La creazione di marionette

All'industria musicale, cantanti e gruppi sintetici piacciono anche perché sono facilmente gestibili in quanto privi di personalità. «L'IA è l'esasperazione di quanto accade nel K-pop», analizza Maxi B. «Mi spiego meglio: in questo genere abbiamo artisti completamente sottomessi che fanno esattamente ciò che viene loro richiesto, durano dieci anni e poi implodono perché a pezzi dal punto di vista psicologico dopo essere stati continuamente trattati come automi. Insomma, l'IA sta facendo la stessa cosa del K-pop con la sola differenza che quest'ultimo si avvale ancora di esseri umani. La via imboccata è cioè quella dell'eliminazione non solo dell'umanità, ma anche della personalità».

A livello di immagine, poi, i musicisti sintetici hanno il vantaggio di essere costantemente alla moda. «L'aspetto di queste entità artificiali andrà sempre incontro ai gusti del target di riferimento», sottolinea il nostro interlocutore. «Come a livello di composizione musicale, allo stesso modo pure a livello estetico si assiste dunque a un appiattimento».

Una componente importante della musica è pure quella dei concerti; ma come garantire la presenza dal vivo di artisti esistenti solo in rete? «Partiamo dalla considerazione che oggi la performance live fatta bene è sempre più rara: i giovani hanno abbassato molto i propri standard di qualità», osserva Maxi B. «Fatta questa premessa: credo che il live non andrà scemando, semplicemente verrà realizzato avvalendosi di ologrammi realistici. Più che dei concerti, diventeranno spettacoli multimediali».

Segnalare e regolamentare

Tornando al caso della versione afro-soul di Papaoutai, a stupire molte persone è stato l'alto posizionamento della canzone in diverse classifiche musicali. Questo spinge a chiedersi se sia giusto che brani generati con l'intelligenza artificiale possano competere con quelli realizzati da veri e propri artisti. E ancora, è giusto che le radio li trasmettano? «Partiamo dal principio che l'intelligenza artificiale non si può fermare; prima o poi credo che verrà accettata anche in campo musicale», analizza Maxi B. «La soluzione potrebbe essere, sia sulle piattaforme di streaming sia in radio, di segnalare apertamente le creazioni generate con l'IA. Spesso, infatti, oggi si ammette di aver fatto ricorso all'intelligenza artificiale solo una volta che si viene scoperti. L'impiego di questa tecnologia, inoltre, andrebbe regolamentato, sia a livello di industria musicale, sia sul piano legislativo. Per quanto riguarda le classifiche, invece, penso che dovrebbero venire create graduatorie specifiche per brani generati con l'IA in modo che non entrino in competizione con quelli composti dagli artisti veri».

Un aspetto che infine non va trascurato è quello del copyright. «Per creare una canzone, l'IA utilizza brani già esistenti e questo è un problema: a chi vengono versati i diritti d'autore? Per ora a nessuno. Quello dell'intelligenza artificiale è dunque un furto», conclude Maxi B.

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