Arbitri svizzeri sotto pressione tra dilettantismo e ristrettezze

A suonare il campanello d’allarme, nelle scorse ore, non è stato solo il tecnico del Lugano Mattia Croci-Torti. A margine del 2-2 allo Stadium, contro la Lazio, pure l’allenatore della Juventus Luciano Spalletti ha affrontato il tema di petto. Chiamato a commentare il controverso rigore non assegnato a Cabal, il 66.enne toscano si è espresso così: «Non mi esprimo sul singolo episodio, la situazione va sempre valutata e non si può generalizzare. Rilevo però che anche stasera in campo eravamo in 22 più un non professionista: l’arbitro. Ecco: va fatta una riforma, perché i direttori di gara sono gli unici precari allo stadio. Tutti, invece, devono essere professionisti».
Il Crus, dicevamo, aveva sollevato la questione alla vigilia del match di Winterthur, riallacciandosi a quanto avvenuto una settimana prima in casa del Grasshopper. «Io sono amico dei fischietti svizzeri, ma qui siamo di fronte a un problema più grande. E cioè il fatto che buona parte della categoria non si compone di professionisti, ma di persone che la mattina dopo aver arbitrato vanno a lavorare». Esternazioni, queste, che a suo dire non hanno favorito l’arbitraggio di Luca Piccolo alla Schützenwiese, meno di 24 ore più tardi. «Sicuramente qualcuno ha voluto far pagare le mie parole. Al 50’, la situazione dei cartellini gialli a nostro carico non era normale».
«Ma gli errori non spariranno»
Di VAR usato male o persino abusato si legge puntualmente anche in Svizzera. Tanto che la stessa ASF - responsabile degli arbitri attivi in Super e Challenge League - propone un servizio per analizzare a posteriori gli episodi dubbi del weekend. « Nelle dichiarazioni di Mattia Croci-Torti, ad ogni modo, abbiamo colto una certa comprensione» rileva proprio il Dipartimento arbitri dell’ASF, da noi contattato. «L’allenatore del Lugano riconduce il verificarsi di determinate decisioni errate al fatto che a dirigere le partite di un campionato professionistico siano dei non professionisti. A meno di non aver colto erroneamente l’ironia delle sue parole». Sfumature a parte, l’organo responsabile degli arbitri d’élite tiene a puntualizzare: «Da un punto di vista generale, è importante chiarire che anche se riuscissimo a compiere un ulteriore passo avanti verso la professionalizzazione della categoria, non saremmo esenti dagli sbagli. Piuttosto, potremmo continuare a ridurre al minimo il tasso di errore».
Da un parere all’altro, a non scomporsi alla luce delle riflessioni del Crus è pure Giorgio Fonio, segretario generale dell’associazione che rappresenta gli arbitri di Super e Challenge League. «Non ho percepito un attacco nei nostri confronti. Al contrario, ho apprezzato l’onestà con cui Mattia ha voluto segnalare una problematica oggettiva. Per quanto secondario rispetto alle principali leghe europee, il massimo campionato svizzero si situa a un livello tale - sul piano competitivo ed economico - da rendere fragile il semiprofessionismo degli arbitri». Già. La pressione - mediatica ed esercitata spesso con violenza sui social media - non manca e in qualche modo va gestita. «Ma se il mercoledì si dirige un match di Super League, si torna a casa alle 3, il mattino seguente bisogna essere in ufficio alle 8.30, per poi tornare a disposizione della SFL nel weekend, beh, si è di fronte a condizioni tutto fuorché ottimali» evidenzia sempre Fonio.
Oggi impiegati al 20%
L’ASF, al proposito, precisa gli accordi stipulati con i diversi fischietti elvetici: «In linea di principio, mettiamo a disposizione degli arbitri internazionali un tasso di occupazione del 50%. Sandro Schärer e Urs Schnyder costituiscono un’eccezione a questa regola, poiché assunti con una percentuale più elevata (all’80%, ndr.) a causa della loro qualifica internazionale. Gli arbitri di Super League sono impiegati al 20% dall’associazione, mentre quelli di Challenge non dispongono attualmente di un contratto con l’ASF».
«Ma parliamo di un’attività che assorbe giornalmente il singolo, tra allenamenti, preparazione teorica, presenza sul campo o al VAR e recupero» indica Fonio. «Di qui la necessità di far capo a contratti più importanti, per potersi dedicare all’arbitraggio con maggiori risorse e lucidità». Per Fonio, «in condizioni non ottimali i nostri rappresentanti stanno svolgendo un ottimo lavoro. Vi sono inoltre delle prospettive interessanti, dal momento che il dialogo con i vertici dell’ASF e della SFL è orientato a un miglioramento del sistema sul medio-termine. E non parliamo solo di soluzioni che andranno a favorire gli arbitri, ma tutto il calcio svizzero d’élite».
L’ASF indica dunque in quale direzione intende andare: «Il dipartimento arbitri d’élite è attualmente impegnato in costruttive trattative con la Federazione in qualità di datrice di lavoro e con la Swiss Football League. L’obiettivo è consentire a tutti gli arbitri internazionali di ottenere lo status di professionisti. I direttori di gara di Super League dovrebbero essere assunti con un impiego tra il 40 e il 50%. Il secondo obiettivo è quello di alleggerire il carico di lavoro degli arbitri di Challenge League».
«Mezzi finanziari limitati»
Tutto molto bello e condivisibile. Peccato che i fondi per dare forma a questo progetto scarseggino. «Il tema centrale delle discussioni in corso - ammette l’ASF - interessa i mezzi finanziari. Sia per la Federazione, sia per la SFL, le risorse disponibili per un ulteriore passo verso la professionalizzazione sono limitate. Di conseguenza, occorre cercare di utilizzare al meglio le eventuali risorse aggiuntive». E, aggiungiamo noi, di valorizzare le giuste competenze in materia. Per dire: in molti, durante le ultime stagioni, avevano evidenziato una notevole incongruenza. E cioè l’operato di Brent Reiber nella veste di manager degli arbitri d’élite. Insomma, un ruolo centrale nella gestione dei direttori di gara del calcio svizzero affidato a una figura carismatica dell’arbitraggio nell’hockey su ghiaccio. Nel frattempo, è doveroso evidenziarlo e non è forse un caso, Reiber è tornato al suo vecchio amore, venendo sostituito dall’ex assistente arbitrale Bekim Zogaj a partire da questa stagione. I campanelli d’allarme, tuttavia, continuano a suonare.


