Serie tv

Il segreto di Wanna Marchi

Ha appena compiuto 80 anni, ma l'imbonitrice è un personaggio del presente: tant'è che Netflix le ha dedicato una docuserie
Stefano Olivari
07.09.2022 18:45

Wanna Marchi è un personaggio del presente, anche se ha appena compiuto 80 anni e le sue apparizioni televisive ormai si riducono a qualche ospitata. Per questo Wanna, la docuserie a lei dedicata che dal 21 settembre si vedrà su Netflix, potrebbe essere un grande successo: lei è stata sostituita da altri imbonitori, le creme scioglipancia e i suoi amuleti da altri prodotti miracolosi, ma la logica non cambia: la gente è disperata e ha bisogno di credere in qualcosa o in qualcuno.

Il trailer ufficiale della serie. © YouTube/Netflix Italia

Ottanta e novanta

La docuserie di Alessandro Garramone, 4 puntate con al loro interno 22 diverse testimonianze, racconta l’ascesa e il crollo della televenditrice più famosa della televisione italiana, notissima anche in Ticino negli anni Ottanta e Novanta. Due decenni che per Wanna Marchi e l’inseparabile figlia Stefania Nobile sono stati caratterizzati da due linee di prodotto diverse: negli Ottanta si puntava sulla forma fisica, nei Novanta sulla ricerca della fortuna. Due decenni chiusi comunque in maniera simile: il primo con una condanna per bancarotta fraudolenta e il secondo con un procedimento giudiziario terminato con una condanna per truffa e una discreta dose di carcere. Ma Wanna Marchi è molto più di un personaggio finito prima in disgrazia e poi nell’oblio: lei ha rappresentato i sentimenti inconfessabili dei ceti sociali medio-bassi dell’Occidente, fino agli Ottanta gestiti e smorzati dai partiti post Seconda Guerra Mondiale, quei sentimenti che non avevano rappresentanza né televisiva né politica.

Salvata dalle alghe

Senza la nascita delle televisioni locali, un tempo si diceva ‘le private’, a metà degli anni Settanta, non ci sarebbe mai stata Wanna Marchi e forse nemmeno la presenza della indefinibile ‘gente’ sulle televisioni nazionali. Lo dimostra proprio la sua storia, tutt’altro che da predestinata al successo: a 15 anni, il giorno di Natale, perde il padre, poi inizia a lavorare come estetista a Ozzano dell’Emilia, in provincia di Bologna, si sposa giovanissima e da giovanissima avrà i suoi figli Maurizio e Stefania, sempre al suo fianco nelle spericolate avventure imprenditoriali. Il lavoro da dipendente non le piace e comunque va male, il matrimonio va invece malissimo (con accuse pesanti della Marchi nei confronti del marito), e lei ad un certo punto si rende conto che la gente che frequenta i centri estetici non cerca scienziati capaci di cambiare il corpo, ma persone che vendano un sogno. E i sogni comincia quindi a venderli, a partire non dalle mitiche alghe, ma dai fanghi. Affitta un garage, lo riempie dei prodotti di cosmesi più improbabili e inizia a piazzarli porta a porta, in quell’epoca pre-internet, con il giro d’affari che si allarga dopo la sua apparizione nel 1977 in una tivù bolognese, Teleregione, in una trasmissione chiamata Gran Bazar, condotta da Raffaele Pisu e Marisa Del Frate. L’impatto della Marchi sul pubblico è subito clamoroso: urla come un’indemoniata, ma soprattutto dice alle persone verità scomode: cioè che sono grasse, brutte e in definitiva infelici. E per piazzare i suoi prodotti apre ogni presentazione con «Signori miei» e la chiude con il leggendario e urlato, con la voce più stridula possibile, «D’accordo?».

