Calcio

La situazione sfugge di mano, all'arbitro Dudic e pure al Lugano

A Cornaredo, tra emozioni e polemiche, il San Gallo consolida il 2. posto e rende un po’ più fragile lo scenario europeo per i bianconeri - Mattia Croci-Torti critica direttore di gara e VAR: «Hanno inventato un rigore e nel finale ha regnato il caos»
L'arbitro Alessandro Dudic alle prese con il VAR. ©Keystone/Pablo Gianinazzi
Massimo Solari
10.05.2026 20:18

Le certezze di Cornaredo sono crollate a ridosso del settantesimo. Dopodiché, anarchia e illogicità hanno preso il sopravvento, segnando il match di cartello della terz’ultima giornata di campionato. Hannes Delcroix, sino a quel momento - e di nuovo - in versione extra-lusso, ha perso di vista Görtler: il San Gallo ha pareggiato e nella testa dei bianconeri, padroni assoluti del campo dalla mezz’ora, si è insinuato il dubbio. Tre minuti più tardi, ecco quindi l’episodio che ha indirizzato il match, e il secondo posto della Super League, verso la compagine guidata da Enrico Maassen. Un bolide di Besio, poco entro i 16 metri, ha incontrato sul suo percorso la mano del già citato Delcroix. L’arbitro Dudic ha fatto correre, il VAR Fähndrich no, gettando le basi per la massima punizione, poco dopo realizzata da Görtler.

«Mi spieghino le regole»

«Un rigore inventato» riassume, senza girarci troppo intorno, Mattia Croci-Torti. «Mi spieghino le regole sui falli di mano, perché a me risulta altro. Se lo hanno fatto? No, perché non è una terna con cui si può instaurare un dialogo. Non a caso, sono stato ammonito senza una vera ragione». Lo sfogo del tecnico del Lugano è comprensibile. A scagionare Delcroix, in effetti, avrebbero dovuto essere ben tre elementi: la mano non lontana dal corpo, il tiro davvero ravvicinato dell’attaccante del San Gallo e la traiettoria dello stesso sporcata da Mai.

«Rispetto la decisione arbitrale, ma - a mio avviso - non è mai rigore. L’avversario è a meno di un metro e la mia mano, a differenza del gomito, è tutto fuorché larga. Di fatto viene colpita». Delcroix, che al contrario riconosce la posizione errata, in occasione dell’1-1 sangallese, si sofferma dunque brevemente sull’operato del direttore di gara: «Mi ha dato l’impressione di non avere il pieno controllo della partita». Già. Il Crus, lui, non ha bisogno di sfoggiare l’arte della diplomazia. «Nel finale di gara hanno regnato disagio e confusione. Praticamente non si è più giocato».

Alioski, questa volta, tradisce

In realtà, qualcosa è avvenuto al tramonto della sfida. Una sliding door, questa volta, particolarmente invitante per il Lugano. In pieno recupero, Steffen è stato trattenuto in area; non un abbraccio maschio, sia chiaro, ma senza dubbio sufficiente per decretare un altro rigore. Dudic, va da sé poco lucido, ha sorvolato ancora, e ciò a differenza del VAR. Tutto molto «karmico». Peccato che Alioski, che due settimane fa, a Thun, non aveva tremato, si è fatto ipnotizzare da Zigi. Insomma, addio pareggio all’ultimo respiro. Con tutte le conseguenze del caso per la rincorsa all’Europa.

Sì, perché l’attesa vittoria del Sion, al cospetto dei campioni svizzeri, tutt’ora ebbri di gioia, si tradurrà in uno scontro diretto ad alta tensione. Giovedì, in effetti, il Lugano si presenterà al Tourbillon con due soli punti di vantaggio sui vallesani. E considerando che la quarta posizione sarà sinonimo di preliminari in Conference League solo in caso di conquista della Coppa Svizzera da parte del San Gallo, beh, nulla va dato per scontato. No, nemmeno la sconfitta in partenza dello Stade Losanna, in quel del Wankdorf. «Ma non mi ritenevo al sicuro prima dell’incrocio con i biancoverdi, e non mi sento tranquillo ora» osserva Croci-Torti, aiutato quantomeno dal Basilea, crollato in casa dello Young Boys e staccatosi definitivamente dai bianconeri.

Un solo gol realizzato, di nuovo

A margine di un rovescio che mancava da più di due mesi, il rammarico dell’allenatore del Lugano è un altro. «Giocavamo contro la seconda forza del torneo, che non poteva permettersi un nuovo passo falso e, di riflesso, il rischio di essere risucchiata nella lotta per i piazzamenti europei. È stata partita vera, e tolti i primi 20 minuti, che non mi sono piaciuti, complice l’aggressività del San Gallo, i miei uomini hanno offerto una buona prestazione. Peccato per le disattenzioni commesse prima del pareggio avversario. E, lo ribadisco, peccato andare in svantaggio per le colpe - poiché di colpe si tratta - sia del direttore di gara, sia del VAR. Il grande rimpianto, però, rimane quello dei gol realizzati. Anche a questo giro ci abbiamo provato a più riprese, trovando la rete solo in un frangente». A sbloccare il punteggio, al termine di un’azione splendida, è stato Belhadj, il cui addio è stato ufficializzato nelle scorse ore, insieme a quelli di Mahou, Brault-Guillard e Berbic. Il tunisino ha esultato al 54’. Le certezze di Cornaredo sono crollate di lì a poco.

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