Ancora novanta minuti di euforia, prima degli interrogativi scomodi

C’è ancora un po’ di tempo per dibattere su formazione e interpreti. Con leggerezza. «Farò 3-4 cambi» conferma il ct Murat Yakin a ridosso di Svizzera-Macedonia del Nord, quarto e ultimo match della lunga sosta dedicata alla Nations League. Boteli sarà finalmente titolare? Manzambi, maradoneggiante e però preso di mira da tackle e trattenute, verrà preservato, abbassando magari Amdouni sulla tre-quarti? E per sancire il ritorno nella massima lega della competizione basteranno 360 minuti affrontati con giusto atteggiamento, idee chiare e bollicine prodotte in Romandia?
La Svizzera francese e in particolare lo Stade de Genève, al proposito, mugugnano per un 2026 che passerà agli archivi senza aver potuto ammirare i propri beniamini da vicino. Nonostante un terreno da gioco inguardabile, è Lucerna a pregustare il bis, con la thermoplan arena vicina al tutto esaurito, come accadrà con ogni probabilità per il match casalingo contro la Scozia. D’altronde, e al netto della mediocrità degli avversari, è doveroso sottolineare la bontà della proposta rossocrociata. A maggior ragione dopo quanto accaduto a monte del ritiro, e pure in corso d’opera. Già, gli scottanti casi riguardanti Granit Xhaka e Breel Embolo non hanno scalfito spogliatoio e prodotto. Anzi, le risposte offerte sin qui sono state rivelatrici circa la compattezza del gruppo e le risorse - sul piano qualitativo e agonistico - a disposizione dello staff tecnico, anche in assenza del capitano e del primo riferimento offensivo. Perciò, al cospetto della cenerentola del girone, è giusto prepararsi a un’altra serata di gol ed euforia. Ed è giusto godersela. Il tempo degli interrogativi scomodi, tuttavia, non tarderà a imporsi.
Chiarimenti, pene e linee guida
I primi quesiti, invero, saranno posti a momenti. Chissà, forse proprio oggi. E proprio a Lucerna, dove Xhaka è atteso per essere interrogato dalla Procura in merito al certificato di vaccinazione anti-Covid fasullo acquistato nel 2022. Il giocatore, lo ricordiamo, ha ammesso l’illecito, riconducendolo alla personale ritrosia verso il vaccino e i suoi effetti. Dopo averlo difeso apertamente, parlando di una questione privata e non legata alle trasferte con la Nazionale, e prima che emergesse come il certificato falso potesse essere stato sfruttato per viaggiare negli USA con il club dell’epoca, l’Arsenal, l’ASF ha corretto parzialmente il tiro. Anche perché alla defezione di Xhaka si è aggiunta quella di Embolo, la cui condanna per istigazione alla falsità in documenti per essersi procurato test anti-Covid finalizzati a viaggiare, datata novembre 2025, è pure stata portata alla luce da un’inchiesta giornalistica, con l’ASF tenuta all’oscuro dal diretto interessato. «Si tratta di due figure di spicco del nostro sport, che insieme totalizzano 244 presenze in Nazionale e per questo meritano rispetto, oltre a un colloquio personale. Al contempo, però, è necessario riflettere sulle linee guida da adottare in casi del genere». Queste le parole pronunciate poco più di una settimana fa, ai microfoni della SRF, dal presidente dell’ASF Peter Knäbel. I vertici della Federcalcio svizzera, detto altrimenti, sono chiamati a stabilire un livello di severità appropriato. «Posto che nessuna condanna va sottovalutata».
E a novembre?
La sentenza di colpevolezza ai danni di Embolo è risaputa: 20 rate giornaliere da 3.000 franchi con la condizionale. Per Xhaka, tenuto altresì conto della versione divergente della dottoressa che avrebbe procurato il certificato falso al centrocampista, bisognerà invece pazientare. È verosimile ipotizzare che i giudici non si esprimeranno prima della prossima pausa riservata alle nazionali e alla Nations League, in agenda a metà novembre. E quindi, che cosa fare? Forzare una convocazione senza disporre di tutti gli elementi sul piano penale, condanna in primis? Di sicuro non sarebbe immaginabile tornare a puntare su Embolo e lasciare Xhaka in naftalina. Non solo. Più si scende in campo nell’incertezza giudiziaria, più Ricardo Rodriguez rischia di avvicinare il record di presenze del grande amico Granit: il contatore, per ora, recita 147 a 152. Questione secondaria? Solo all’apparenza, nel quadro di una situazione che si regge su equilibri fragilissimi. Le buone notizie, suggerivamo, arrivano dal campo. Fare finta che i risultati sistemeranno tutto, però, sarebbe fuori luogo.



