A Los Angeles brilla la stella di Manzambi

A Hollywood, lungo la Walk of Fame, andrà trovato lo spazio per una nuova stella. Quella, signore e signori, di Johan Manzambi. Eccola la star rossocrociata che torna a far brillare il nostro Mondiale, prendendosi Los Angeles e i riflettori del SoFi Stadium. E, soprattutto, eccola la pesantissima vittoria contro la Bosnia. Era fondamentale, dopo il clamoroso pareggio all’esordio al cospetto del Qatar, e rappresenta altresì un lasciapassare per i sedicesimi di finale del torneo. Con 4 punti e una differenza reti di colpo importante occorrerebbe un cataclisma per toglierci dalle mani l’invito alla fase a eliminazione diretta.
Una luce accecante
La Nazionale torna quindi a gioire e a meritare parole di elogio. Per come ha saputo gestire il match e i suoi momenti. E, certo, a fronte di un finale di partita travolgente, con addirittura un poker di reti e tre-quarti dello stadio - quello di fede bosniaca - ammutolito. La svolta, suggerivamo, arriva al 72’, quando Murat Yakin opta per un triplice cambio: dentro Manzambi, Vargas e Sow, fuori gli onesti o inconcludenti Aebischer, Ndoye e Rieder. Non passano nemmeno due minuti ed è poesia. Il fenomeno ginevrino del Friburgo, di nuovo piazzato largo, fa di testa sua e si porta subito nel cuore del campo, accedendo prima di Vargas e intuendo poi che la gloria è pronta a farsi conquistare al centro dell’area bosniaca.
Non è solo uno splendido tiro al volo. È una luce accecante. Quella di una stella, appunto, che squarcia la resistenza avversaria e illumina la strada della Svizzera. Una strada che nei minuti successivi si trasforma in discesa e godimento. Vargas la percorre a tutta velocità, e poi ancora lui, Manzambi, sino all’inutile sussulto della Bosnia e al rigore trasformato da Xhaka. «Bla, bla, bla, ora non parlate più» il gesto mimato dal capitano e offerto in mondovisione. Ma sapete cosa? Chissenefrega. Volevamo una reazione. Sia del collettivo. Sia dei leader che lo compongono. Ebbene. Il regista di questo ennesimo, bellissimo film della nostra storia mondiale li ha indossati con classe e carisma proprio il numero 10. In retrovia, invece, Akanji è stato mostruoso.
Effetto hydration break
Sin qui il «come». A cogliere perfettamente il «quando», per contro, è stato Murat Yakin. Il selezionatore, apparso disorientato e superato dagli eventi a San Francisco, è tornato a incidere con le sue scelte. Widmer e Rieder, preferiti a Zakaria e Vargas nell’undici iniziale, hanno dato sostanza alla prestazione elvetica. E però, certo, sono state le sostituzioni a far decollare l’astronave del SoFi Stadium. La nostra astronave. Di più. Come nel primo tempo aveva spezzato l’ottimo piglio rossocrociato, l’hydration break della ripresa ha spento l’ardore dei bosniaci, intenti a ringalluzzirsi. Una volta tornati a giocare, a prendersi la scena è però stato Johan Manzambi. La nuova star della nazionale svizzera e della Walk of Fame mondiale.
