Calcio

Alle Isole Faroe senza nubi per la testa

Forte del 2-0 dell’andata, sull’arcipelago scandinavo il Lugano vuole sbrigare una pratica già in discesa e prendersi il playoff - Il Runavík visto all’AIL Arena sette giorni fa non spaventa, ma il suo percorso europeo rispecchia un movimento da qualche anno in evidente crescita
I bianconeri saranno di scena in un contesto particolare. © FC Lugano
12.08.2026 23:31

Un viaggio fra i prati verdi delle Isole Faroe. Con il regalo, immaginiamo gradito a giocatori e staff, di qualche giorno passato al fresco. È questo, a grandi linee, ciò che è chiamato ad affrontare il Lugano nel ritorno del Q3 di Conference League contro il Runavik, in programma giovedì sera (19.30). Non per arroganza, certo. Ma più banalmente perché il 2-0 dell’andata, e soprattutto quanto mostrato dai bianconeri in queste prime sei uscite stagionali, non lascia spazio a chissà quali scenari alternativi. L’incontro dell’AIL Arena di sette giorni fa, d’altronde, ha messo in evidenza tutti i limiti tecnici del piccolo club dell’arcipelago scandinavo, rimasto rintanato nei propri trenta metri, rinunciando a ogni tipo di pressione e non concedendosi praticamente mai folate offensive. Solo un po’ di imprecisione e di mancanza di coraggio nel cercare la porta con maggiore insistenza hanno impedito ai ticinesi di trovare quel gol in più che, a detta di Mattia Croci-Torti, avrebbe garantito un cuscinetto a quel punto rassicurante.

Non c’è da nascondere però come per il Lugano - soprattutto la versione estate 2026 - anche due reti di scarto debbano rappresentare una sicurezza sufficiente. Questo nonostante il Runavík abbia dimostrato nel corso della sua campagna europea di potere essere una mina vagante, in grado di riemergere da qualsiasi situazione complicata e di regalare storie affascinanti. Storie che raccontano di un calcio, seppur ancora minore, in netta crescita.

Due exploit, due belle storie

Lo sanno bene in Slovenia, dove i faroesi si sono presentati nel ritorno del secondo turno, dopo avere perso 2-0 in casa. I gialloneri hanno restituito lo stesso risultato nei 90 minuti, e dopo il 3-1 dei supplementari (con gol nordico al 122’), si sono imposti ai rigori. A segnare la rete dello 0-2, quello che aveva completato la rimonta nei tempi regolamentari, è stato Marius Krygher Lindh. Attaccante danese di 27 anni, nato senza l’avambraccio destro e divenuto il secondo giocatore nella storia con questo tipo di disabilità a segnare nelle coppe europee. Per la precisione 63 anni dopo Jimmy Hasty, nordirlandese del Dundalk, andato in gol al Letzigrund contro lo Zurigo, in Coppa dei Campioni.

A cedere al Runavík, due settimane prima, erano invece stati gli Hamrun Spartans. Sempre in maniera rocambolesca: al 94’ con rigore assegnato perché un difensore maltese aveva raccolto in area con le mani un pallone che credeva essere finito sul fondo. Risultato? Fallo, trasformazione dal dischetto e faroesi in paradiso. In inferno si è invece trasformato il post-partita, con i nordici costretti ad attendere a lungo negli spogliatoi dopo che alcuni tifosi avversari inferociti avevano circondato il pullman della squadra.

Anche l’autore del rigore di Malta porta con sé un pezzo di storia faroese. Petur Knudsen, capitano del Runavík, è infatti figlio della leggenda locale Jens Martin Knudsen, portiere della Nazionale per quasi quindici anni e diventato un’icona anche per il celebre berretto di lana bianco indossato in partita. Era lui tra i pali il 12 settembre 1990, nello storico 1-0 rifilato all’Austria alla prima partita ufficiale giocata dalle Faroe nella sua storia (valida per le qualificazioni a Euro 1992).

Il lavoro e i risultati

Quella partita fece conoscere all’intero calcio europeo le piccole isole scandinave. Che da allora, dicevamo, sono cresciute. Merito di una federazione che ha investito sullo sviluppo, rendendo professionale il sistema attorno a un calcio che resta in larga parte semi-professionistico. La FSF ha lavorato sulla formazione degli allenatori, sulla crescita dei settori giovanili, sull’organizzazione dei club e sulla diffusione della pratica, arrivando a stilare un piano che per il quinquennio 2021-2026 puntava ad aumentare del 20% il numero di persone coinvolte nel calcio locale, e la grande maggioranza degli allenatori delle squadre giovanili a ottenere una licenza UEFA. I risultati si sono visti: nel 2023 il KI Klaksvik è diventato il primo club faroese a raggiungere una fase a gironi UEFA, in Conference League, mentre lo scorso anno la Nazionale ha chiuso il proprio girone di qualificazione mondiale al terzo posto, battendo anche Montenegro e Cechia. Tutto questo, ovviamente, prima della favola Runavík.

La garanzia è nella testa

Una favola che, come detto, non spaventa il Lugano. E la garanzia, in questo senso, arriva dalla testa, ancor prima che dal gioco. A Pristina, dopo l’1-0 dell’andata contro il Dukagjini, i bianconeri avevano affrontato i 90’ in Kosovo senza concedersi distrazioni: partita indirizzata subito e Croci-Torti a sottolineare come la sua fosse stata una «squadra seria dal primo all’ultimo minuto». È proprio la capacità di restare vivo in ogni contesto - a differenza della versione dei bianconeri di dodici mesi fa - a rappresentare la miglior garanzia perché la trasferta alle Faroe resti davvero ciò che deve essere: una parentesi al fresco e un altro passo avanti in Europa.

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