Ma chi giocherà, per la Svizzera, ai Mondiali 2030?

Il condizionale è d’obbligo, ma ai Mondiali 2030 dovrebbe esserci anche la Svizzera. A maggior ragione se, come ventilato dal presidente della FIFA Gianni Infantino, si dovesse allargare ulteriormente il torneo, passando da 48 a 64 squadre. E per quanto concerne le qualificate europee, beh, si parla di ben 20 caselle da riempire. Lasciandosi alle spalle gli orizzonti sconfinati del Missouri, e salendo sull’Airbus A350 che in mattinata atterrerà a Zurigo, i giocatori della nazionale svizzera non devono comunque averci riflettuto. L’amarezza del presente è ancora troppo grande. Troppo fastidiosa. Uno sguardo al futuro, seppur a caldo, lo ha invece già rivolto Murat Yakin, a cui il lungo volo di rientro forse è servito per accettare che, no, il cartellino rosso inflitto a Breel Embolo non ha costituito uno scandalo. «Il percorso di questa Nazionale non è concluso, il processo per integrare nuovi giovani elementi proseguirà nei prossimi mesi» ha spiegato il ct.
Jashari e il terzino destro
La Nations League in agenda da settembre, con la Svizzera retrocessa nella Lega B, sarà in questo senso, e molto più che in passato, fondamentale. I margini per consolidare lo status di alcuni sono dati: pensiamo in particolare ad Ardon Jashari (Milan), fra i pochi volti rabbuiati del Mondiale americano. Anche sulla corsia di destra, tallone d’Achille del selezionatore elvetico, occorre investire: Sascha Britschgi (Parma) e Zachary Athekame (Milan) scalpitano. Sulla tre-quarti, invece, è lecito immaginarsi maggiore spazio per l’estro di Alvyn Sanches (Young Boys). «Momentum, prestazioni e qualità calcistiche: a fare stato, per le future convocazioni, rimarranno questi tre criteri» ha tenuto a precisare Yakin. Il nuovo calendario internazionale dovrebbe in ogni caso favorire il lavoro di forgiatura dell’allenatore. La prima finestra autunnale - a partire dal 2026 e nelle stagioni venture - abbraccerà infatti un periodo di oltre due settimane, con 4 possibili incontri. Osare e testare, detto altrimenti, sarà permesso. E, restando al contesto della Nations League, una gestione più oculata dei giocatori di esperienza e delle rispettive risorse atletiche non è né da escludere, né appare insensata.
Talenti emergenti e incognite
E a proposito dei profili più scafati. Sul breve-medio termine, e quindi in chiave Euro 2026, è difficile immaginare un ripiegamento di massa. L’eliminazione ai quarti di finale, a un passo dalla gloria, ha generato un vuoto che probabilmente i vari Freuler, Rodriguez e Zakaria vorranno colmare. Certo, molto, soprattutto pensando ai primi due, dipenderà da cosa accadrà a livello di carriera nei club.
Diverso il discorso in ottica Mondiali 2030. Quattro anni sono un’eternità indecifrabile. «Ma questa edizione ha dimostrato che si può puntare a grandi traguardi pure a 39 anni» ha precisato Granit Xhaka, classe 1992. Insomma, immaginare una Svizzera che continua a ruotare attorno al capitano dei record - un po’ come avvenuto sin qui per la Croazia di Modric - è tutto fuorché fantascienza. Anche perché la prossima Coppa del Mondo - ospitata da Spagna, Portogallo, Marocco - ritroverà il fascino europeo e, di riflesso, un elemento di ulteriore attrazione. L’auspicio, va da sé, è che la stella di Johan Manzambi continui ad accecarci. Per il resto, invece, possiamo solo speculare sullo sviluppo di diversi giocatori talentuosi e di prospettiva. Per alcuni, come il citato Britschgi (19 anni) e Bruno Ogbus (20.enne difensore del Friburgo), la legittimazione in rossocrociato dovrebbe essere solo una questione di tempo. Altri, come il neoattaccante dell’Hoffenheim Alessandro Vogt (21 anni) o il terzino sinistro dell’YB Olivier Mambwa (17 anni), dovranno confermare il proprio potenziale.
Quindi chi scenderà in campo per l'edizione del centenario? Ecco un ipotetico undici schierato con il 4-2-3-1: Kobel; Britschgi, Ogbus, Akanji, Mambwa; Xhaka, Jashari; Sanches, Manzambi, Ndoye; Vogt.
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