«Tante illazioni su di noi, i Tigers però sono vivi»

Si sono presentati nell’aula magna del «loro», ancora per quest’ultimo anno, Istituto Elvetico i Lugano Tigers formato 2026-27. Alla guida sempre lui, il presidente Alessandro Cedraschi, affiancato dal nuovo allenatore della prima squadra, nonché storico general manager dell’Academy (il movimento giovanile ndr.) bianconera, Carlos Lopes.
Una nuova annata che inizierà e si svilupperà nel solco di quelle precedenti, cercando di fare tesoro, presidente dixit, degli errori del passato. Squadra sempre giovane dunque quella bianconera (nella rosa allargata, 12 giocatori su 16 sono U23), con la massima ambizione dei playoff, sempre mancati nelle ultime cinque stagioni, un nuovo coach in panchina e un movimento giovanile non da oggi fiore all’occhiello della società luganese. E sulla testa, aggiungiamo noi, la tanto chiacchierata fusione con Massagno. Argomento giusto sfiorato nella presentazione di ieri, se non per dire che ad ottobre è previsto un incontro tra le dirigenze e il Municipio di Lugano.
Polemiche e orgoglio
Primo a prendere la parola, il presidente Cedraschi ha esordito ricordando Andrea Petitpierre, scomparso quest’estate, «non solo un allenatore che ha portato trofei, ma un amico della società». E dopo il cordoglio, come suo solito il massimo dirigente bianconero non si è nascosto dietro a un dito: «Ringrazio la Città per il sostegno e l’aiuto, soprattutto perché sta creando qualcosa che ovviamente speriamo di poter usare (il palazzetto in dirittura di arrivo ndr.). Ma non lo nascondo, la nostra è stata un’estate travagliata. Non voglio essere polemico, ma le tante, troppe, illazioni sul nostro stato di salute, hanno fatto male alla nostra immagine, tanto che la ricerca di sponsor si è spesso scontrata con questi pregiudizi. Il Municipio ha delle preoccupazioni che pure noi condividiamo, ma il nostro quadro clinico poteva essere presentato diversamente. Come detto però, nessuna ulteriore polemica, a ottobre ci sarà un incontro tra le parti». Che dunque i suoi Tigers non siano l’immagine della salute lo ammette pure il «Cedro», ma da qui a un encefalogramma piatto ce ne passa: «Il club è vivo, dal vertice alla base, e continuiamo a lavorare il meglio possibile per dargli continuità. Il Lugano è storicamente la società portabandiera del basket ticinese, siamo radicati nel territorio con uno spiccato senso integrativo e sociale. E lo facciamo con orgoglio, un orgoglio che accomuna ogni membro dei Tigers, e che ci sta spingendo a lavorare tutti insieme, come forse avremmo già dovuto fare negli anni passati. Non lo abbiamo fatto prima, e questo è uno degli errori da cui vogliamo imparare, insieme alla paura di non essere all’altezza che nelle passate stagioni ci ha portati sul mercato, con i suoi risvolti economici, anziché cercare e costruire al nostro interno».
Il lavoro continua
Orgoglio e voglia di continuare sono stati concetti spesso ripetuti nel suo intervento da Cedraschi: «La nostra storia ci impone di migliorare la solidità economica e societaria, e dare sbocco ai nostri giovani, non solo per quel che riguarda la prima squadra. Squadra che sarà comunque improntata sui ticinesi, anche se qualcuno ha banchettato su di noi in estate portando via giocatori e altre persone. Ma i giovani non dovranno essere corpi estranei, ma membri della famiglia. Non avremo forse la squadra che vorremmo, a livello di ambizioni, ma abbiamo una squadra che possiamo mantenere oggi e domani».
Anche per questo, dopo aver perso Montini, accasatosi ad Aarau, la scelta del capo allenatore è caduta facilmente su Carlos Lopes, una vita spesa nel movimento giovanile luganese: «Non posso che ringraziare la società della possibilità. Continueremo il lavoro svolto da Montini, ovvero dare spazio e far crescere i nostri ragazzi all’interno di un ambiente di lavoro sano e competitivo. Tra visti rincorsi e beghe burocratiche, la squadra si è composta solo negli ultimi giorni, ma vedo un bel gruppo e penso che i playoff possano essere alla nostra portata».

