Romano all'Italia, parla Alex Frei: «Di sicuro, da piccolo, non dormiva col pigiama della Svizzera»

Alex Frei è un interlocutore avvincente. Autentico, anche. E in una fase carica di avvenimenti spigolosi e dibattuti, accedere alle riflessioni del selezionatore dell’Under 21 rossocrociata, nonché già capitano della Nazionale, costituisce indubbiamente un privilegio. Con l’inseparabile latte macchiato, nonostante si avvicini l’ora dell’aperitivo, e su un comodo divano dell’Hotel Villa Sassa, dove alloggiano gli «svizzerini» in vista del match contro il Lussemburgo all’AIL Arena, il 47.enne basilese affronta di petto ogni quesito. Con un’eccezione, seppur parziale. Il caso che ha travolto Granit Xhaka, reo confesso circa il certificato anti-Covid fasullo acquistato nel 2022. «Non spetta a me giudicarlo. Di solito ho un’opinione su tutto, è vero. Ma ci sono vicende che l’allenatore della Nazionale U21 non deve commentare».
Proviamo a rilanciare, tematizzando - con chi lo è stato - anche il ruolo di capitano: «C’è l’Alex Frei con 84 presenze e 42 gol con la selezione maggiore, e c’è l’allenatore della Nazionale U21 Alex Frei. E, ripeto, quest’ultimo non deve necessariamente esprimersi pubblicamente anche su questo tema».
Precedenza alla Nazionale A?
A proposito di interessi personali e collettivi, le scorse settimane sono state alimentate dalle discussioni relative al doppio passaporto di Winsley Boteli e Alessandro Romano. Il primo ha ringraziato la Repubblica Democratica del Congo, restando fedele alla Svizzera e guadagnandosi la prima convocazione di Murat Yakin. Il secondo ha ringraziato la Svizzera e il suo prezioso accompagnamento sino all’U20, abbracciando però l’Italia del Mancio. Risultato? Frei si ritroverà ad affrontare gli ultimi match delle qualificazioni a Euro 2027 senza entrambi. «Ma non provo alcuna frustrazione. Sapevo da tempo che ai due - in caso di accordo - sarebbero state spalancate a breve le porte della selezione maggiore. Insomma, la mia pianificazione non prevedeva né uno, né l’altro. Nel complesso, ad ogni modo, posso solo essere contento se il nostro piccolo lavoro, sommato a quello più importante dei club, favorisce la rapida ascesa di elementi ancora convocabili nella U21. Immagino non saranno gli ultimi. Dopodiché, e qualora fosse necessario per fare bene in una determinata competizione, esiste naturalmente la possibilità che questi elementi tornino a darci una mano».
Quattro stelle contro zero
Romano, come noto, non lo farà. E lo stesso vale per un altro mediano, Dion Kacuri, che ha scelto il Kosovo. «Avrebbero potuto diventare due leader della mia nazionale» ammette Frei. Per poi aggiungere: «Se sono deluso? Sì, lo sono. Se capisco le loro decisioni? Sì, in parte. Prendiamo Ale Romano: ha svolto l’intera trafila delle selezioni giovanili svizzere, beneficiando tra l’altro del progetto Footuro. Di qui il rammarico. Al contempo, però, non bisogna dimenticare in che ambiente è cresciuto il ragazzo. Per dire: sono sicuro che da bambino dormiva con il pigiama della squadra azzurra, non con la maglietta della nazionale svizzera. E se un giocatore del genere ha la possibilità di giocare un giorno per l’Italia, è comprensibile che lo faccia: non dimentichiamo che si tratta di una selezione che sulla divisa mostra quattro stelle, non zero».
Il tecnico della U21, tuttavia, invita a non dimenticare il rovescio della medaglia. «La Svizzera, per Romano, aveva previsto un’integrazione immediata. Tradotto: alla prima convocazione ne sarebbero sicuramente, e coerentemente, seguite altre. Sarà dunque interessante osservare se lo stesso avverrà con l’Italia. Dopo un paio di chiamate, Mancini insisterà, o passeranno magari anni prima di rivedere Romano in azzurro?».
Anomalie e conferme
Il discorso di Frei, in fondo, andrà verificato anche con il citato Boteli e, per esempio, Sascha Britschgi, 20.enni catapultati alla corte di Yakin dopo aver lasciato senza esitare la Svizzera. Ma non ci si doveva imporre in Super League prima di meritarsi la Nazionale? chiediamo. «Alt» frena Frei. «Solo Britschgi rappresenta l’anomalia. Dopo appena tre partite con il Lucerna, il Parma - che per reclutare nuovi giocatori si affida tantissimo alla data analysis - ha scovato ciò che cercava. Ma non è nemmeno usuale che un giocatore riesca a imporsi in così poco tempo in Serie A. Boteli, invece, è partito molto presto per il Borussia Mönchengladbach, senza tuttavia mai riuscire a debuttare in Bundesliga. Ed è solo grazie al Sion, e alle convincenti prestazioni offerte durante la scorsa e l’attuale stagione, che il salto in Nazionale si è reso possibile».
Frei, quindi, conferma la bontà del cammino promosso in seno all’ASF. Prima minuti, tanti minuti in Challenge o Super League, poi il trasferimento all’estero. «Le eccezioni esistono, ma su 10 partenze premature, 8 si rivelano fallimentari».
Quel precedente imbarazzante
La Svizzera U21, in questo senso, costituisce un mix interessante di talenti. Diversi titolari nel massimo campionato elvetico, ma altresì giocatori che si stanno facendo notare in Germania, Italia e Belgio. Anche per questa ragione sarebbe imperdonabile fallire la prima delle tre partite che chiuderanno il gruppo C, stasera contro il Lussemburgo. A maggior ragione dopo il sorprendente sgambetto subito lo scorso autunno. «Sulla carta siamo i favoriti, ma di sconfitte casalinghe contro questo avversario ne so qualcosa...» avverte Frei, alludendo al clamoroso rovescio subito al Letzigrund con la Svizzera di Ottmar Hitzfeld, nel settembre del 2008 e nell’ambito delle qualificazioni al Mondiale. «La qualità dei miei giocatori e degli allenamenti svolti in questi giorni mi portano a dire che gli spettatori dell’AIL Arena ammireranno una bella partita e una formazione che farà di tutto per vincere». L’accesso ai playoff di marzo, o addirittura un assalto in extremis alla vetta della classifica, dipenderanno per contro dai risultati di Francia e Islanda, ultime due rivali dei rossocrociati e alle 17 opposte l’una all’altra.



