Manzambi e un assolo che ci ha ricordato Messi

Dopo una prestazione totale, almeno per un tempo, come quella offerta contro l’Algeria, si fa persino fatica a comprendere come il Friburgo possa far giocare Johan Manzambi più arretrato, sulla linea di centrocampo. Oddio, l’ultima stagione vissuta in Bundesliga parla per il 20.enne ginevrino. Eppure, dopo essersene inizialmente privato con Qatar e Bosnia, quel vecchio volpone di Murat Yakin sembra aver valorizzato ulteriormente le qualità del giocatore negli ultimi 40 metri: da un lato una potenza nella progressione palla al piede fuori dal comune, dall’altro l’imprevedibilità mista a spavalderia capaci - da sole - di decidere le partite. Prendete l'assolo straripante che ha lasciato sul posto l'algerino Mandi e apparecchiato l'1-0 di Embolo: ci ha ricordato, e anche parecchio, la fuga ubriacante di Lionel Messi nella semifinale vinta dall'Argentina contro la Croazia, a Qatar 2022, con assist conclusivo ad Alvarez e Gvardiol in tremendo imbarazzo.
Tornando a Manzambi, nessuno, statistiche alla mano, aveva fatto così bene a un Mondiale a questa età. Tre gol, due assist, e soprattutto un’aura che affascina e attrae l’occhio del tifoso, come pure quello del direttore sportivo. Il paradosso? Proprio il match appena vinto dalla Svizzera contro l’Algeria. Paradosso nella misura in cui la trama e i dati della sfida dicono che Manzambi avrebbe potuto (e dovuto?) essere sfruttato ancora meglio. La star rossocrociata, durante la sfida del BC Place, ha offerto per 43 volte una soluzione ai compagni di squadra. Per intenderci, solo il faro Granit Xhaka ha fatto di più (51). Sul totale appena indicato, Manzambi si è smarcato in 21 occasioni tra le linee avversarie di centrocampo e di difesa e in 10 alle spalle della stessa retroguardia. Sono numeri e movimenti di grande rilevanza, che sintetizzano per l’appunto l’inafferrabilità di Manzadona, ma che non hanno beneficiato della necessaria attenzione: su 43 inviti, Manzambi è stato premiato, ricevendo la sfera, solo 12 volte. Il 27,9 %.
In termini di feeling con chi imposta il gioco elvetico, i margini di miglioramento sono quindi importanti. Dai piedi di Xhaka, numero uno per capacità di spezzare le dighe allestite in mediana e in difesa, sono partiti 4 suggerimenti per il numero 9. Con la sua visione, che spesso tende a valorizzare le corse degli esterni - Ndoye e Vargas nell’ultimo caso -, il capitano potrebbe insomma tramutare Manzambi in un’arma ancora più letale. L’asse Xhakambi, per altro, suona anche bene.
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