Alioski imita Petan e se ne va

Una scossa per ripartire. Puro ossigeno, anche, dopo un mese e mezzo vissuto annaspando. Spingersi oltre, alla luce del sofferto successo ottenuto ai danni del Grasshopper, non avrebbe invece senso. Insomma, guai a lasciarsi andare a facili e prematuri entusiasmi. Perché la squadra che ha ritrovato la vittoria, sabato sera, ha convinto quasi esclusivamente sul piano del risultato. Oddio, i 3 punti avevano l’assoluta priorità, e tenerseli stretti - in casa bianconera - è cosa buona e giusta. Quanto osservato a Cornaredo, tuttavia, non basta - anzi - per scommettere senza remore su un futuro infine scevro di tormenti. Al collettivo bianconero, che Mattia Croci-Torti ha condotto per la duecentesima volta dalla panchina, continuano a mancare sicurezze e una chiara identità. O meglio, la formazione rimane all’inseguimento di entrambe, dovendo talvolta cedere il passo alla fragilità.
La classica vittoria sporca
Non si spiega altrimenti la trama dell’ultima sfida disputata dal Lugano, con il suo primo tempo mediocre, l’imperdonabile rilassamento una volta trovato l’1-0 e un finale di gara da panico a bordo. Il GC, bisogna riconoscerlo, è compagine quadrata e fisicamente tremenda, e però dal 56’ costretta a recuperare lo svantaggio in dieci uomini. «Ma tornare a vincere contava più di ogni altro aspetto» sottolinea Ezgjan Alioski. Per poi precisare: «Il bel gioco, di cui siamo capaci, ci ha portato ben poco di recente, sia in termini di successi, sia sul piano della resa offensiva. E poi esistono delle partite in cui esprimersi al meglio non è semplicemente possibile, complice l’avversario». Per «Gianni», tra i migliori in campo, ben venga dunque la vittoria sporca ottenuta ai danni delle fastidiose cavallette. Il che non significa misconoscere la superficialità da cui è scaturito il pareggio ospite o, suggerivamo, l’affanno conclusivo. «Parliamo, da un lato, di un errore individuale, che può succedere, seguito da un grande tiro dalla distanza. La tentazione del 3-1, dall’altro, ci ha per contro privato della residua lucidità per gestire con maggiore ordine e intelligenza gli ultimi minuti del match».
«Basta con questa storia!»
Il Lugano, dicevamo, è ancora alla ricerca di punti di riferimento e certezze sul piano del gioco. Alioski, in questo senso, ha però risposto finalmente alla grande, riaccendendo la luce quando il buio sembrava potesse tornare ad avvolgere i compagni. Inutile girarci attorno, con quel sinistro sopraffino, l’esterno macedone si è confermato valore aggiunto soprattutto oltre la linea di centrocampo. E, anche alla luce dello stop di Steffen, vien da chiedersi se non rappresenti una piccola blasfemia continuare a schierare il giocatore in qualità di «semplice» terzino. E che «Gianni» non abbia accolto bene la nostra domanda sulla questione, in fondo, è significativo. «Basta, basta, con questa storia!Decide il mister» la replica seccata del diretto interessato, prima di andarsene in stile Nicolas Petan.
Un’opera incompiuta
La situazione di Alioski, in fondo, altro non è che una metonimia bianconera. Quella di una squadra che l’allenatore immagina in un modo, ma che le contingenze obbligano a presentare diversamente. Con tutte le conseguenze del caso in termini di rendimento. «Quando Alioski è vivo, e finalmente rivisto in questa veste, può darci una grande mano» riconosce il Crus. «Per giocare più avanti, tuttavia, occorre un’intensità alta, che il giocatore sta raggiungendo ora. Poi, e non lo nego, il desiderio iniziale era proprio quello di schierare Gianni lì. In questo momento, nonostante le qualità sopra la media, lo abbiamo però bisogno in un’altra zona del campo».
Ecco, appunto. E il discorso, a livello di forma e apporto, interessa altri singoli. «Parlando di ritmo ideale, sto recuperando Belhadj solo adesso» ha per esempio indicato il tecnico. E ancora. «Behrens continua a crearsi occasioni e segna da due partite, guardo il positivo». E ancora: «Ci manca il miglior terzino destro del campionato (Zanotti, ndr.), ci manca Steffen, ci manca Koutsias». Per tacere di un’impostazione mutata dopo l’avvento di von Ballmoos fra i pali: «Avere David in porta e non Saipi - spiega Croci-Torti - comporta un gioco un diverso. Fatto maggiormente di lanci lunghi e seconde palle da sfruttare». Siamo a ottobre e il Lugano, dunque, resta un’opera incompiuta, con molteplici difetti e luci sparse qua e là. Parlare di slancio a seguito del 2-1 inferto al GC, lo ribadiamo, non ha quindi senso. L’allenatore dei bianconeri, però, è convinto: «Battere il Winterthur e andare alla pausa con 10 punti sarebbe sinonimo di rinascita».


