«The bird man» Tino Lettieri, il portiere più matto del Canada

La terza curva del gruppo B è dietro l’angolo. Chi vince tra Svizzera e Canada, domani al BC Place di Vancouver, chiuderà al primo posto. La selezione della Foglia d’Acero cavalca l’euforia del torneo casalingo e la prima vittoria conquistata nella storia della competizione. Sono trascorsi 40 anni da Messico ‘86, quando la nazionale battezzò un Mondiale senza ottenere punti. Il portiere di quella squadra si chiama Tino Lettieri. Un personaggio totale. Lo abbiamo intervistato.
Provate a immaginarvi la scena: Gregor Kobel che per difendere la porta rossocrociata al Mondiale si affida anche a un pupazzo portafortuna, appeso nella rete alle sue spalle in occasione di ogni partita. Il regolamento ufficiale della FIFA, banalmente, non lo permette. E la colpa, a ben guardare, è proprio di Tino Lettieri. Colui che negli anni Ottanta diventa per tutti «The bird man of Minnesota».
Il percorso di Tino nasce però lontano, lontanissimo da Minneapolis. A Toritto, provincia di Bari. Il Mezzogiorno va stretto a papà Franco e a tanti altri pugliesi, che negli anni Sessanta decidono di cercare fortuna in Canada. Il piccolo Tino e la sua famiglia arrivano così a Montreal, dove il soccer - complici i Mondiali del 1966 e pure l’emigrazione di tanti italiani - inizia a prendere piede. Tino non è molto alto. Anzi. Ma ha tanta forza nelle gambe. «Con papà, che pure amava il calcio ed era stato portiere, ci allenavamo sulla sabbia: “Stacca, stacca, devi staccare!” mi ripeteva» ricorda Lettieri al Corriere del Ticino, mischiando inglese e dialetto barese. «Tutti mi dicevano: “Tino sei troppo basso, non potrai mai giocare in porta”. Io però lavoravo tantissimo per riuscire a saltare più in alto. E infatti ero persino in grado di schiacciare a canestro».
Da Ozzie a Ozzie II fra i pali
A 19 anni, dunque, ecco l’occasione giusta. Lettieri convince i Montreal Castors, compagine che milita nella lega nazionale. Ma le sue prestazioni subito eccellenti non tardano ad attirare l’attenzione di un’altra squadra: i Minnesota Kicks, franchigia della North American Soccer League (NASL), la lega che per farsi un nome aveva ricoperto d’oro tanti campioni sul viale del tramonto: da Pelé a Cruyff, passando per Beckenbauer e Chinaglia. La scena, suggerivamo, riesce comunque a prendersela anche Lettieri. Perché è un portiere forte e abile, certo, ma soprattutto esuberante e un po’ folle. «Tutto nacque per caso» ammette, alludendo all’episodio che plasmerà il suo personaggio. È una puntata del Tonight Show di Johnny Carson, per la precisione, a fungere da miccia. Tino, guardando la tv, rimane affascinato da un pappagallo parlante. Ne compra immediatamente diversi, fra i quali l’amazzone verde che segna il suo destino: Ozzie.
Lettieri, nel frattempo passato ai Vancouver Whitecaps, tramuta infatti la passione per gli uccelli in un colpo di genio. «Decisi di mettere un piccolo pappagallo di pezza dentro la mia porta: Ozzie II». Non è, tuttavia, solo un rituale. No, ben presto il gesto assume i contorni della provocazione. Sì, perché Tino con Ozzie II chiacchiera continuamente. L’arbitro fischia un rigore? Lettieri si volta e inizia a confabulare con il pennuto: “Dai, forse lo pariamo”. «Cosa, va da sé, che faceva impazzire i giocatori avversari e i rispettivi tifosi» rammenta Tino divertito. «Davvero, il pubblico impazziva. Non solo. Ozzie II veniva preso di mira quasi a ogni incontro. A volte mi veniva rubato, in altre circostanze venne preso addirittura a calci o infilato in una bara».
«Un business clamoroso»
Il pappagallo di Tino Lettieri, ad ogni modo, non è solo un bersaglio. Diviene altresì un’attrazione clamorosa. «La gente cominciò a chiedermi dove poterne comprare uno simile per i propri figli. Alla fine trovai un contatto a Taipei, e iniziai a far produrre degli esemplari bellissimi, alti circa 30 centimetri. Ne importavo dai 15.000 ai 20.000 all’anno e in due o tre mesi li vendevo tutti! Diventò un vero e proprio business, viaggiavo in tutti gli stadi del Paese e i club mi chiedevano i pappagalli per i loro store. Ho persino creato una linea di abbigliamento con Ozzie II». E non sorprende che il fiuto per gli affari, nel tempo, porterà Tino Lettieri a sfondare nel settore dei cibi surgelati - pizze in primis - con la Lettieri’s Inc, una compagnia capace di fatturare decine di milioni di dollari.
