Contro un Basilea in ginocchio per tornare alle buone maniere

Il Lugano ritrova Anto Grgic, Uran Bislimi e Mahmoud Belhadj. E con essi, si spera, maggiori convinzione e ispirazione. Quelle venute totalmente meno nelle ultime due uscite, per diverse ragioni, contro Winterthur e Servette. A fronte dei citati rientri, dovrebbe rientrare anche l’emergenza che ha segnato il brutto pareggio con i ginevrini, ma che non poteva giustificare l’1-1 della Schützenwiese. Non solo. La squadra a ranghi ridottissimi, domenica al St. Jakob-Park, non sarà il Lugano. Il Basilea affronta i bianconeri con 24 ore di riposo in meno e un reparto arretrato da codice arancione, considerate le recenti partenze e gli infortuni accusati dal centrale Daniliuc e dal terzino Rüegg, in occasione della sconfitta di giovedì a Sion. Vero, è in arrivo dal Montpellier Becir Omeragic. Ma al Tourbillon ha dovuto alzare bandiera bianca pure capitan Xherdan Shaqiri, alle prese con un problema al polpaccio. C’è chi sta peggio, verrebbe insomma da dire. E l’avversario renano, con un ginocchio a terra e ancora spaesato dopo l’arrivo di Stephan Lichtsteiner in panchina, deve costituire un’opportunità di rilancio per i bianconeri.
Eppur si muove
Se in queste ore si esalta giustamente il Thun, reduce dal settimo successo consecutivo e oramai inarrestabile in vetta alla Super League, vale la pena ricordare un dato circa il Lugano di Mattia Croci-Torti. Una formazione, suggerivamo, che si è in parte smarrita negli ultimi 270’, ma che - calendario alla mano - non perde in campionato da ben dieci incontri. Seppur a rilento, quindi, la classifica continua a muoversi. Buona parte della concorrenza, per contro, non smette di balbettare e a nove turni dalla scissione della graduatoria - beh - l’accesso al girone per il titolo è praticamente assodato. Era l’asticella intermedia posta all’alba della stagione: magra consolazione.
Steffen e gli altri
Per non rivivere una primavera in affanno come quella del 2025, il Lugano è tuttavia chiamato a reagire subito. E tornando al filotto di risultati positivi inanellato da Papadopoulos e compagni, è auspicabile che al San Giacomo si possa registrare una nuova scossa positiva. Già, perché proprio a Basilea i ticinesi avevano iniziato a dare forma un torneo più ambizioso. Bisogna risalire addirittura al 9 novembre, quando a fare la differenza erano state la prestazione superlativa di Saipi - rigore parato a «XS» e un altro paio di miracoli - e la zampata di Behrens, nel frattempo portatosi a quota 10 reti.
I due giocatori citati, insieme al giovane Kelvin in retrovia, rappresentano in fondo gli appigli bianconeri in una fase di sbandamento. Nonostante dei limiti sottolineati a più riprese, ciascuno di loro sta infatti rispondendo presente in termini di concentrazione, affidabilità e dedizione. Tradotto: ora tocca agli altri titolari alzare il livello e confermarsi all’altezza delle aspettative: da Zanotti a Mai, passando per i metronomi Grgic e Bislimi, sino a Dos Santos, specialista delle cose riuscite a metà. Il sussulto d’orgoglio più importante, ad ogni modo, è atteso da Renato Steffen, autore di 35 minuti da mani nei capelli mercoledì e giocatore che necessità di ritrovarsi ed essere ritrovato.


