Da Roman Macek a Winsley Boteli: i promossi e i bocciati della Nations League

Più si avvicina, più il ritorno in campo del Lugano alimenta la caccia al biglietto: sabato sera in Ticino arriva il Lucerna e, piantina dell’AIL Arena alla mano, è lecito prevedere un’altra affluenza importante. Anche il volto dei malati di fantacalcio, in queste ore, sta riprendendo colore. All’orizzonte si intravede un intrigante Como-Roma, mentre Frosinone e Cagliari devono confermare il proprio spessore contro Napoli e Juventus. E poi c’è la Premier, alle prese con il terremoto Manchester City, domenica atteso dal Liverpool e, immaginiamo, dall’accoglienza tutto fuorché tenera dei suoi tifosi.
Insomma, la voglia di riassaporare partite di club, chiacchiere e polemiche annesse, è tanta. Anche perché la sosta dedicata alle nazionali, la prima spalmata su tre settimane, è stata interminabile: lo hanno tenuto a precisare proprio i giocatori coinvolti. Arrivederci e grazie, dunque, cara Nations League. Non prima però di aver posto l’accento sui tuoi promossi e i tuoi bocciati.
La selezione di Murat Yakin - Promossa
Avversari mediocri o meno, la Svizzera emerge dalle prime quattro sfide della Lega B tra gli applausi. Sicura e affamata, nonostante la storia appena scritta sul palcoscenico, decisamente più prestigioso, dei Mondiali, la selezione di Murat Yakin merita pieni voti. Quattro vittorie filate, 11 gol fatti, 1 subito e la capacità di fare astrazione dai casi e dalle pesanti assenze di Xhaka ed Embolo, oltre che dalle defezioni per infortunio di Vargas e Zakaria. «Ma Granit è e continuerà a essere il nostro capitano» hanno tenuto a chiarire l’allenatore e Manuel Akanji, provando a forzare il destino di una vicenda scomoda e tutto fuorché conclusa.
Athekame e Britschgi - Promossi
I giovani terzini destri, e all’occorrenza pure sinistri, lanciati nella mischia dal ct hanno risposto in modo positivo. Tradotto: l’addio di Widmer e, chissà quando, quello di Ricardo Rodriguez non devono fare paura. Ma, in fondo, nemmeno le prestazioni offerte da Ardon Jashari in mediana - quale sostituto di Xhaka - meritano eccessive preoccupazioni. Da un lato, dicevamo, perché la squadra ha sempre vinto e convinto con il centrocampista del Milan in campo, dall’altro poiché non ha senso, per caratteristiche ed esperienza, paragonarlo al capitano. Che per Jashari vi siano ampi margini di crescita, ad ogni modo, è indubbio.
Il bomber del Sion - Bocciato
Quattro partite, nessuna titolarizzazione, per un totale di 37 minuti giocati. No, la prima convocazione di Winsley Boteli con la Nazionale maggiore non ha rispettato le enormi attese. Zeki Amdouni, favorito sul piano gerarchico, per altro comprensibilmente, ci ha messo del suo. Non è per contro chiaro se lo stesso Boteli, in allenamento o con il suo linguaggio del corpo durante il ritiro, si sia in parte autosabotato. Sta di fatto che Murat Yakin non ha perso l’occasione per lanciare un messaggio inequivocabile, un po’ come accaduto nelle prime due partite del Mondiale 2026 con Johan Manzambi: «Non basta essere talenti cristallini e sulla cresta dell’onda, alla fine comando io». Il che, tuttavia, solleva qualche interrogativo. Con la Under 21 che ha scialacquato in maniera clamorosa la rincorsa a Euro 2027, viene infatti da chiedersi quanto sia stata salutare la chiamata del bomber del Sion. Dare la colpa alla Super League per il fallimento degli uomini di Frei, volendo parafrasare il direttore delle nazionali Pierluigi Tami, stride leggermente a fronte della gestione del 20.enne attaccante ginevrino. Checché se ne dica, la meritocrazia del singolo ha inciso quanto la necessità di bloccare gli assalti della Repubblica democratica del Congo.
Le condizioni dei nostri campi - Bocciate
Alla vigilia del primo incrocio con la Macedonia del Nord, a Skopje, Murat Yakin si era lamentato dell’erba alta presente alla National Arena Todor Proeski. Evidentemente, il ct elvetico non sapeva ancora che cosa gli avrebbe riservato la thermoplan di Lucerna. E, forse, non è un caso che il gioco rossocrociato abbia brillato meno nel quadro dei due incontri casalinghi. Allargando lo sguardo, la situazione dei campi svizzeri utilizzabili dalla Nazionale merita una seria riflessione. Per una questione di capienza o turnover geografico, non si può sempre giocare a Basilea o San Gallo. E però, pure il mal di pancia della Romandia fa a pugni con le pessime condizioni offerte ultimamente dallo Stade de Genève. Al resto contribuiscono le tante superfici sintetiche.