L’inseparabile compagno di porta, intanto, mette in seria difficoltà gli arbitri chiamati a mantenere l’ordine in campo. Di più. Fa discutere anche a livello internazionale. Tino Lettieri, che aveva già fatto parte della delegazione olimpica nel 1976, si fa accompagnare da Ozzie II ai Giochi di Los Angeles 1984. Di fatto, però, il pupazzo è già ritenuto un fuorilegge. «La questione, oramai, aveva preso una piega esagerata, tanto che ai Mondiali del 1986 lo vietarono» spiega Tino. «Addirittura la FIFA non voleva che lo tirassi fuori dalla borsa. Peccato che quando arrivammo in Messico tutti i giornalisti non smettevano di chiedere: “Dov’è il pappagallo? Dov’è?”. Io lo tenevo nascosto, ma alla fine decisi di mostrarlo brevemente ai fotografi, che impazzirono e iniziarono a scattare foto a raffica. Ricordo ancora che dissi loro: “Ehi, non voglio prendere multe o essere squalificato, ora devo rimetterlo in gabbia”». Mentre riavvolge il nastro della memoria, Tino ride di gusto. Odiato da tutti. Amato da tutti. «Per me il calcio è sempre stato divertimento e intrattenimento».
Dal calcio indoor a Messico ‘86
Per il Canada, per contro, quella è la prima Coppa del Mondo. Lettieri siede in panchina al debutto contro la Francia di Platini. È per contro titolare sia contro l’Ungheria, sia contro l’Unione Sovietica. Arrivano tre sconfitte. «Ma disputare un Mondiale è il sogno di ogni bambino. E io lo vissi con quello stupore. Le Olimpiadi sono state fantastiche, un’esperienza grandiosa... ma la Coppa del Mondo rappresentava il culmine di una vita fatta di ambizione e un numero infinito di duri allenamenti. Il giorno in cui venni selezionato dal Canada per partecipare al torneo rimane un momento senza eguali della mia esistenza».
Di incredibile, la convocazione aveva tuttavia anche altro. Con la NASL finita in malora, sommersa da una montagna di debiti, e alla luce degli inverni rigidi, Lettieri e centinaia di altri giocatori si dedicano quasi esclusivamente al calcio indoor. La chiamata per il Mondiale si materializza in quel periodo. «In realtà - sottolinea Tino - fu una buona cosa. Da un lato perché il soccer all’interno era divertente, amatissimo dalla gente che prendeva d’assalto le arene, nonché fonte di ulteriore guadagno. Dall’altro parliamo di una disciplina difficilissima per i portieri. In media ricevevo 30-40 tiri a partita: sembrava un tiro al bersaglio. Il che, tuttavia, era ottimo per allenare i riflessi. E poi, ripeto, la gente adorava il soccer indoor perché si segnavano tantissime reti».
A Toronto si attendeva l’Italia
L’euforia acerba di allora è l’entusiasmo maturo (e un po’ snob) di oggi. Il Nordamerica ha vissuto USA ‘94, continua ad appassionarsi alla MLS e, ora, vibra per i Mondiali. A Tino Lettieri la formula a 48 squadre piace. «Offre un palcoscenico prestigioso a più Nazioni e permette di scoprire il resto del mondo, le sue differenti culture. Il Canada? Sta facendo dei progressi enormi. Che dramma, invece, l’assenza dell’Italia. Una vergogna. Mamma mia, ospitare la nazionale azzurra a Toronto sarebbe stato il massimo. Tutti noi, americani e canadesi di origine italiana speravamo che le cose andassero diversamente. Prima dei playoff di marzo, non so quanti amici mi hanno chiamato: “Tino, vieni a Toronto?”. E io: “Certo che vengo!”. Poi c’è stato lo spareggio con la Bosnia e mi è venuto il mal di stomaco».
Lou Nanne e il titolo in AHL
Nelle ultime ore, in ogni caso, Lettieri ha potuto festeggiare. E non solo per i promettenti risultati ottenuti dal Canada nel gruppo B. Vinni, figlio di Tino, ha appena vinto i playoff di AHL e la Calder Cup con la maglia dei Toronto Marlies. Il tutto firmando la rete decisiva in gara-5 contro i Chicago Wolves e primeggiando su tutti a livello di punti nel postseason (26 in 23 partite). E, a proposito dell’ex centro di New York Rangers, Anaheim Ducks, Minnesota Wild e Boston Bruins, ecco lo scoop di papà Lettieri. «Sono stato a Lugano e alla Cornèr Arena la scorsa estate. Sì, l’HCL era interessato ad acquistare mio figlio. Per Vinni, tuttavia, la NHL ha sempre avuto la priorità. A mio avviso, comunque, il momento del trasferimento in Europa non tarderà ad arrivare. Dopo così tante stagioni nel miglior campionato del mondo, è giusto che Vinni approfitti di una realtà meno caotica». A dire la sua, c’è da scommetterci, sarà anche nonno Lou Nanne, leggenda dell’hockey nordamericano e suocero di Tino. Insomma, una famiglia di grandi sportivi. «Vinni era pure un ottimo calciatore, e il giorno che scelse l’hockey non nego di aver sofferto. La decisione, a conti fatti, si è rivelata felice». Già. Come piazzare un pappagallo di nome Ozzie II tra i pali e, così, diventare un’icona da Canada Soccer Hall of Fame.


