Mondiali 2026

Prosegue il caos visti, il Canada nega l'entrata al ghanese Thomas Partey

L'ex centrocampista dell'Arsenal, ora al Villareal, è stato incriminato a Londra per stupro e violenza sessuale ed è in attesa di processo – Il Ghana ritiene che «basarsi su accuse non provate in assenza di una sentenza giudiziaria sollevi questioni fondamentali di equità e proporzionalità»
© KEYSTONE (AP Photo/Ian Walton)
Red. Online
13.06.2026 15:55

Prosegue il caos visti ai Mondiali 2026 tra Stati Uniti, Canada e Messico. L'ultimo episodio riguarda un giocatore del Ghana.

Thomas Partey non potrà giocare in Canada. Ieri, il Paese ha negato il visto al centrocampista del Villarreal, che non potrà quindi scendere in campo per l'esordio del suo Ghana contro Panama, in programma mercoledì 17 giugno a Toronto. «La FIFA può confermare che il giocatore Thomas Partey non sarà in grado di viaggiare dal ritiro del Ghana a Boston, negli USA, al Canada per la loro prima partita contro il Panama mercoledì 17 giugno, poiché la sua domanda di visto è stata rifiutata dal governo canadese», è stata la conferma ufficiale. «La FIFA non è coinvolta nei processi di immigrazione dei paesi ospitanti, inclusa l'istruttoria dei visti. Come per i precedenti eventi FIFA, il governo ospitante determina in ultima istanza chi riceve un visto ed è ammesso nel paese», ha concluso il comunicato.

Ma che cosa è successo?

Thhomas Partey deve rispondere alle accuse di stupro mosse dalla polizia londinese: cinque casi, più uno per violenza sessuale. Secondo quanto ricostruito dai media britannici, Partey è stato accusato nel luglio 2025 dalla Polizia Metropolitana di Londra di cinque capi d'accusa per stupro e uno per violenza sessuale. Nel febbraio di quest'anno, è stato accusato di due nuovi capi d'accusa per stupro, anche questi sarebbero stati commessi tra il 2020 e il 2022. Il centrocampista si è dichiarato non colpevole e il processo a suo carico è previsto per il prossimo anno. Sul sito web del governo canadese, le norme relative all'ingresso nel Paese affermano: «Se hai commesso un reato o sei stato condannato per un reato, potresti non essere autorizzato a entrare in Canada».

A Partey è (però) stato concesso il visto per gli Stati Uniti e potrà quindi giocare le altre due partite del girone L contro Inghilterra e Croazia, in programma rispettivamente a Boston (23 giugno) e a Philadelphia (27).

Le proteste

Oggi, fa sapere l'AFP, il ministro dello Sport del Ghana, Kofi Adams, ha criticato aspramente le «pretestuose» motivazioni addotte per negare a Thomas Partey l'ingresso in Canada e ha sollecitato una revisione della decisione. «Se un ghanese subisce un'aggressione, non resteremo in silenzio», ha dichiarato Adams all'emittente Channel One TV. «Attraverso i canali appropriati, abbiamo informato le autorità competenti e stiamo chiedendo loro di avvalersi di tutte le procedure disponibili per riesaminare e consentire un riesame di tale decisione, che a nostro avviso viola le leggi e le convenzioni internazionali di cui sia il Ghana che il Canada sono parti». Adams ha aggiunto che i motivi alla base del rifiuto del visto a Partey sono «pretestuosi», ribadendo che la decisione è «assolutamente sbagliata».

«Riteniamo opportuno che le autorità competenti riesaminino questa decisione», ha affermato. «Abbiamo portato la questione a quel livello e speriamo e preghiamo affinché facciano ciò che devono fare». Thomas, ha aggiunto, «era uno dei giocatori a cui era stato chiesto di recarsi all'ambasciata [di Londra] per il rilevamento dei dati biometrici, e poi abbiamo ricevuto la notifica che gli è stato negato l'ingresso in Canada sulla base di motivazioni davvero inconsistenti. Dico inconsistenti perché la persona in questione è stata solo incriminata, non è stata ancora dichiarata colpevole».

«Anche nel Paese in cui sostengono che abbia commesso il reato, motivo per cui è sotto processo, continua a vivere come un cittadino libero, muovendosi liberamente e facendo tutto ciò che ogni cittadino libero dovrebbe fare», ha quindi voluto sottolineare Adams. «Sta svolgendo la sua attività, quindi c'è da stupirsi che il Canada, che è così lontano, intenda ora applicare delle norme al punto da intervenire solo perché qualcuno è stato semplicemente incriminato. Questo è assolutamente sbagliato. Non capisco perché oggi il Canada interpreti le proprie norme in modo tale da far ritenere che un'accusa equivalga a una condanna».

Il Canada sembra irremovibile

In una dichiarazione, il Dipartimento canadese per l'immigrazione, i rifugiati e la cittadinanza ha affermato: «Il Canada è orgoglioso di essere uno dei Paesi ospitanti dei Mondiali FIFA del 2026 e sta lavorando per garantire il successo dell'evento, preservando al contempo la sicurezza dei canadesi. Il Canada ha sempre ribadito che l'organizzazione di grandi eventi non modifica le leggi canadesi in materia di immigrazione. Ogni persona che intende recarsi in Canada viene valutata singolarmente, sulla base dei fatti disponibili e della normativa applicabile.»

Le accuse mosse contro Partey riguardano quattro donne diverse. Il processo era previsto per novembre, ma il giudice Tony Baumgartner di Westminster ha avvisato che potrebbe essere rinviato a gennaio del prossimo anno.

Il caso Breel Embolo

La Svizzera ci è già passata. Ma, in vista della terza partita a Vancouver, il caso ghanese potrebbe far scattare l'allarme? Stiamo parlando di Breel Embolo. Poco prima della partenza della selezione elvetica per l'aeroporto di Los Angeles, l'attaccante era stato informato all'aeroporto di Zurigo che la sua autorizzazione ESTA era stata sottoposta a una nuova verifica da parte delle autorità americane. Per questo motivo non aveva potuto imbarcarsi insieme ai compagni di squadra. A innescare i controlli supplementari è stata una vicenda giudiziaria risalente al 2018, per la quale il giocatore è stato condannato nella primavera di quest'anno. Il giorno successivo Embolo si era recato all'Ambasciata statunitense di Berna per presentare una richiesta urgente di visto. L'ASF aveva fatto sapere che la pratica sarebbe stata trattata con priorità. Le autorità statunitensi avevano infatti chiesto ulteriori precisazioni sul caso, in particolare per accertare se i fatti contestati avessero comportato episodi di violenza fisica. Dagli accertamenti effettuati è emerso che non è stato il caso. Il fuso orario tra la Svizzera e gli Stati Uniti aveva inoltre contribuito a rallentare l'iter. Dopo essere rimasto bloccato a Zurigo, dove aveva ricevuto un programma di allenamento individuale per mantenersi in forma, Embolo aveva infine ricevuto la notizia tanto attesa ed era partito alla volta degli USA.

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