Tzolis, Douvikas e soci - Promossi
Nel gruppo 2 della Lega A, tanto hanno fatto discutere i molteplici e non per forza felici esperimenti del ct tedesco Jürgen Klopp, quanto ha entusiasmato la Grecia. Sì, i campioni europei del 2004 sono tornati. E lo hanno fatto dopo anni di ricostruzione silenziosa, trasformando una montagna di debiti in una strategia lungimirante. Energie e competenze sono state convogliate su accademie - l’esempio virtuoso è quello del PAOK - e inserimento dei giovani talenti nelle prime squadre. E così, nel 2023-24 l’Olympiacos ha vinto sia la UEFA Youth League sia la Conference League. Di pari passo, e dopo essersi imposti in patria, i vari Tzolis (Arsenal), Konstantelias (Borussia Dortmund), Koulierakis (Roma), Kostoulas (Brighton) e Douvikas (Como) hanno fatto il grande salto nei principali campionati. E in chiave nazionale? Nelle qualificazioni a Euro 2016, la Grecia chiuse il suo girone all’ultimo posto, persino dietro alle Isole Faroe. Ora sarebbe sorprendente non vedere gli ellenici nel Regno Unito per l’edizione 2028. Senza dimenticare la U21, che a differenza della Svizzera ha appena agguantato i playoff per accedere al prossimo Europeo di categoria.
Il Mancini bis - Promosso
L’Italia promossa? Sì. Almeno per ora e malgrado lo sberlone subito in entrata di Nations contro il Belgio. Il Mancini bis, più senza che con Alessandro Romano, ha di seguito fornito risposte importanti, con due vittorie con la Turchia e soprattutto il meritatissimo pareggio di Saint-Denis, al cospetto degli alieni francesi. Bene, sull’out di destra, il 22.enne Kayode, ma dai fratelli Esposito a Scalvini, a non deludere sono state diverse scelte coraggiose del ct azzurro.
Lo scarto del Lugano - Promosso
L’archiviazione di un grande torneo è spesso accompagnata da addii e cicli crepuscolari. Anche per questa ragione buona parte dei commissari tecnici sfrutta la Nations League per far esordire nuovi talenti o scommettere sul rilancio di giocatori spinti troppo in fretta verso il dimenticatoio. Ebbene, fra questi ultimi figura anche un elemento forse accantonato prematuramente dal Lugano. Parliamo di Roman Macek, che all’età di 29 anni, e dopo essere passato dal Mlada Boleslav allo Sparta Praga durante l’estate, ha indossato per la prima volta la maglia della Cechia. L’ex centrocampista bianconero ha disputato tre match di Lega A, su tutti quello da titolare contro la Spagna campione del mondo, guardando quindi dritto negli occhi i vari Rodri, Pedri e Olmo. Macek, lo ricordiamo, aveva lasciato Cornaredo a giugno 2025, complice un contratto - molto oneroso, va detto - in scadenza e una stagione vissuta ai margini del progetto, con tanto di esclusione della Conference League. A distanza di poco più di un anno ecco l’offerta del club ceco più titolato della storia, l’Europa League e, appunto, l’emozione del debutto in nazionale.
La questione israeliana - Bocciata
Il tema sta ammantando anche il primo turno dei playoff ai Mondiali femminili 2027, con la Svizzera domani impegnata in Ungheria per il match d’andata. L’avversario spigoloso, e non solo in termini sportivi, è Israele. Israele che nella Nations League maschile è tornato a far parlare di sé, e parecchio, per quanto capitato contro l’Irlanda. Il doppio incrocio fra le due formazioni, consumatosi nel giro di quattro giorni, è stato accompagnato da tensione, gesti e parole forti. Come pure da episodi controversi e intimidazioni. Tradotto: la presenza di rappresentative israeliane nelle massime competizioni UEFA rimane delicatissima per i suoi risvolti politici. Tanto che il ct islandese dell’Irlanda Heimir Hallgrimsson ha invitato Nyon a intervenire, mettendo mano a un regolamento che prevede già degli scontri «proibiti»: «Non ci sono molti paesi che sostengono la Palestina quanto l’Irlanda e forse, in futuro, le due nazionali andrebbero tenute separate nei sorteggi».


