Il primo salario di Gianni Infantino e quello, forse, rimasto sulla carta

È come un cerchio che si chiude. Oppure, qualora preferiate cambiare prospettiva, un vortice che non ha mai smesso di scuotere i vertici della Federcalcio internazionale. Il vento della sfiducia e della condanna, oggi, soffia forte, fortissimo, contro il presidente della FIFA Gianni Infantino, a cui non è evidentemente bastato ritirare in fretta e furia il progetto che avrebbe potuto consegnare nelle mani di investitori privati la Coppa del Mondo e la sua commercializzazione, incrementando i premi da distribuire ai 211 membri. Anche la UEFA, che trascina il fronte degli oppositori indignati, non ha perso tempo e ha ripescato alcune dichiarazioni di Infantino, in qualità di candidato alla presidenza, rivolte ai membri della Confederazione europea: «I soldi della FIFA sono i vostri soldi. Non sono i soldi del presidente della FIFA. Sono i vostri soldi. Voi siete le associazioni nazionali e i soldi della FIFA devono servire per lo sviluppo del calcio e per nient’altro». Appunto. La vicenda della controllata FIFA Forward Enterprise (FFE), stando alla UEFA, dimostra che «su entrambe queste promesse, non è riuscito a mantenere la parola data. L’accordo squallido, segreto e opaco che ha ordito e cercato di imporre è stato tutt’altro che trasparente». E il cerchio, dicevamo, sembra chiudersi.
Da 1,5 milioni di franchi...
Il 5 agosto 2016, esattamente dieci anni fa, Infantino veniva infatti (e al contrario) scagionato dal Comitato etico indipendente della FIFA, chiamato ad approfondire «potenziali violazioni» delle norme relative ai conflitti di interesse, alla lealtà e all’offerta e accettazione di doni, complici alcuni viaggi aerei controversi durante i primi mesi di presidenza, ma anche alla luce delle trattative intavolate per definire lo stipendio da numero uno dell’organizzazione. Nulla di «improprio», stando alla camera investigativa del Comitato, mentre per quanto concerne le questioni salariali, si faceva riferimento a «problemi di conformità interna piuttosto che questioni etiche».
Dopo che Sepp Blatter, predecessore finito nel mirino della giustizia e in disgrazia, si era allargato sino a percepire un salario annuo vicino ai 4 milioni di franchi, a Infantino erano stati proposti 2 milioni senza bonus. Una cifra, questa, promossa dal comitato di vigilanza indipendente della FIFA e, leggiamo, ritenuta «offensiva» dal neopresidente, in seguito fautore di una trattativa spigolosa. A settembre 2016, ecco quindi la fumata bianca da un lato e le dimissioni del responsabile del comitato di vigilanza Domenico Scala, a cui non andò giù la creazione del Consiglio FIFA - nato sulle ceneri del Comitato esecutivo - e le sue ampie competenze in materia di gestione degli organi di controllo indipendenti. A Infantino venne accordato, con effetto retroattivo a febbraio, data dell’elezione, un salario base di 1,5 milioni annui, e quindi più basso dell’importo inizialmente discusso. Il tutto però con la garanzia, dal 2017 in poi, di un bonus stabilito da una nuova politica di compensazione, all’epoca in fase di elaborazione.
...allo scenario da 30 milioni
I bonus, va da sé, non si sono fatti attendere. Con ritmo sostenuto, e la sola pausa provocata dagli anni pandemici, la busta paga del presidente della FIFA non ha smesso di gonfiarsi. In modo persino trasparente. Gli ultimi dati ufficiali, relativi al 2025, recitano quanto segue: 2,6 milioni di franchi di stipendio base (invariato rispetto al 2024) e 2,2 milioni di bonus (+550.000 franchi rispetto ai due anni precedenti). Bene. Sino al terremoto scatenato dalla FIFA Forward Enterprise, Infantino avrebbe verosimilmente potuto mettere in conto altri ritocchi verso l’alto pure lungo il quadriennio 2027-2031, l’ultimo da statuti ricopribile nella veste di presidente. Addirittura 200 federazioni su 211 si erano dette pronte a sostenerlo all’elezione in programma a Rabat, il marzo prossimo, e ciò - per altro - in assenza di qualsivoglia avversario. Tutto è precipitato nel giro di pochi giorni. Dalle prime rivelazioni del Times, al ritiro del progetto, passando per il boicottaggio dei tornei FIFA minacciato da tutti i membri della UEFA. E a proposito di Nyon. I legali di Aleksander Ceferin hanno invitato con toni minacciosi Infantino e i suoi potenziali partner - Joshua Kushner, Thrive Eternal, JP Morgan e OpenEconomics - a conservare l’intera documentazione legata alla nascita della FIFA Forward Enterprise. E, in particolare, «tutti i fascicoli relativi a funzioni, rapporti di lavoro, nomine, retribuzioni o impegni commerciali proposti, discussi o presi in considerazione dopo aver lasciato la FIFA per qualsiasi funzionario o dipendente della FIFA» in relazione alla FFE o a un’entità affiliata o a un investitore. Ciò include, «a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il presidente della FIFA». Già, poiché stando sempre alle indiscrezioni del Times, la posizione di vertice della neonata società affiliata alla FIFA sarebbe stata cucita su misura per Infantino, in vista della sua uscita di scena nel 2031, con uno stipendio annuo di oltre 30 milioni di dollari. Uno stipendio, forse, destinato a restare su carta.
«Gli individui passano»
Il naufragio del progetto, ad ogni modo, ha prestato e continua a prestare il fianco a contrattacchi su più fronti. Detto della UEFA e delle federazioni di Finlandia, Galles, Inghilterra, Svezia e Serbia, che hanno confermato di aver ritirato il proprio sostegno a Infantino in vista del rinnovo del mandato presidenziale, a smarcarsi con decisione sono anche collaboratori stretti del numero uno della FIFA. Dopo le dimissioni di Carlos Cordeiro, senior advisor di Infantino, e le critiche del Chief Operating Officer Kevin Lamour, nelle scorse ore è stata la volta del segretario generale della FIFA, Mattias Grafström. Di fatto la seconda figura più potente in seno alla Federcalcio internazionale. In una e-mail inviata a tutto il personale, il braccio destro di Infantino non ha nascosto il personale disappunto, parlando di «una serie di eventi tristi e deprecabili» che «fortunatamente» si sono tradotti «nell’abbandono definitivo del progetto FIFA Forward Enterprise». Grafström sottolinea altresì come i collaboratori siano stati immersi «in una tempesta difficile da comprendere e da accettare». E infine aggiunge, quasi a scaricare definitivamente il suo diretto superiore: «Gli individui, i momenti di instabilità e gli episodi spiacevoli vanno e vengono. L’istituzione, la sua missione e la sua responsabilità nei confronti del calcio mondiale restano».
E allora, rileggendo la prima intervista concessa da presidente a un media ticinese, il Giornale del Popolo, nel novembre del 2016, non ci resta che sorridere. «In passato, nel calcio, alcuni dirigenti si sono montati la testa. Penso invece che dobbiamo stare con i piedi per terra». Dieci anni più tardi, quella sotto i piedi di Gianni Infantino sta vieppiù venendo a mancare.



