Calcio

Crisi ACB, lo sfogo di Pablo Bentancur: «Ho subito di tutto, ma la Città non mi ha mai difeso»

L'ex patron granata ha voluto tornare sugli ultimi, tormentati anni al Comunale, prendendosela in particolare con il sindaco di Bellinzona Mario Branda
Pablo Bentancur. © CdT/Gabriele Putzu
Red. Sport
03.06.2026 21:00

La situazione in casa ACB è disperata, o quasi. Il fallimento è dietro l'angolo. I debiti, di 1,6 milioni di franchi, sono sempre lì, da pagare. Le casse granata, però, sono vuote. E sulla società, come anticipato dal CdT a metà maggio, pendono diverse comminatorie di fallimento per un totale vicino ai 100.000 franchi. Per questa ragione lunedì è già programmata un'udienza in Pretura, nel quadro della quale si capirà se esistono ancora dei margini di manovra per salvare il club. Lo sguardo, in questo senso, rimane rivolto a Pablo Bentancur. A maggior ragione considerato il progressivo defilamento della cordata locale che si era detta disposta a rilanciare il sodalizio. 

L'ex patron del Bellinzona, intanto, si è sfogato in un lungo comunicato, con tanto di allegati relativi a uno dei principali nodi degli scorsi anni e, per certi versi, pure del momento: i rapporti tesi con la Città. Riportiamo di seguito la nota firmata da Bentancur.

«Per onore di verità, non posso non reagire prendendo posizione sulle dichiarazioni rilasciate dal Sindaco di Bellinzona Mario Branda domenica 24 maggio in occasione della trasmissione televisiva »La domenica sportiva« della RSl. Riferendosi alla mia persona e ai rapporti con la Città di Bellinzona e il suo Municipio negli anni in cui ho dedicato tempo e investito denaro nell'ACB Bellinzona, portando al successo sportivo che si merita la squadra granata che ho avuto e che ancora ho nel cuore, il Sindaco Mario Branda ha evocato "problemi di comunicazione" come anche "screzi e incomprensioni con me", con ciò volendo evidentemente rappresentare ai media, ai tifosi e alla cittadinanza della Città una situazione conflittuale alimentata da entrambe le parti.

Quella del Sindaco di Bellinzona è una mistificazione e la verità è un'altra. Sento che la popolazione e i tifosi hanno sempre dimostrato apprezzamento per i miei sforzi e per quelli anche maggiori dei giocatori e dei dirigenti della prima squadra e della compagine giovanile, cui va ancora il mio sentito ringraziamento. Le istituzioni cittadine, invece, inspiegabilmente a quelle stesse persone e ovviamente a me hanno riservato perlopiù avversione e, in alcuni casi, frapposto anche concreti ostacoli. L'episodio del terreno da gioco sintetico, conosciuto, è emblematico. Dalla tifoseria "deviata" e violenta dei sedicenti Boys, bene conosciuta in Citta, al Municipio e ai suoi Municipali fino ai singoli che la compongono, ho subìto dileggi, offese e insulti di ogni tipo: anche a sfondo razzista. Per questi episodi, numerosissimi e plateali, mai e in nessuna occasione è stata levata la minima riprovazione pubblica. Ho subìto anche aggressioni e violenze fisiche: pure in questo caso, ormai di dominio pubblico, senza che le istituzioni e i suoi rappresentanti abbiano perlomeno stigmatizzato l’accaduto, con un segnale forte che tutti, sportivi e tifosi autentici, si attendevano: nello sport non c'è spazio per la violenza e per il razzismo. Nell'agosto del 2024 sono stato perfino ingiustamente richiamato ufficialmente dal Municipio, senza che questo mi abbia chiesto né mi abbia preventivamente fornito spiegazioni, "a un comportamento corretto ed educato" nei confronti di un collaboratore della Città. Allorché in verità quest’ultimo mi aveva denunciato ingiustamente per gravi reati - salvo dopo breve tempo ritirare la sua querela - sulla base di una percezione che lui stesso ha semplicemente definito inesatta dei fatti. Ho chiesto due volte spiegazioni e conto al Municipio per quello che ancora oggi considero un inopportuno e inusitato intervento avveratosi, alta prova dei fatti, avventato, ingiustificato e lesivo della mia persona. Non ho mai ricevuto risposta.

Quando decisi di occuparmi dell'ACB Bellinzona, lo feci già sapendo che non avrei chiesto aiuti finanziari, neppure alla Città: così ho fatto, solo e con le mie risorse. E, nonostante ciò, con le persone che sono state vicine al club granata abbiamo riportato la squadra ai livelli della Swiss FootbalI League. Non ho mai preteso nulla in cambio, ma neppure mi sarei immaginato il totale disinteresse di chi ora parla di "problemi di comunicazione" e "incomprensioni" con me. La mia versione è autentica, in ogni suo aspetto e dettaglio. Se, come pretende il Sindaco Mario Branda, "problemi di comunicazione" o "screzi e incomprensioni" ci sono stati, in verità nella sostanza lo sono stati a senso unico: incomprensibilmente verso la mia persona e verso chi, con me, ha lavorato con tanto impegno per il successo di una squadra che in fondo rappresenta anche la Città. Mi resta il rammarico per la situazione che oggi vive l'AC Bellinzona: una squadra dalla lunga e gloriosa storia che mi auguro possa tornare presto ai suoi successi».

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