Mondiali 2026

Lo sguardo perso di Yakin, la commozione di Tami, la lucidità di Knäbel

I condottieri della spedizione rossocrociata hanno stilato un bilancio del torneo, concluso con la bruciante eliminazione ai quarti – Il ct: «Non abbiamo giocato solo contro i campioni del mondo, ma anche contro 70 mila argentini, arbitro e VAR. E, alla fine, è stato davvero troppo»
©KEYSTONE/PETER KLAUNZER
Massimo Solari
12.07.2026 21:45

Le borse sotto gli occhi e lo sguardo perso nel vuoto di Murat Yakin. La commozione, trattenuta a stento da Pierluigi Tami. La lucida sobrietà di Peter Knäbel. Il bilancio del Mondiale rossocrociato si legge nei volti di chi, per oltre un mese, ha condotto la Nazionale verso un traguardo incredibile. Nelle stanze dello Sheraton Kansas City Hotel, ai piani superiori, i protagonisti in campo stanno probabilmente giocando ancora contro l’Argentina. Il pareggio di Ndoye ci ha messo le ali, l’arrogante Scaloneta è un pugile alle corde e, sì, è il momento buono per sferrare il colpo del kappaò a Messi e compagni. Già. Il primo «dobbiamo essere fieri» pronunciato nella sala conferenze, però, spezza l’incantesimo. Si tratta di commentare un’avventura splendida e però anche l’eliminazione ai quarti di finale del torneo. Sono trascorse poche ore, ma il sogno americano è svanito nella notte.

«L’uniformità è un’altra cosa»

«Ma non ha vinto il calcio». Così, a caldo, Yakin aveva definito il 3-1 maturato all’Arrowhead Stadium. Il tutto, va da sé, alludendo all’espulsione inflitta a Breel Embolo mentre la Svizzera aveva oramai preso per il collo l’avversario. Con poche ore di sonno in più, il commissario tecnico rossocrociato non cambia idea. «Non abbiamo giocato solo contro i campioni del mondo, ma anche contro 70 mila argentini, arbitro e VAR. E, alla fine, è stato davvero troppo. Ripeto: si è fatto valere una regola assurda e inutile. Ammonire sia Paredes, sia Embolo, per quanto accaduto in una zona di campo ininfluente non ha alcun senso».

La disamina di Tami, come prevedibile, è maggiormente istituzionale, ma non meno severa. «Non discutiamo l’espulsione, che da regolamento è corretta. Tuttavia, ci piacerebbe che le regole venissero applicate allo stesso modo per entrambe le squadre» sottolinea il direttore delle squadre nazionali. «Durante il match, e penso sia emerso in modo evidente, la linea dell’arbitro è stata tutto fuorché lineare. Sono dettagli, ma a questo livello i dettagli sono fondamentali».

Con Knäbel, presidente dell’ASF, l’arte della diplomazia sale un altro scalino. «L’interpretazione delle regole dovrebbe essere coerente lungo l’intero Mondiale. Spero che la questione venga affrontata al termine del torneo. Una cosa, comunque, dev’essere chiara: non vogliamo apparire come dei cattivi perdenti. Siamo tristi, questo sì, e però anche tanto fieri. E vorrei che a prevalere fosse soprattutto quest’ultimo sentimento».

Tre milioni di franchi di profitto

Yakin, suggerivamo, non riesce a nascondere l’amarezza. «La mia squadra è stata fantastica e avrebbe meritato di proseguire il suo viaggio. Detto ciò, è stato un privilegio condurre questa missione e, una partita dopo l’altra, cogliendo i frutti di una preparazione minuziosa, dare forma alle nostre ambizioni». Gli fa eco Tami: «Avverto un grande vuoto. Eravamo vicinissimi a un’altra impresa. La Svizzera ha dimostrato che con il suo calcio può, legittimamente, fissare l’asticella in alto: ogni edizione ha alla sua storia, ma semifinale e finale dei grandi tornei, oggi, sono alla nostra portata». Il dirigente ticinese, insieme a staff e giocatori, si è fermato ai quarti, riscrivendo comunque la storia. L’avventura alla testa delle selezioni nazionali, iniziata nel 2019, si è insomma chiusa col botto: «Ho assaporato ogni momento di questo Mondiale» ammette Tami, trattenendo a stento le lacrime. «Volevo chiudere con un grande risultato e sono ovviamente felice di avercela fatta. Qatar 2022 ci ha insegnato tantissimo, spingendoci a operare diversi cambiamenti a livello di organizzazione e di staff». Investimenti, questi, che hanno pagato a Euro 2024 e che gonfiano il petto oggi. Non solo. Sorridono pure le casse dell’ASF, anche se forse meno del previsto. «Al netto di tasse e deduzioni, la Federazione dovrebbe registrare un profitto di circa 3 milioni di franchi. Come quattro anni fa in Qatar. Premi alla mano, abbiamo guadagnato di più, ma a crescere in modo importante - tra bonus, logistica e personale - sono stati pure i costi».

Avverto un grande vuoto, ma pure un orgoglio enorme: abbiamo dimostrato che la semifinale e la finale dei grandi tornei sono alla nostra portata
Pierluigi Tami, direttore delle squadre nazionali a fine mandato

Nessuno, per ora, dice basta

Il presidente dell’ASF tiene in ogni caso a sottolineare l’altra eredità della Coppa del Mondo venti-ventisei. «Questo gruppo ha fatto vibrare i cuori di una Nazione intera. Le giovani generazioni non scorderanno questi momenti». Purtroppo, è giunto anche il momento di salire su un volo charter diretto a Zurigo. «Ma il percorso di questa Nazionale non è da ritenere concluso» evidenzia con convinzione l’allenatore: «Dispongo di un buon mix di giocatori, con diversi talenti, come per esempio Johan Manzambi, già ben integrati. E la Nations League, in agenda in autunno, ci offre l’opportunità di alimentare il processo. Se c’è qualche senatore pronto a lasciare? È presto per dirlo. Occorreranno diversi giorni per metabolizzare quanto successo. Al momento, però, non mi sono arrivati segnali in questo senso. Per quanto mi riguarda, invece, sono orgoglioso di essere il ct della nazionale svizzera. E l’idea di valutare altre strade non mi passa nemmeno per la testa». Le borse sotto gli occhi e lo sguardo che si perde nel vuoto, invece, spiegano, meglio di mille parole, la delusione che alberga in Murat Yakin. E in ciascuno di noi.

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