Calcio

La mira e le mete bianconere

Il successo di spessore ottenuto contro la capolista Thun ha galvanizzato il Lugano, i cui tormenti interni restano però di stretta attualità - Dallo sfogo di Saipi alle incognite del mercato, passando per gli stimoli del tecnico, il finale di stagione si gioca soprattutto su equilibri e motivazioni individuali
La meravigliosa traiettoria disegnata da Daniel Dos Santos, valsa il gol vittoria contro il Thun. ©KEYSTONE/SAMUEL GOLAY
Massimo Solari
06.04.2026 19:33

Al tramonto della Super League 2025-26 mancano sei turni. Con 18 punti ancora disponibili, il Lugano ha però già eguagliato il bottino raccolto al termine dello scorso campionato, issandosi a quota 54 grazie al convincente successo ottenuto ai danni del Thun, futuro campione svizzero. Il paradosso? Oggi più di un anno fa, quando i bianconeri si erano trascinati a fatica sino al 4. posto finale, aleggia nell’aria un desiderio di rinnovamento. Quasi di sconvolgimento. L’AIL Arena, pronta all’abbraccio collettivo, solletica questa sensazione. Ma a delinearne spessore e contorni sono parole e parabole. Le cosiddette «dinamiche» alle quali non smette di dare fiato uno spogliatoio irrequieto.

La leva dei trasferimenti

Tutto quanto ruotato attorno alla sfida di sabato sera, al cospetto della capolista più clamorosa nella storia del calcio nazionale, conferma il travaglio in questione. Si è assistito a una bella partita e - soprattutto - a una prestazione di spessore da parte della squadra di Mattia Croci-Torti. Una partita, tuttavia, preceduta dalle dichiarazioni acuminate del tecnico ticinese: «A chi pensa a una cessione dev’essere chiara una cosa: le partite più importanti, per farsi notare da scout e potenziali club interessati, sono le ultime. L’anno scorso abbiamo vinto solo una delle ultime sette gare. Me ne vergogno». Anche in questo caso, il Lugano ha subito pareggiato i conti con lo scorso torneo. E, suggerivamo, ciò è stato possibile grazie alla chiarezza delle intenzioni e del gioco portate in campo con il Thun.

A fronte di parecchi giocatori oggettivamente saturi dell’ambiente bianconero, il Crus ha fatto leva sull’orgoglio e però anche sull’ovvio. In modo cinico e, per le orecchie del tifoso romantico, persino spiacevole. Ma, appunto, ha funzionato. «È naturale - ha spiegato il tecnico - che Lugano sia un trampolino di lancio per molti giocatori. Non siamo una società che ingaggia determinati profili con l’obiettivo di farli svernare in Ticino. Hajdari, Amoura e Lovric sono ottimi esempi di calciatori che, dopo qualche anno con noi, ora brillano in altri campionati. Però ripeto: se chi indossa questa maglia punta a fare il salto di qualità, deve innanzitutto fare bene qui. E a giudicare dalla vittoria contro il Thun, mi sembra che il messaggio sia stato recepito».

C’è ancora elettricità tra i pali

Più che in chiave piazzamenti europei - con il sorpasso al Basilea e il San Gallo che si è riportato a +5 - l’epilogo del campionato si gioca dunque su motivazioni ed equilibri squisitamente individuali, tra chi si trova sempre meglio nei panni di trascinatore (Dos Santos), chi si sta preparando al meglio al Mondiale della vita, con probabile addio ad appena sei mesi dall’arrivo (Delcroix) o ancora chi confida negli abili uffici del nuovo agente (Zanotti e Papadopoulos). Bisogna farsene una ragione. E a Croci-Torti spetta il compito, non evidente, di trasformare aneliti personali in una sintesi collettiva all’altezza delle aspettative. Interne ed esterne. Sviluppiamo l’esempio di Amir Saipi, emblema degli attuali tormenti bianconeri. Tornato titolare alla luce dei problemi fisici accusati da David von Ballmoos, il numero uno prescelto da club e allenatore, l’estremo difensore kosovaro non ha tradito. Per amor proprio, più che per un bene superiore. «Di certo non mi sento un secondo portiere e non mi resta che cogliere queste occasioni per dimostrare ad altre squadre di essere un elemento in grado di fare la differenza, come per altro avvenuto dopo il primo infortunio di von Ballmoos» ha non a caso puntualizzato a fine incontro.

Qualche giorno prima, degradato dalla prima squadra del futuro, anche Mattia Bottani aveva ammesso che - da qui a fine maggio - avrebbe pensato un po’ più a se stesso. Il tutto accettando, ma non comprendendo il punto di vista di staff tecnico e dirigenza. Saipi si trova sulla stessa barca. «Continuo a non capire le ragioni della recente esclusione, non mi è stata ancora spiegata. Chi decide, allenatore in primis, deve in ogni caso assumersi le proprie responsabilità. La reputazione sempre più positiva dei nazionali kosovari? Sì, spero possa costituire un fattore anche per me. Credo infatti che ad attendere molti di noi sia il prime time della carriera».

Le molle interiori del Crus

Le carriere di Mattia Croci-Torti e Mauro Lustrinelli, per contro, sono ancora due albe promettenti. E dopo che i rispettivi raggi - lungo la stagione - si sono scontrati già in tre occasioni, osservarne i riflessi è esercizio godibile. Lo è stato, senza dubbio, a margine dell’1-0 appena maturato a Cornaredo, risultato identico a quello che aveva permesso ai bianconeri di sbancare la Stockhorn Arena il 22 novembre, mentre all’esordio - in riva al Ceresio - il Thun aveva posto il primo tassello del suo splendido mosaico. «Secondo Lustrinelli meritava di vincere la sua squadra? Quando a inizio stagione si era imposta qui, se ricordo bene, il sottoscritto le aveva fatto i complimenti. Le statistiche meritano più o meno attenzione in base alla trama della partita e al tipo di avversario. Perché mai, dunque, avrei dovuto espormi sull’1-0 contro la capolista, andando a prenderla alta anche dopo il 60’. Poco importa se i bernesi hanno toccato tante volte la palla nella nostra area, l’importante è che non siano stati pericolosi. Come dice bene Max Allegri, gli allenatori forti - alla fine - sono quelli che vincono le partite. Mauro è stato il più bravo in questo, lungo tutto il campionato». Ma non sabato, ha suggerito il Crus. Per poi comunque aggiungere: «La verità è che il Thun ha perso solo una partita in meno di noi. Il netto divario in classifica, quindi, si spiega altrimenti: con la nostra incapacità di tramutare tanti pareggi in successi. Detto ciò, rimango convinto che il Lugano sia più forte del Thun. Lo sostengo senza rosicare e nella speranza di poterla spuntare una terza volta, a fine mese».

Seppur il diretto interessato non lo ammetterà mai, è innegabile che il confronto con il collega ticinese, guida del Thun dei miracoli, abbia offerto a Croci-Torti una carica speciale. Le molle interiori, a quasi cinque anni dalla prima panchina, risultano d’altronde cruciali anche per l’allenatore del Lugano. Correva il 12 settembre 2021 e a Cornaredo si presentò il Basilea. Scherzi del destino: il 17 maggio, tramonto della Super League 2025-26, il commiato dal vecchio stadio bianconero si consumerà proprio con i renani. E se nell’aria aleggia un desiderio di rinnovamento che interessa la rosa, sarebbe superficiale - a fronte dell’umano logorio - scartare a priori uno sconvolgimento su più piani.

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