AIL Arena, poco più di 8 minuti per una birra: stavolta fila tutto liscio

Alla prima, vera prova sotto la nuova gestione diretta del club, il servizio food & beverage dell'AIL Arena ha fatto un passo avanti. Non un salto senza sbavature, diciamolo subito, ma un progresso concreto rispetto al debutto da incubo del 5 giugno.
Nella serata di Conference League che ha visto il Lugano ospitare i kosovari del Dukagjini, le buvette hanno (finalmente) funzionato meglio. Le code, vero e proprio tallone d'Achille dell'inaugurazione, quando la sfida tra le nazionali femminili di Svizzera e Malta si era trasformata in un caso per le attese ai punti di ristoro, si sono ripresentate un po' ovunque all'intervallo, ma stavolta in forma più gestibile. Restano però i margini di miglioramento: molti spettatori erano ancora in fila quando è ripreso il gioco per il secondo tempo. A dare la misura dell'attesa ci ha pensato, cronometro alla mano, un tifoso: otto minuti, 19 secondi e 41 centesimi per portarsi a casa una birra a metà tempo. E pazienza se al tifoso, per errore, è stata consegnata una panaché... Non sono mancati altri intoppi. In tribuna principale e nella zona lounge sono stati segnalati cattivi odori, un dettaglio che stona con l'ambizione di fare dell'arena un punto di riferimento cantonale. Piccole disattenzioni, ma sotto la lente di un pubblico attento dopo le polemiche di giugno.
Il contesto, del resto, è cambiato. Dopo il tonfo dell'inaugurazione, il Lugano si era scusato con i tifosi e aveva chiuso consensualmente il contratto con Gabbani, il catering partner scelto dopo mesi di selezione. Da fine giugno il club ha preso in mano direttamente la gestione gastronomica: uno scenario che il CEO Martin Blaser aveva inizialmente scartato («per una società di calcio è complicato avere un dipartimento che sviluppa un'attività gastronomica»), ma che si è rivelato l'unica strada percorribile. Alle spalle, un investimento di poco meno di un milione e mezzo di franchi nelle infrastrutture e una task force interna confluita nel Ticino Hospitality Group.
«Adesso dobbiamo metterci noi la faccia», aveva detto Blaser, consapevole che «all'interno di un'arena è normale, e accade ovunque, fare un po' di coda alla buvette». Il metro di giudizio, dunque, non è la perfezione ma il progresso. E la serata di Conference League, pur con i suoi difetti, quel progresso lo ha mostrato. La strada verso il «servizio perfetto» promesso ai tifosi è ancora lunga, ma la direzione, stavolta, sembra giusta.