Wanna Marchi show

Dal circuito locale esce nei primi anni Ottanta, quando si trasferisce a Milano e inizia a collaborare con Rete 4, all’epoca non ancora di Berlusconi ma della Mondadori (peraltro la casa editrice nel 1991 diventerà anch’essa di Berlusconi). Con il suo prodotto di punta, lo scioglipancia, che altro non è che una crema dal prezzo di 100.000 lire, entra subito nell’immaginario collettivo. Come tutte le persone con almeno 50 anni ricordano, anche in Ticino, la consacrazione avviene nel 1983 con il Wanna Marchi Show su Rete A, programma in onda dopo le 23 che mescola televendita (ovviamente con pochissimi ‘pezzi’ rimasti, bisognava sempre affrettarsi) a vere e proprie performance della Marchi, che si trasforma in guru onnisciente e interagisce in diretta con telespettatori, soprattutto donne, che le confidano i loro problemi, sentimentali, familiari, finanziari e anche fisici. Le telefonate all’inizio sono tutte finte, interpretate da amici e conoscenti, ma poi diventano vere e la Marchi risponde da telepredicatore all’americana. Trattando anche malissimo gli interlocutori-clienti, con un linguaggio e frasi-tormentone («Se sei grassa è chiaro che tuo marito ti fa le corna») oggi inimmaginabili. Libri, convention, interviste, ospitate ovunque, addirittura un disco (D’accordo? il titolo) autoparodistico, insieme ai Pommodores, che ottiene un buon successo. E sempre in tema di parodie, diventa attrice nei Promessi Sposi del trio Marchesini-Solenghi-Lopez, per la RAI, facendo la parte di una venditrice di creme contro la peste. Troppe attività, che fanno perdere di vista quella principale: a inizio anni Novanta il fallimento e la condanna per bancarotta fraudolenta mettono fine alla sua prima vita di televenditrice.

Il maestro Do Nascimento

Ci vuole ben altro per distruggere una donna che si è fatta da sola e la sua resurrezione avviene quasi subito, a metà degli anni Novanta: non si sa come inizia a collaborare con il marchese Attilio Capra de Carré, del quale fino a quel momento nessuno ha mai sentito parlare, e nella casa del marchese, in centro a Milano, conosce un giovane e muscoloso brasiliano, cameriere, cuoco e tuttofare. Il suo nome è Mario Pacheco Do Nascimento, quello che per tutti diventerà ‘Il maestro Do Nascimento’. La Marchi ne intuisce il potenziale e lo porta con sé in televisione, dove non vende più prodotti di bellezza ma rimedi contro la sfortuna: amuleti, collanine, rametti e altri oggetti che suo dire terrebbero lontano il malocchio. Il tocco di genio è far credere che Do Nascimento sia una specie di mago, ma del resto la gente disperata può credere a tutto. E Do Nascimento diventa a sua volta un’icona, dice pochissime parole perché non sa cosa dire ma questo viene preso per un segno di saggezza. La Marchi non si ferma qui e la clientela di questi prodotti inutili ma innocui viene spesso ricontattata, con proposte e richieste di denaro sempre più pressanti. Per farla breve: la seconda vita televisiva della Marchi si conclude con una condanna per truffa aggravata (anche per lei, il compagno e poi marito Francesco, fra l’altro morto pochi giorni fa, e la figlia) e la fuga del mago-maestro in Brasile, dove vive tuttora anche dopo il fallimento del suo negozio di parrucchiere a Bahia. Quanto alla sua scopritrice, chiuse le pendenze giudiziarie ha aperto un bar a Milano, vicino alla Stazione Centrale, ed ogni tanto compare come ospite in tivù.   

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Ma ovviamente Wanna Marchi non è soltanto una truffatrice, se no la sua storia non sarebbe mai arrivata su Netflix, dove peraltro le storie riguardanti truffe non mancano (si pensi solo a Inventing Anna, basata sulla storia di Anna Sorokin). Prima di tutto lei è stata uno dei pochi personaggi europei, non soltanto italiani, ad avere un rapporto diretto con il pubblico, a parlargli attraverso lo scherno, e ad essere quindi più importante dei canali che la ospitavano: si può dire che sia nata con 30 anni di anticipo, visto che oggi sarebbe una youtuber da milioni di follower. In secondo luogo lei con intelligenza e cinismo ha intuito i punti deboli delle persone, soprattutto le donne, di ogni estrazione sociale: il corpo e la fortuna. Tutti credono di poter migliorare esteticamente, tutti credono di aver avuto dalla vita meno di quanto meritato: certo non tutti sono così disperati da rivolgersi a Wanna Marchi e a Do Nascimento, ma il pubblico potenziale rimane enorme. Infine, Wanna Marchi ha saputo interpretare lo spirito del tempo e vendere prima di tutto sé stessa: una che ce l’ha fatta da sola, non per concessione o raccomandazione di altri. Certo i suoi prodotti non hanno mai migliorato né il fisico né il conto in banca dei clienti, ma lo si potrebbe dire anche per tanti venditori meno ruspanti e iconici, in giacca e cravatta in mezzo a noi.

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