Murat Yakin: «Vi spiego le mie scelte per il Mondiale»

Nessuna sorpresona. Nessun wow. Al massimo qualche «mah». La rosa fatta germogliare da Murat Yakin in vista dei Mondiali 2026 non ha provocato alcun terremoto. Vuoi per il suo progressivo svelamento, oramai vezzo imprescindibile dell’era social, vuoi – appunto – per i suoi 26 petali. Non ci saranno il talento di Alvyn Sanches e l’imprevedibilità di Joël Monteiro. Così come, sull’out di destra, mancheranno le accattivanti alternative targate Serie A Zachary Athekame e Sascha Britschgi. Sul volo diretto a San Diego, il prossimo 2 giugno, saliranno per contro Noah Okafor, Christian Fassnacht, Cedric Itten o ancora Eray Cömert, tutti senza figurina Panini ma con il biglietto più importante. Fine delle controversie. All’appuntamento con il torneo americano, al via l’11 giugno, la nazionale svizzera si approccia d’altronde con grande consapevolezza. Insomma, niente a che vedere con la preparazione all’ultimo Europeo, segnata da un gruppo di giocatori più ampio, per concedersi più valutazioni e maggiori esperimenti a cinque minuti dalla mezzanotte.
Fattore Manzambi
No, all’UBS Forum di Zurigo, il selezionatore rossocrociato si è presentato con le idee chiarissime e un messaggio inequivocabile. «Raggiungere un grande obiettivo e disputare il miglior torneo di sempre per una squadra elvetica». Yakin, tuttavia, non si è spinto oltre. «Gli agognati quarti di finale a un Mondiale? Vogliamo naturalmente spingerci il più lontano possibile. L’Europeo, in questo senso, ci ha mostrato la via da seguire, e con esso pure le recenti qualificazioni alla Coppa del Mondo. Lungo questo percorso abbiamo offerto un calcio convincente, ottenendo il pass per l’America in modo autorevole. Puntiamo dunque a cavalcare questa onda positiva, concentrandoci innanzitutto sul passaggio della fase a gironi». A orientare le scelte definitive del commissario tecnico sono stati diversi fattori: «L’esperienza nei grandi tornei, l’apporto nella recente campagna di qualificazione, il momentum e il potenziale». Come detto, il gioiellino dello Young Boys Sanches non ha rispettato a sufficienza uno o più criteri: «Alvyn ha subito un grave infortunio l'anno scorso. E forse non è ancora del tutto pronto per imporsi a livello internazionale. Inoltre, la concorrenza nel suo ruolo è molto agguerrita».
Tradotto: Johan Manzambi, con la sua solida e versatile spregiudicatezza, basta e avanza per accendere la Svizzera a partita in corso. O magari dal primo minuto? «Dal primo allenamento, nel quadro della tournée americana di un anno fa, ha dimostrato le sue enormi qualità» ha indicato Yakin, elogiando il centrocampista del Friburgo, ieri finalista di Europa League. «Non posso che rallegrarmi dell’ottima stagione di Manzambi e della fiducia che lo accompagnerà al Mondiale. La sua personalità e lo speciale rapporto con il gol lo rendono una risorsa preziosa e un’opzione in più sul mio scacchiere. Ma se da titolare o subentrante, dipenderà dal sistema adottato e dall’avversario».
I mantra del ct
Nel motivare fisionomia e scelte individuali, Yakin ha ripetuto a più riprese i suoi mantra: dal principio della prestazione, alla necessità di abbracciare più moduli con flessibilità. Per dire: la presenza di uno solo terzino destro puro – Widmer – interroga. «Silvan è in grado di muoversi sia agli estremi di una difesa a quattro, sia come quinto. Un discorso, quest’ultimo che vale pure per Michel Aebischer e Dan Ndoye. Cömert e Luca Jaquez, invece, sono in grado di vestire i panni di terzino destro». A fare la differenza, inoltre, è stata un’altra variabile, sottolineata ancora e ancora dal ct. «La conoscenza del proprio ruolo», menzionata per giustificare le chiamate di Amdouni – nonostante l’acerbo rientro da un serio infortunio -, di Fassnacht e pure Okafor. «Noah si è scusato con la squadra e si è detto pronto ad accettare le gerarchie. Peccato per i problemi fisici delle ultime settimane». Al campo d’allenamento di San Gallo, in agenda a partire da lunedì prossimo, si presenta ad ogni modo un collettivo pronto. «Le aspettative sono notevoli. E per disputare il miglior Mondiale possibile occorrono i migliori giocatori» ha sintetizzato Murat Yakin. Il 13 giugno, a San Francisco, teatro dell’esordio mondiale contro il Qatar, otterremo le prime risposte.


