Il caso

Tresoldi, Italia o Germania? Il dilemma che ricorda Romano

Tripletta all'Inter, Tresoldi rinvia la scelta tra Italia e Germania – Il padre: «Sceglierà con il cuore» – E in Svizzera torna in mente il caso Romano
©Luca Bruno
Red. Online
14.10.2026 13:30

Una notte che Nicolò Tresoldi aveva sognato «tante volte». Martedì, alla sua prima a San Siro, il centravanti del Bruges ha firmato una tripletta che ha steso l’Inter (4-3 il risultato) nella seconda giornata della fase campionato di Champions League. Un rigore, un gol approfittando di un errore del portiere nerazzurro, poi il terzo. In tribuna, a godersi lo spettacolo, c’era anche papà Emanuele. E con ogni probabilità pure un emissario di Roberto Mancini. Perché la domanda, adesso, rimbomba più forte che mai: Tresoldi giocherà per l’Italia o per la Germania?

Una vicenda, questa, che in Svizzera suona familiare. Appena un mese fa, sull’asse Winterthur-Cagliari, si consumava il caso di Alessandro Romano: cresciuto nelle selezioni giovanili rossocrociate, alla fine ha scelto l’azzurro.

«Ho parlato con Klopp e Mancini»

A fine partita, ai microfoni di Sky, il 22.enne ha lasciato la porta socchiusa. «Ho parlato con la gente con cui dovevo parlare: Klopp, Mancini, le federazioni tedesca e italiana. Ho spiegato come la vedo io, l’importante è che loro capiscano». Poi la frase che in Italia fa sperare: «Sono nato e cresciuto in Italia, vediamo». E subito dopo, quella che rimette tutto in equilibrio: «Sono contento del percorso che sto facendo con la Germania. Ora abbiamo un Europeo che vogliamo vincere, è un mio obiettivo. Poi si vedrà». L’Europeo in questione è quello Under 21 del 2027, che Tresoldi disputerà da capitano della selezione tedesca. Lo stesso torneo, ha ricordato con un sorriso, che suo padre vinse con l’Italia.

Il padre: «In ogni caso deluderà qualcuno»

A tracciare il quadro, poche ore prima del fischio d’inizio, era stato proprio Emanuele Tresoldi, 52 anni, ex terzino sinistro dell’Atalanta, intervistato dalla Gazzetta dello Sport. «Ne abbiamo parlato tanto, ma sarà Nicolò a decidere cosa sia meglio per lui. Di sicuro sceglierà con il cuore, non per l’opportunità tecnica».

Il motivo del rinvio è una promessa. «Ha dovuto gestire una situazione più grande di lui», spiega il padre. «Ha promesso al ct tedesco dell’Under 21 che avrebbe completato il ciclo: può battere i record realizzativi di categoria. Dopo l’Europeo si vedrà». Nel frattempo Jürgen Klopp, ct della Nazionale maggiore tedesca, «si è fatto sentire, come era normale che fosse».

E se alla fine scegliesse la Germania? «Dispiaciuto è una parola grossa. Certo, io sono italiano e lo è anche Nicolò, per nascita e famiglia. Ma esistono legami di riconoscenza che è impossibile ignorare. Lui è cresciuto là, parla quattro lingue, è un cittadino del mondo. In ogni caso deluderà qualcuno. Ma andrà rispettato».

Da Cagliari a Hannover, passando per i «no» italiani

La parabola di Tresoldi, classe 2004, è figlia del caso. Nato a Cagliari, ha seguito la famiglia nei trasferimenti legati al lavoro della madre, attiva nell’aviazione civile. «A un certo punto sembrava che ci dovessimo trasferire a Liverpool. Invece ci toccò la sede di Hannover, dove Nicolò ha dimostrato di poter fare il calciatore». Prima, in Italia, erano arrivati diversi provini andati a vuoto, anche con Milan e Juventus. Dalla Zweite Bundesliga il salto in Belgio: «Gli è servito per crescere come uomo», dice il padre, che non nasconde i limiti del figlio: «Non aveva il talento di un fuoriclasse o il fisico di un corazziere. Essendo un attaccante completo senza specifiche virtù, deve crescere in tutto. Lo farà».

Il precedente Romano

Il dilemma di Tresoldi ricorda da vicino, ma a parti invertite, quello di Alessandro Romano. Nato nel giugno 2006 a Winterthur, figlio di Umberto (ex calciatore con circa 200 presenze tra LNA e cadetta, compresa una stagione all’Agno di Vladimir Petkovic nel 2003-04), il centrocampista ha percorso tutta la trafila rossocrociata dall’U16 all’U20, indossando la fascia di capitano dell’U19. A 16 anni la Roma lo ha portato nel suo settore giovanile; in estate il passaggio al Cagliari e, il 22 agosto, un sinistro da fuori area a Parma, alla prima da titolare in Serie A, sotto gli occhi di Mancini. Da lì la decisione: nemmeno una delegazione dell’ASF con Murat Yakin, volata in Sardegna, è riuscita a trattenerlo. Romano ha debuttato con l’Italia il 25 settembre contro il Belgio all’Olimpico, spiegando la sua scelta su Instagram: «Non è una decisione contro la Svizzera, ma a favore dell’Italia».

Una scelta che ha lasciato il segno. Intervistato dal CdT a Lugano, alla vigilia della sfida dell’U21 contro il Lussemburgo all’AIL Arena, Alex Frei non aveva nascosto la delusione: «Ha svolto l’intera trafila delle selezioni giovanili svizzere, beneficiando tra l’altro del progetto Footuro. Di qui il rammarico». Ma anche comprensione: «Sono sicuro che da bambino dormiva con il pigiama della squadra azzurra, non con la maglietta della nazionale svizzera. E se un giocatore del genere ha la possibilità di giocare un giorno per l’Italia, è comprensibile che lo faccia: è una selezione che sulla divisa mostra quattro stelle, non zero». Con una stoccata finale: «Dopo un paio di chiamate, Mancini insisterà, o passeranno magari anni prima di rivedere Romano in azzurro?».

C’è poi la questione economica. Romano era inserito in Footuro, il programma con cui l’ASF segue individualmente i maggiori talenti e che prevede la firma di un accordo con la federazione. Secondo una stima, l’investimento su di lui potrebbe aggirarsi tra i 100.000 e i 150.000 franchi, una parte dei quali l’ASF potrebbe chiedere di restituire.

Quattro stelle contro quattro stelle

Il caso Tresoldi, però, è diverso. Se per Romano il richiamo delle radici ha prevalso sul Paese che lo ha formato, per l’attaccante del Bruges la bilancia è ancora in equilibrio. E l’argomento di Frei qui non sposta nulla: anche la Germania, come l’Italia, ha quattro stelle sulla maglia. Da una parte la Nazionale che lo ha visto nascere e che, da tre Mondiali, resta a casa a guardare; dall’altra quella che ha creduto in lui per prima, quando in Italia le porte si chiudevano.

Finché non debutterà in una partita ufficiale con una Nazionale maggiore, Tresoldi resterà libero di scegliere. Il cuore, intanto, una preferenza calcistica ce l’ha: quella per il Milan, con l’idolo Pippo Inzaghi. «Il suo sogno è indossare la maglia rossonera», confessa il padre. E se un giorno chiamasse l’Inter, appena punita con tre gol? «Non sono affatto sicuro che accetterebbe. L’animo del tifoso potrebbe prevalere».