Notte movimentata a Gandria a causa di un violento incendio

L’incendio di Gandria
Campane a martello
Un gravissimo incendio è scoppiato la notte di Capodanno a Gandria, in una casa situata nella parte alta del paese e di proprietà della signora Baumann, divorziata Valentini. Le fiamme, sviluppatesi in un fienile sovrastante la cucina e la camera occupata dalla proprietaria e dai due piccoli suoi figli, si sono alzate altissime dopo aver covato fra le balle di fieno compresso. L’allarme venne dato verso le 24 e sul posto sono accorsi alcuni volonterosi terrazzani e poi, destati da impressionanti rintocchi della campana a martello, tutti gli abitanti. Il lavoro di spegnimento, iniziato a secchi d’acqua faticosamente estratta dall’unica cisterna, non dava alcun risultato e le fiamme minacciavano di comunicare il fuoco alle abitazioni attigue.
Si telefonò a Lugano, verso il tocco, e con meravigliosa rapidità i nostri militi del fuoco furono subito in caso di portarsi sul posto. A mezzo il celere motoscafo del signor Andrea Ponti, si portarono a Gandria il comandante dei pompieri, signor arch. Arch. Luvini, e alcuni militi, mentre la piccola autopompa, trainata fino a San Domenico, veniva caricata su di un motoscafo giunto nel frattempo da Gandria.
Il lavoro dei dieci militi e del sergente Sassella, diretti personalmente dal comandante, è stato semplicemente massacrante, perchè essi dovettero distendere dal lago fino al luogo dell’incendio oltre cinquecento metri di tubi, attraverso terreni coltivati e sopra muri di cinta. Chi conosce il paese può farsi un’idea delle difficoltà superate dai nostri militi nel buio profondo della notte mentre la popolazione attendeva ansiosa i primi getti d’acqua. Con due forti getti venne attaccato l’incendio che già aveva completamente distrutto il tetto; poco dopo cedeva il soffitto della cucina e della camera e pesanti travi cadevano lasciando libero corso alle fiamme anche nella parte inferiore della casa. La signora Baumann ed i due piccoli furono appena in tempo a salvarsi quando già il denso fumo del fieno in combustione li minacciava di asfissia. Pochi mobili poterono essere portati in salvo. Il lavoro dei pompieri continuò tutta la notte. Nel pomeriggio di ieri, verso le 15, l’incendio ebbe un risveglio e fu necessario continuare l’opera di spegnimento per altre due ore. Finalmente il fieno che rimaneva fu sommerso sotto l’acqua ed ogni minaccia veniva allontanata. Della casa, non assicurata, restano le quattro mura e la piccola famigliola ridotta sul lastrico senza nemmeno la biancheria.
La madre ed i due figli sono stati ricoverati in canonica dal curato del paese che è stato uno dei primi a portarsi sul posto e ad incoraggiare gli sventurati.
Incendio doloso?
Una gravissima accusa è stata da noi raccolta nel pomeriggio di ieri durante il sopraluogo. Fra gli abitanti che commentavano il fatto circolava insistente la voce che il fuoco era stato appiccato da mano criminosa. La Baumann era odiata da molti, quantunque fosse un essere inoffensivo e cercasse di sbarcare il lunario vendendo cartoline sul romantico sentiero ai forastieri di passaggio. Una gravissima
accusa è stata da noi raccolta nel pomeriggio di ieri durante il sopraluogo.
Fra gli abitanti che commentavano il fatto circolava insistente la voce che il
fuoco era stato appiccato da mano criminosa. La Baumann era odiata da molti,
quantunque fosse un essere inoffensivo e cercasse di sbarcare il lunario
vendendo cartoline sul romantico sentiero ai forastieri di passaggio.
A conferma di queste voci sta anche il fatto che nello scorso settembre il
fuoco distruggeva in parte un’altra casa di abitazione allora occupata dalla
disgraziata donna e situata a pochi metri da quella distrutta l’altra notte.
Alle autorità il compito di condurre a fondo una pronta inchiesta per stabilire
eventuali responsabilità.
Se la carità pubblica non verrà in soccorso della Baumann, la più nera miseria
attende i tre disgraziati.
Clicca qui per l'edizione completa del Corriere del Ticino del 2 gennaio 1926 disponibile nell'Archivio Storico del CdT.
