Calcio

Metti due giornate insieme a Cesc Fabregas

Gli allenatori delle selezioni giovanili rossocrociate e il direttore Pierluigi Tami sono stati ospiti del tecnico del Como - Massimo Immersi, a capo della U15 elvetica: «Un’esperienza arricchente a contatto con un personaggio non convenzionale e una realtà all'avanguardia»
Cesc Fabregas, 38 anni, occupa il 6. posto in Serie A con il Como. © AP/Serena Campanini
Massimo Solari
27.02.2026 18:18

«A noi serve gente con coraggio e che trovi le soluzioni che proviamo in allenamento». Parole e musica di Cesc Fabregas, ascoltate a margine dell’ultimo successo ottenuto dal Como in casa della Juventus. Oddio, qualsiasi allenatore con un pizzico di ambizione - in fondo - ha già pronunciato o avrebbe potuto pronunciare una simile frase. Ma se quelle soluzioni lì, poi, le tocchi per davvero con mano in fase di preparazione e di studio della partita, beh, fa tutto un altro effetto. E agli allenatori delle selezioni giovanili svizzere è accaduto all’inizio di questa settimana.

Due anni fa, il team rossocrociato aveva incontrato Roberto De Zerbi, all’epoca tecnico del Brighton, studiandone la costruzione dal basso. L’anno scorso, invece, si era trattato di analizzare l’Atalanta di Gian Piero Gasperini e in particolare la sua difesa aggressiva sull’uomo. «Questa volta, grazie ai buoni uffici di Philippe Senderos, che era stato suo compagno all’Arsenal ed è tutt’ora suo amico, siamo riusciti a farci aprire le porte dal Como di Fabregas» indica Massimo Immersi, tecnico della U15 elvetica. «L’obiettivo era di mettere sotto la lente la fase offensiva dei lariani. Avere a che fare con Cesc e la sua squadra, però, ci ha permesso di approfondire tanti altri aspetti. Idee che lo spagnolo ha anche saputo rimodellare nel corso della stagione».

Il piano anti Juve

Dopo aver assistito dal vivo al match dello Stadium, Immersi e i suoi colleghi si sono presi 24 ore per vivisezionare la prova del Como. Per provare a comprenderla, anche. Ai molteplici quesiti emersi in fase di videoanalisi, tuttavia, solo Fabregas e il suo lavoro sul campo hanno potuto fornire una risposta esaustiva. «Martedì e mercoledì - spiega Immersi - siamo stati accolti al centro sportivo del club e abbiamo potuto assistere a due allenamenti. Non solo. Cesc si è preso ben tre ore di tempo per illustrarci il suo piano anti Juve e in che misura aveva funzionato. Insomma, il perché e il come di determinate scelte adottate sul terreno di gioco». Ripensando al dialogo con il 38.enne spagnolo, Immersi parla di «un momento davvero arricchente, perché parliamo di un allenatore disponibilissimo e al contempo in possesso di un background impressionante. Il mix di esperienze vissute da calciatore, in diversi Paesi, si sta traducendo in una proposta di calcio non convenzionale. Il Como è una realtà all’avanguardia e, oggi, domina praticamente su tutti i campi. Ogni fase della partita è organizzata minuziosamente, e però a ciascun giocatore è data libertà d’interpretazione. Va da sé, occorrono elementi dalla grande intelligenza calcistica e affamati. Al Sinigaglia s’investe su questi profili. E lo si può fare grazie ai mezzi della proprietà da un lato e facendo leva sulla visione dell’allenatore dall’altro».

Maxi-schermi e droni

Ad accompagnare i selezionatori delle Under svizzere c’erano pure il direttore delle squadre nazionali Pierluigi Tami e Davide Callà, assistente di Murat Yakin. E, sottolinea Immersi, le infrastrutture e gli strumenti utilizzati dalla squadra lariana hanno impressionato e fornito alcuni spunti in vista della realizzazione della Swiss Football Home, il futuro quartier generale rossocrociato che sorgerà a Thun. «Il centro d’allenamento - osserva il tecnico della U15 - si compone di tre campi. Tutti e tre vengono sfruttati durante la seduta, al fine di non sprecare tempo fra un esercizio e l’altro. Si punta tantissimo sull’intensità, meno sul volume. D’altronde quello di Fabregas è un gioco fatto di transizioni e finalizzato a impedire all’avversario di organizzarsi con il pallone. Gli allenamenti, di conseguenza, durano un’ora, un’ora e un quarto. A separare due campi c’è un maxi-schermo 5 metri per 5 - appena acquistato -, che proietta su ambo i lati e che viene sfruttato per mostrare sia esercizi dell’allenamento, sia specifiche situazioni di gioco da lavorare con singoli giocatori». Non è tutto. «La seduta è stata ripresa da un drone e le immagini in questione potranno per l’appunto essere mostrate sul maxi-schermo, al fine di correggere i movimenti di uno o dell’altro».

Individualizzazione cruciale

Quello di Fabregas è un approccio sposato anche in casa ASF. «Da qualche tempo - evidenzia Immersi - ci stiamo orientando sullo sviluppo individuale del giocatore. In base a caratteristiche e ruolo. Ebbene, a Como, in Serie A, abbiamo trovato lo stesso principio. In settimana si lavora tantissimo per reparto, a piccoli gruppi e pure singolarmente. Per dire: Cesc ci spiegava di come, la settimana prima, avesse insistito ad allenare con i terzini il lancio lungo linea, così da attaccare la profondità con le pedine offensive. Stesso discorso con i numeri 6 - fondamentali nell’impostazione tattica del Como - ai quali è stato chiesto, ancora e ancora, di ricevere palla e cambiare versante. L’idea alla base è semplice: migliore undici individui per far progredire il collettivo. Seguire Fabregas e i suoi uomini, dunque, ha rappresentato una conferma per quanto riguarda la direzione che abbiamo intrapreso in ambito giovanile con la federazione. Anche perché il potenziale di sviluppo, a 15, 16 e 17 anni è ancora più elevato».

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