Il futuro di Nico Paz va oltre la festa Champions del Como

«Ma è possibile che con tutti i soldi che hanno, non riescono a tenere Nico Paz?». Stuzzicato da un tifoso interista di passaggio, il Conte Giuliani perde il suo aplomb. Dimostrando, al contempo, di avere la mentalità giusta. È proiettato al futuro, il Conte. «Ma dai, accontentati di essere arrivato in Champions League. Ora potrete solo fare figuracce. Presente l'Atalanta con il Bayern?». Il tifoso nerazzurro insiste. «Datelo a noi, Nico Paz. Evitategli una fine così».
Al Conte toccategli tutto, ma non l'argentino. Ieri sera, infatti, al Bar Milton, si è presentato con la maglietta bianca e celeste. Purtroppo per lui, taroccata, quindi sulla schiena aveva il numero 10 (della serie: Messi scansati!) e la scritta Pazz, con due Z. Il Conte, sì. Ma il refuso è lecito, se siete un nobile decaduto. Il fatto è che il Conte si aspettava già la conferma di Nico nel giorno della grande festa. «Che cosa aspettano?». Non se la prende con l'interista, per quanto vile sia stato nelle sue provocazioni - visto anche il destinatario -, ma con il club, lo stesso club qualificatosi per la Champions League, lo stesso club che ha comunque garantito di provare a trattare con il Real Madrid proprio per Nico Paz. Ironico, non c'è che dire. Fabregas, perlomeno, se l'era presa con Zanetti per quella uscita troppo lunga sul futuro del fantasista.
Il Conte ieri si è fatto tutto il corteo con la squadra. Eravamo in migliaia a festeggiare. Ma non c'era il Panzeta. Si è rifiutato, in realtà più per posa. In questi giorni non ha ancora mollato il ritornello secondo cui tutto ciò non è altro che la nuova normalità. E quindi da quando in qua si festeggia un giorno normale, un traguardo normale? «Non è che ogni mese, quando mi arriva lo stipendio, mi metto a fare un giro per la città su un autobus scoperchiato». Ci si abitua in fretta al presente, anche se non ha nulla a che vedere con il passato. Ieri il Panzeta si è trovato con noi al Bar Milton, ma poi qui ci ha aspettato. È rimasto a chiacchierare con Dan e la Robertina, che volevano capire bene la faccenda «stadio». Il Panzeta ha finto di saperne, assicurando che «sì, il Como giocherà la Champions al Sinigaglia». Ha esagerato quando ha escluso che i lavori di ristrutturazione andranno oltre la metà di luglio. «Tranquilli, ho sentito Suwarso», ha millantato. E intanto ordinava l'ennesimo bicchiere di MiTo - il Milano Torino, cocktail molto in voga fino agli anni Settanta - della serata. Un evidente tributo alla contemporanea caduta di Milan e Juventus.
In realtà l'«affaire Nico Paz» sarà realmente una sorta di cartina tornasole sul «reale potere evolutivo» di questa proprietà. Il Fusi, con i suoi equilibrismi verbali, prova a mettere d'accordo il Conte e il Panzeta. Nessuno dei due ci sta. «Ma come parli?», gli fa il Panzeta. Il Fusi, reduce da una serata alquanto trasgressiva, per i suoi abituali ritmi casalinghi - alle undici era ancora in Piazza Cavour, e qualcuno lo avrebbe visto provare a fare il brillante con due turiste coreane -, fatica ad approfondire le proprie argomentazioni. «Ma non eri partito per Seul?», si intromette l'Antognoni di Olgiate. «Mai che si possa parlare seriamente, qua dentro», reagisce il Fusi. Il tifoso interista intanto se la ride, al bancone. «Siete la dimostrazione vivente che mica ve la meritate, voi, la Champions League. Dovreste stare dalle parti del Lecco, del Varese. Godetevi qualche derby minore. E se proprio volete un'emozione internazionale, ci sono le abituali amichevoli con il Chiasso ad aspettarvi. Me li vedo già i titoli: Nico Paz strapazza i rossoblù».
C'è una bella fetta d'Italia convinta che il fenomeno Como sia destinato a non durare. Come se la proprietà indonesiana stesse investendo tanto solo per uno sfizio, per una voglia estemporanea. C'è chi si limita a osservare questo Como come un giocattolo per ricchi, e allora gli si fanno i conti in tasca. «Facile vincere, quando spendi tanto». È più facile, sì, ma quello che ha fatto il Como va oltre le cifre, va persino oltre i profili acquistati - gente che Milan e Juventus mai avrebbero preso in considerazione, a cominciare dallo stesso Nico Paz, checché se ne dica oggi -, e va interpretato nel suo insieme. Nel rapporto che ha costruito con le istituzioni. Nella traccia che intende lasciare a livello infrastrutturale. Nei sentimenti che ha generato. Nell'attenzione nei confronti di tutti, non solo degli ospiti vip. Nella previsione dei bisogni futuri, e quindi anche nella rifondazione del settore giovanile, del calcio femminile.
Nico Paz è l'uomo immagine. Il Conte non è pronto a lasciarlo andare. Il Fusi stesso si aspetta una sua conferma. Ma quello che lui ha appena definito «reale potere evolutivo» del Como non per forza dipenderà dall'argentino. Ci sono alcuni segnali concreti che mi fanno pensare che il Como sia persino oltre. Il più eclatante è stato l'acquisto di Baturina, la scorsa estate, con il successivo (paziente) piano di integrazione del croato. È un'evoluzione veloce ma lenta, quella del Como. Come ha più volte sottolineato Fabregas, bisogna dare il tempo al tempo, ai giovani di crescere ed esplodere, ma anche - e questo lo dico io - ai club di rinnovare i propri equilibri e di calibrarli in base a contingenze e ambizioni. Anche quelle cambiano, continuamente. Così non fosse, oggi staremmo davvero festeggiando un derby vinto con il Varese di turno.
«Panzeta, quindi quanto metto in schedina a Barcellona-Como?», torna alla carica l'interista. «Metti 2, fisso. Sul passato si scommette solo nei film di fantascienza, dove si viaggia avanti e indietro nel tempo. È sul futuro che si scommette, con o senza Nico Paz». Dal suo tavolino, il Conte sorride: «Robertina, mi fai un MiTo?».

