Il Lugano si separa da Gabbani e cambia la propria strategia

La notizia era nell’aria. Il tonfo dello scorso 5 giugno, d’altronde, era stato troppo rumoroso. I disservizi verificatisi in occasione della partita inaugurale della AIL Arena, hanno portato il Lugano e Gabbani – l’azienda a cui era stato affidato il servizio di food and beverage – a separare le proprie strade. «Abbiamo concordato di risolvere il contratto in essere dal 30 giugno 2026», ha affermato il CEO del club bianconero Martin Blaser. «Un accordo, ci tengo a sottolinearlo, che è stato preso consensualmente».
Tra task force e investimenti
Uno scossone, come accennato, era atteso. In seguito alle polemiche generate dal «grande test» – com’è stato definito il match tra le nazionali femminili di Svizzera e Malta – il Lugano aveva prontamente preso posizione, scusandosi con il pubblico. Le criticità emerse «non sono passate inosservate – recitava il comunicato della società – e saranno oggetto di attente valutazioni, con l’obiettivo di arrivare preparati ai prossimi appuntamenti alla AIL Arena». Nella conferenza stampa tenutasi questa mattina, proprio nella pancia del nuovo stadio, Blaser ha spiegato com’è andato l’incontro con Gabbani. «Non abbiamo dovuto fare altro che ribadire le nostre esigenze. Abbiamo svolto un’analisi davvero approfondita – in cui sono emerse pure delle voci positive (vedi il weekend dell’inaugurazione) – e serenamente, insieme, abbiamo trovato una soluzione».
Per la gestione del settore gastronomico, il Lugano aveva dinnanzi a sé tre possibili scenari. Allineandosi alla maggior parte delle società sportive, il club bianconero aveva optato per esternalizzare completamente l’attività, affidandosi a una società di catering indipendente. «L’idea – ha spiegato Blaser – era quella di trovare una soluzione legata al nostro territorio e Gabbani era stato scelto dopo un lavoro di mesi e una procedura di selezione a più fasi». Ora, tuttavia, il dietrofront. «Ma non consideriamo quella scelta un errore, ha precisato il vicepresidente del CdA. La gestione del food and beverage, in casa Lugano, cambierà volto, puntando sullo «sviluppo di strutture interne con il supporto di esperti/consulenti specializzati». La gestione del catering, insomma, passa direttamente nelle mani del club. «Questo scenario, inizialmente, lo abbiamo scartato a più riprese, perché per una società che si occupa di calcio trovo complicato avere un dipartimento che sviluppa un’attività gastronomica. Ora, tuttavia, non abbiamo altra scelta. Adesso dobbiamo metterci noi la faccia e assumerci tutta la responsabilità. Per riuscire nel nostro intento abbiamo messo in piedi una task force che sarà spalleggiata da persone molto capaci in questo ambito». Questa decisione è anche il frutto di un recente sforzo economico tutt’altro che indifferente. «Abbiamo investito in maniera importante – tramite una cifra non di molto inferiore al milione e mezzo di franchi – nelle infrastrutture del settore food and beverage. Abbiamo creato una base che ci consente di avere tutto nelle nostre mani».
«Il rischio può essere alto»
Allo stato attuale, ha spiegato Blaser, questo tipo di approccio è l’unico che può funzionare. «Ma sul medio-lungo termine non è il nostro scenario preferito. Non lo abbiamo mai nascosto: per noi la soluzione perfetta sarebbe instaurare una joint venture con un’azienda nazionale o internazionale di catering con esperienza nel settore. Fra due o tre anni, forse, torneremo a discuterne per cercare di capire se questa via è percorribile. Una joint venture, però, può funzionare solo con un partner che non sia già presente sul nostro territorio».
Per intanto, però, il Lugano si è messo in proprio. Ma quello dei bianconeri non è di certo un caso isolato. Altre realtà – sono stati menzionati due club di hockey (Zugo e Berna) oltre allo Young Boys in Super League – sono già organizzate in maniera autonoma. «Non dico che accada al 100% – ha risposto Blaser – ma è plausibile che in futuro anche noi faremo nascere una SA dedicata alla parte gastro. Tutto ciò che faremo nei prossimi mesi verrà internamente registrato sotto il titolo Ticino Hospitality Group». Il tutto, inoltre, con la piena consapevolezza di un «settore estremamente complesso, dove il rischio di perdere dei soldi è abbastanza alto. Gestire uno stadio è davvero complicato, ma il nostro obiettivo è quello di mettere a disposizione dei nostri tifosi un servizio perfetto. Per quello che è il nostro contesto, naturalmente, perché le dinamiche sono ben differenti rispetto a quelle di un ristorante. All’interno di un’arena è normale, e accade ovunque, fare un po’ di coda alla buvette».
«Il nome non conta»
Infine, Blaser si è espresso sul sorteggio di Conference League che vedrà i bianconeri opposti al poco conosciuto Dukagjini. Un peccato per il pubblico? «Da diversi mesi si sapeva a grandi linee il bacino di avversarie che avremmo potuto affrontare. Non so quanta attenzione susciti questa squadra nei confronti dei vari appassionati di calcio kosovari. Il nome dei nostri rivali per noi non conta: dovremo vincere, questo è il punto chiave».
