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Ma che cosa rischia, sportivamente, Granit Xhaka?

Patrick Fischer ha pagato due volte: una multa da privato cittadino e quattro anni di squalifica dalla IIHF – La differenza l'ha fatta un dettaglio, e lo stesso dettaglio ora riguarda il capitano della nazionale di calcio
©CHRISTOPHER NEUNDORF
Red. Online
21.09.2026 12:31

C'è una domanda che, nel caso di Granit Xhaka, conta più di quanto rischia davanti alla Procura di Lucerna: quel certificato è servito soltanto a vivere più comodamente la pandemia, o è entrato in un campo da gioco? Perché è su quel confine che, cinque mesi fa, si è deciso il destino sportivo di Patrick Fischer. Il precedente più importante (e rumoroso) che può fungere da metro di paragone.

Il capitano della Nazionale ha ammesso di aver richiesto un certificato di vaccinazione falsificato e, d'accordo con i dirigenti dell'ASF, ha rinunciato al raduno e ai quattro impegni di Nations League fino al 6 ottobre. Sarà sentito dagli inquirenti a inizio ottobre. Sul piano penale, lo scenario è relativamente prevedibile. Su quello sportivo, molto meno.

Le due condanne di Patrick Fischer

Conviene rileggere il precedente per intero, perché è stato spesso raccontato a metà. Prima condanna: penale, e da privato cittadino. Nel 2023 la Procura di Lucerna emise un decreto d'accusa, poi passato in giudicato, per falsificazione di documenti. Fischer si era procurato su Telegram un certificato che attestava due vaccinazioni mai ricevute, per poter entrare in Cina in vista dei Giochi di Pechino 2022. Pena pecuniaria senza condizionale: 38.910 franchi. La vicenda diventò pubblica solo nell'aprile del 2026, quando un'inchiesta della SRF costrinse l'allenatore e la federazione ad anticipare la notizia con un video di scuse. In un primo momento la Swiss Ice Hockey considerò la questione chiusa: il presidente Urs Kessler parlò di responsabilità personale e integrità. Poi, sotto la pressione pubblica e dopo la reazione «sorpresa e irritata» di Swiss Olympic, che denunciò una «falsa dichiarazione», Fischer fu licenziato a poche settimane dai Mondiali casalinghi.

Seconda condanna: sportiva. E qui sta il punto. La Federazione internazionale non aprì un'indagine sul viaggio in Cina: quello riguardava le autorità di Pechino e la giustizia svizzera. La IIHF si mosse quando emerse il sospetto che lo stesso certificato falso fosse stato utilizzato anche all'interno di manifestazioni organizzate da lei: i Mondiali di Riga del 2021, disputati in una «bolla» senza spettatori, quelli di Helsinki del 2022, dove per le squadre valeva l'obbligo vaccinale salvo esenzione medica ufficiale della federazione, e alcune partite di preparazione in Francia e Germania. In quel perimetro la IIHF non era un osservatore esterno: era parte lesa, perché erano state aggirate le sue norme di sicurezza e di integrità.

L'esito è arrivato all'inizio di settembre: quattro anni di squalifica, fino al 2030. Fischer non potrà guidare alcuna selezione nazionale. La sanzione, però, non lo tocca a livello di club: oggi potrebbe lavorare in National League, ma non allenare squadre impegnate in competizioni IIHF. Resta aperto un secondo fronte, quello di Swiss Sport Integrity, che ha ricevuto la decisione e ne sta valutando la portata giuridica: se decidesse di allinearsi, a Fischer sarebbe preclusa qualsiasi attività professionale nell'hockey svizzero. L'ex selezionatore, nel frattempo, ha fatto ricorso al Tribunale arbitrale dello sport di Losanna per ottenere uno sconto.

La lezione applicata a Xhaka

Venendo a Xhaka, un certificato falso, in sé, non è un illecito sportivo. Non è doping, non è illecito su risultati, non è una violazione del regolamento di gioco. Nessun organo – UEFA, FIFA, Swiss Football League – è tenuto ad aprire d'ufficio un procedimento. La sanzione penale, se arriverà, colpirà il privato cittadino Xhaka: per un incensurato, secondo l'esperto interpellato dal Blick, è ipotizzabile una pena pecuniaria con la condizionale più una multa fino a 10 mila franchi.

Detto ciò, le conseguenze più rapide e più dolorose arrivano dalla discrezionalità, non dai regolamenti. Fischer non è stato licenziato perché un codice lo imponeva, ma perché la pressione pubblica ha reso insostenibile la posizione della federazione. La rinuncia di Xhaka a quattro partite di Nations League appartiene a questa categoria, così come le due partite ancora aperte: la fascia di capitano e i tempi del rientro nel gruppo. Il comunicato del presidente Peter Knäbel, che ha apprezzato la scelta del giocatore di assumersi le proprie responsabilità, lascia intravedere una linea morbida. Il precedente dell'hockey, però, insegna che le linee morbide tengono solo finché la storia non si allunga.

Tutto, in ogni caso, dipende come è stato usato il documento. Ed è qui che il caso di Xhaka si distingue da quello di Fischer in un modo che merita attenzione. Il tecnico non era vaccinato e voleva entrare in Cina. Nel caso del centrocampista, invece, il nodo sono le date. Il suo portavoce Andreas Bantel aveva dichiarato che il medico curante confermava due vaccinazioni, il 25 gennaio e l'11 novembre 2022, e il certificato documenta che Xhaka si presentò di persona da una dottoressa di Lucerna, pure coinvolta nel procedimento, in entrambe le occasioni. Il problema è che a inizio novembre 2022 il giocatore disputò tre partite di Premier League con l'Arsenal.

Se dalle indagini emergesse che il certificato è servito a viaggiare e a giocare in un periodo in cui quel documento era requisito d'accesso a Paesi, stadi o competizioni, il fatto smetterebbe di essere una vicenda privata e acquisterebbe una dimensione competitiva. È esattamente il passaggio che, nel caso Fischer, ha trasformato una multa già scontata in una squalifica di quattro anni. Vale ricordare che in Germania la DFB ha sospeso per fatti analoghi gli allenatori Markus Anfang e Florian Junge, rispettivamente per un anno e dieci mesi.

Cosa aspettarsi

Allo stato attuale, Xhaka rischia la fascia, un periodo di assenza dalla Nazionale e, via clausole contrattuali di condotta e immagine, una sanzione interna al Sunderland, dove è appena arrivato ed è titolare. Non rischia, per ora, una squalifica sportiva formale: la FA ha pochi titoli per intervenire su fatti avvenuti in Svizzera prima del suo trasferimento in Inghilterra.

Ma il caso Fischer ricorda che nelle vicende di questo tipo il calendario giudiziario e quello sportivo non coincidono. Il primo si è chiuso nel 2023; il secondo ha continuato a produrre effetti fino a settembre 2026, e non è ancora finito. Per Xhaka, l'audizione di inizio ottobre non sarà la fine della storia. Sarà, con ogni probabilità, solo il momento in cui si capirà quanto è lunga.

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