Nico Elvedi, l'emblema rossocrociato

Siamo tutti d’accordo: per mettere in ombra un gigante come Manuel Akanji - e il rigore fallito non è il tema in discussione - occorre qualcosa di speciale. Ebbene, Nico Elvedi è riuscito in questa impresa, prendendosi la scena grazie a un ottavo di finale monumentale. Riprendendosela, anche. Il difensore zurighese, 29 anni, è forse l’emblema di questa Nazionale. Una squadra che ha saputo riscrivere la storia con la forza di volontà, più che con le idee e il talento. Un’ape operaia, sì, non la regina dell’alveare mondiale.
A Qatar 2022, vittima come alcuni compagni dell’aria condizionata e dell’influenza, Elvedi venne escluso dagli ottavi poi persi malamente al cospetto del Portogallo. A Euro 2024, invece, le nuove gerarchie premiarono Fabian Schär. Insomma, due sberle in pieno volto per il giocatore del Borussia Mönchengladbach. Due sberle, per certi versi, necessarie. «Dopo l’Europeo, non mi sentivo più a mio agio con il mio corpo» ha svelato negli scorsi mesi Elvedi. «È stato allora che ho deciso di cambiare».
Dentro un corpo nuovo
Nico si è affidato a un nutrizionista per perdere peso. Poi a un preparatore fisico personale, al fine di guadagnare massa muscolare e, al contempo, progredire a livello di rapidità. Il difensore elvetico si è dimostrato anche più forte di una Nations League complicata, chiusa ai margini, con Murat Yakin a testare i vari Amenda, Gartenmann, Cömert, Zesiger e Wüthrich. Ma i frutti del duro lavoro, della rimessa in discussione di se stesso e del proprio stile di vita, non hanno tardato a germogliare. Dalle qualificazioni alla sfida vinta contro la Colombia, indossando i panni dell’eroe, Nico Elvedi non ha praticamente sbagliato nulla. Di nuovo colonna portante della Nazionale. Di nuovo uomo fidato del ct. Proprio Yakin, sollecitato a margine dell’ottavo di finale di Vancouver, ha speso parole al miele per il numero 4. «Sono affascinato dal percorso intrapreso da Nico nell’ultimo anno. Con grande onestà, ha capito che doveva cambiare. Anche radicalmente. Siamo sempre stati soddisfatti di Elvedi, e però, puntualmente, mancava qualcosa. Spesso era infortunato o malato. Stravolgere alimentazione e fisico è stato un passo decisivo. E, a questo punto, oserei dire anche esemplare. Nico ha dimostrato di essere un grande professionista, prendendo in mano il proprio destino. Io posso fare delle scelte, in base a ciò che osservo. Alla fine, però, certi obiettivi bisogna volerli ardentemente come singolo. Ed Elvedi, di cui non ricordo una sola esitazione con la Colombia, si è ripreso tutto con merito».
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