Mondiali 2026

Ora parla Okafor: «Sto bene, attendo la mia chance, ma formazione e cambi li fa il ct»

L'attaccante rossocrociato, sin qui non utilizzato da Murat Yakin, ha ammesso un certo nervosismo, ma anche gettato acqua sul fuoco: «Di sicuro non sono una bomba a orologeria»
©KEYSTONE/PETER KLAUNZER
Massimo Solari
28.06.2026 19:19

È l’uomo più discusso, dopo Johan Manzambi. Di gol e assist, Noah Okafor, non ne ha però messi a segno. Il ct Murat Yakin, d’altronde, gli ha sin qui concesso zero minuti di gioco. Zero. Di qui le domande e qualche punzecchiatura riservate all’allenatore rossocrociato, che all’attaccante del Leeds United (8 reti in Premier League nella scorsa stagione) non riesce proprio a fare affidamento.

Okafor, oggi, ha parlato. Un po’ a sorpresa, considerata appunto l’atmosfera elettrica attorno alla sua persona. L’intervento del giocatore al campo base di San Diego, come preventivabile, è in ogni caso servito per gettare acqua sul fuoco. In questi termini, perlomeno, si è posto il diretto interessato.

«Ogni giocatore convocato a un Mondiale, ovviamente, vorrebbe giocare. Inutile mentire. Nessuno vuole sedersi in panchina. E non nego che la situazione, soprattutto, inizialmente, mi abbia innervosito. Ma così funziona il calcio. Siamo in 26 in rosa e la formazione e le sostituzioni le fa l’allenatore. Io una bomba a orologeria? Assolutamente no. Anzi, sono felice per la squadra e per la meritata qualificazione ai sedicesimi di finale.

L'auspicio di Okafor, comunque, è che il torneo possa infine strappargli un vero sorriso. «Fisicamente mi sento al top. Mi alleno al massimo. Sì, sono pronto a cogliere la mia occasione, non appena mi verrà concessa un'opportunità. È vero, era pianificato che giocassi contro il Canada, Yakin me ne ha parlato stamattina. Ma le dinamiche, durante una partita, possono cambiare. E così purtroppo è accaduto a Vancouver». 

Resta il fatto che a scendere in campo al BC Place sia stato Christian Fassnacht, miglior marcatore della Super League e non, come indicato, un attaccante da 8 gol nel campionato più esigente del pianeta. «Ma questi aspetti, lo ripeto, sono di competenza dello staff tecnico». Okay, ma quanto penalizza Okafor il suo essere considerato un'ala e non il principale sostituto di Breel Embolo come riferimento offensivo? Dopo tutto, anche al Leeds diverse prestazioni importanti si sono materializzate in un 4-4-2. «È vero, e anche nel Milan e a Salisburgo ho giocato e fatto bene da numero 9» indica Okafor. «La mia posizione naturale, però, è quella di ala sinistra e dunque credo di poter dare il mio contributo in questo ruolo, se è pure quello che crede il ct».

E a proposito di commissari tecnici. A lanciare Noah Okafor nel giro della Nazionale, nel 2019, in occasione della Final Four di Nations League, fu Vladimir Petkovic. «Ero molto giovane, non avevo nemmeno 19 anni. E naturalmente sono riconoscente a Petkovic. Sarà speciale incontrarlo nei sedicesimi di finale. Per me e credo per l'intera Nazione. L'Algeria? Dispone di parecchia qualità sul piano individuale. Mi è più difficile, per contro, valutare la forza del collettivo. Di sicuro non è una formazione da sottovalutare, a maggior ragione in un match da dentro o fuori. Ritengo ad ogni modo che la Svizzera abbia tutte le carte in regola per scrivere un altro capitolo di questa storia Mondiale».

Di passi avanti, nell'ultimo anno, e malgrado lo scarso spazio in rossocrociato, ne ha fatti diversi pure Okafor. «Mi ha fatto bene passare dalla Serie A al Leeds. È stato un trasferimento ponderato. Le cose, con il trascorrere delle settimane, sono sempre andate meglio. E anche come persona sono maturato. Grazie alla mia famiglia, e a mio fratello in particolare, il mio "mental coach", e grazie alla fiducia di club e compagni».

Eppure, suggerivamo, le condizioni sembrano identiche a quelle di Euro 2024, quando l'atteggiamento del giocatore non era andato giù a Murat Yakin. «Il mio linguaggio del corpo, in effetti, era stato infelice. In fondo siamo degli esseri umani e ogni tanto si sbaglia. Io qualche errore l'ho commesso, ma, appunto, credo di essere cresciuto molto da allora».

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